
Ironia della storia, magistra vitae…
1 Aprile 2015“RENZISMO” A VENEZIA, UNA STRADA TORTUOSA
3 Aprile 2015Avevamo già parlato qui sulle pagine di LG anni fa di Venezia e della sua ‘cultura’, nel senso più ampio del termine: di una cultura ‘alta’, onnipresente nelle pietre e negli angoli della città storica, nella sua stratificazione millenaria e nel suo contemporaneo respiro internazionale. Ma anche di una cultura ‘bassa’, che esiste, che chiede di poter vivere e crescere. Ma che non porta soldi e neppure voti.
Proprio subito dopo le primarie del PD, che hanno determinato il neocandidato sindaco per il centro-sinistra, LG torna sul tema rilanciando una questione cruciale. Può una città come Venezia continuare a vivere e crescere politicamente senza un patrimonio culturale presente, vivo e radicato sul proprio territorio? E poi, quando parliamo di Venezia e della sua cultura, possiamo pensare solamente alla città storica, o dovremmo forse ripensare i ‘coefficienti culturali’ di una città anche e soprattutto aprendoci al suo tessuto metropolitano e guardandoci dentro?
Le sorti di Venezia sono interconnesse col suo tessuto culturale ‘alto’ e ‘basso’, con gli spazi fisici e i soggetti coinvolti. Lo spazio metropolitano in cui si muovono le sorti di Venezia (dal prossimo anno Venezia sarà Città Metropolitana) obbligherà la città storica sempre di più a fare i conti con l’emergere di nuove categorie culturali che tradizionalmente Venezia ha sempre respinto: l’espressione ‘bassa’ di una cultura non storicamente ancorata ad una tradizione millenaria che è stata ed è fonte di ricchezza materiale; ineluttabile base economica della città ma al contempo causa di quell’inerzia che progressivamente si è trasformata in lenta decadenza. Ma quando parliamo di cultura ‘bassa’ entrano in gioco categorie nuove, quasi sconosciute alla città storica. Ci riferiamo a delle necessità di aggregazione sociale, connesse alle necessità di produzione e fruizione artistica alternative , che esulano da qualsiasi tipo di sfruttamento turistico del suolo. Ci riferiamo al bisogno sempre più urgente da parte della città ‘che vive la città’ di costruire un immaginario simbolico diverso, alternativo all’immagine da cartolina che ha reso e rende ancora grandissima in tutto il mondo questa città.
In questo senso la nascita di nuovi spazi culturali metropolitani, estranei ai classici luoghi della cultura veneziana tradizionale, in questa nuova prospettiva, hanno bisogno di essere messi nelle condizioni di esistere (e soprattutto di essere vissuti da tutta la città). Devono esistere le condizioni materiali per spostarsi e usufruire di tutti i luoghi in cui questa area metropolitana si sviluppa (miglioramento e potenziamento dei trasporti, pubblici e privati, unica fonte di avvicinamento materiale tra le persone e le cose) .
Se Venezia vuole aprirsi – e deve farlo se non vuole sprofondare culturalmente nel proprio statico e glorioso passato- a nuove forme culturali deve politicamente sostenerle. E sostenendole, può darsi una ragione politica diversa. In questo senso la politica, nella sua espressione ‘istituzionale’, che verrà confermata dalle prossime elezioni amministrative, dovrà ascoltare queste voci che vengono dal basso, una cittadinanza variegata, di giovani e meno giovani, di residenti e ‘fuorisede’ , associazioni e collettivi artistici che chiedono di poter vivere questa città nelle su diverse stratificazioni culturali, soprattutto quelle nuove che provengono dal basso e che investono un territorio e una cittadinanza più ampia.
Venezia deve fare i conti quindi con la necessità di rinunciare alla propria natura isolana se vuole aprirsi al presente. Deve pensarsi come territorio allargato, deve percepirsi come una realtà autenticamente metropolitana, politicamente e culturalmente. Dovrà sviluppare una strategia difficilissima che riesca a conciliare la dimensione anfibia del suo nucleo storico con lo spazio metropolitano ‘nuovo’ della terraferma. Deve pensarsi vecchia e nuova, ricca e povera, lenta e veloce. La sua anima è contraddittoria, lo era nel passato ma lo è ancora di più oggi. Come scriveva Settis nel suo ultimo libro, ogni città che si definisce tale ha una sua anima che la tiene in vita e per sopravvivere deve comunicare con essa, deve saperla esprimere in ogni sua forma se non vuole perderla. In questo senso il luogo della cultura si rivela il coefficiente più interessante per misurare nuove forme di vita per Venezia. Se questa sfida però non verrà giocata, il suo destino sarà quello del declino lento, di una ‘città visibile’ fatta di arte e storia, che non è più espressione di quella ‘città invisibile’ che vive dentro il suo corpo e lo anima.



