
LA SCUOLA VISTA DA FUORI. Valutazione degli insegnanti. Vexata quaestio
7 Luglio 2015(Punti di vista diversi in Luminosi Giorni)BRUGNARO PRO E CONTRO:CONTRO,CON JUICIO.”Quattro amici al bar”
8 Luglio 2015( STIAMO DIBATTENDO AL NOSTRO INTERNO, SENZA PRE-GIUDIZI, MA SUI PRIMI FATTI . PER ORA, E LO SI VEDE, C’E’ QUALCHE DISTANZA, MA SULLA BASE DI QUESTI EDITORIALI CONTIAMO DI AVVIARE UN DIBATTITO PER ARRIVARE AD ALCUNI PUNTI CONDIVISI )
BRUGNARO PRO E CONTRO: PRO, CON JUICIO.
E se alla fine Luigi Brugnaro ci sorprendesse? Se la sua irruenza, il suo attivismo fosse davvero ciò di cui Venezia, nel suo insieme di Città storica, laguna e Mestre con tutta la terraferma, avevano bisogno?
Prendiamo in esame i primi giorni della sua nuova esperienza da sindaco e proviamo a leggerli con uno sguardo ( abbastanza) neutro.
Giunta. Lo aveva già detto in campagna elettorale: chi ne decide la composizione è il sindaco. Quella che ha nominato appare come una giunta “brugnarocentrica” dove spicca e l’assenza di qualunque veneziano di centro storico doc ( e addirittura con due assessore nemmeno residenti nel comune: se non è una giunta metropolitana questa….) e la sostanziale inesperienza della più parte degli assessori. Un limite? Non è detto. Anche perché pur dando rappresentanza ai partiti e movimenti che lo hanno sostenuto, ha detto no a Bellati che voleva diventare Direttore Generale e ha rintuzzato i tentativi giunti da più parti di mettere un qualche cappellino alle sue scelte. Brugnaro ha messo in piedi una lista che porta a Ca Farsetti la bellezza di 18 (lui compreso) consiglieri su 25. Particolare non secondario: è evidente che una tale supremazia impone ai suoi alleati massima prudenza prima di alzare di un tono la loro voce. Ricordateglielo a quanti nel PD già stanno scommettendo sulla caduta anticipata del governo cittadino. Perplessità vengono dalla scelta di tenersi le deleghe allo sport e alla cultura che, invece (e benissimamente ha fatto a ricordarcelo in questa sede la Da Cortà Fumei) avrebbe dovuto essere legata alle politiche turistiche (perché solo aumentando e innalzando il livello delle prime forse si può cominciare a ragionare sulla qualità delle seconde).
Mestre. Brugnaro sta percorrendo in lungo e in largo Mestre e la Terraferma. Segno che ha compreso ciò che anche Pellicani aveva compreso: il vero futuro di Venezia non passa solo per il centro storico (per quanto depauperato dei suoi abitanti) ma attraversa anche Mestre. Anche qui il chiaroscuro è rappresentato dall’assenza di qualunque delega specifica per Mestre e Marghera: segno che il sindaco se ne occuperà direttamente?
Grandi Navi. Nel mentre il centrosinistra sull’argomento faticava a trovare una posizione unanime e soccombeva sotto documenti, controdocumenti, mozioni varie (si sa che il centrosinistra è il massimo esponente della documentologia ) lui che fa? Il sindaco! Convoca il Presidente dell’Autorita Portuale e gli propone lo scavo del Vittorio Emanuele. Scelta giusta? Sbagliata? Chi scrive non lo sa. Ciò che sa è che il sindaco ha deciso. Sa soprattutto ciò che NON ha deciso: no a Marghera (che avrebbe significato trovarsi fra 20 anni allo stesso punto di partenza nel mentre la croceristica se ne scappava via, magari a Trieste, e con essa i suoi 4500 posti di lavoro parte dei quali già in questi giorni sono stati perduti senza che parola di solidarietà sia stata proferita dai vari comitati No grandi navi) ne all’off shore al Lido che probabilmente aumenterebbe i problemi anziché diminuirli.
Area Metropolitana. Confindustria di Venezia ci ha persino costruito un sito ad essa dedicato. E che ti dice il sindaco di Venezia, già presidente di quella stessa Confindustria? Che lui il Presidente dell’Area Metropolitana lo vorrebbe eletto da TUTTI i cittadini che vi afferiranno e che potrebbe essere più ampia di quel che è previsto (ed infatti già negli anni ’80 – è proprio all’interno della sinistra – si parlava di PATREVE) ma soprattutto che potrebbe diventare uno straordinario strumento di promozione del Made in Veneto nel mondo . Perplessità viene dal fatto che egli si sia tenuto per se questa delega. Ancorché in un certo senso logico perché lui ne sarà il presidente, viene da chiedersi quanto tempo potrà dedicare a questo argomento molto delicato.
Sia ben chiaro che chi scrive NON si è convertito sulla via di Luigi Brugnaro da Spinea. Anzi: lo attende alla sua prima vera prova, dimostrare come intenda riassestare il bilancio comunale. E qui il sindaco ha dato un primo, pessimo, segnale decidendo di interrompere l’appalto per la gestione di biblioteche e archivi lasciando per strada 18 lavoratori e gettando le premesse per una significativa riduzione della fruibilità del servizio.
Però, sempre chi scrive, pensa che Brugnaro possa rappresentare, nelle azioni e nelle parole (speriamo, per i veneziani, anche nelle opere) quello svecchiamento che non è riuscito al centrosinistra. Svecchiamento nelle azioni. Svecchiamento nella velocità dei processi decisionali ( la fortuna di avere una lista civica alle spalle). Svecchiamento nella sudditanza che spesso i suoi predecessori hanno mostrato nei confronti di certa intellighentsia ….E aveva previsto (beh….in verità non ci voleva un mago per capirlo) che se Casson non avesse vinto al primo turno, avrebbe perso le elezioni. Perché la sua figura non veniva percepita come vero elemento di discontinuità rispetto al passato. Perché in politica l’alternanza è fisiologica e salutare. Ma soprattutto perché l’esito delle primarie ha mostrato come se una coalizione continua a coltivare solo il proprio orticello e non riesce ad individuare candidati capaci, invece, di trasformare quell’orticello in una smisurata prateria è condannata alla sconfitta (e che sia questo cio che Renzi intendeva quando parla di ripensare le primarie ?) Se Brugnaro riuscisse nel suo intento forse, chissà, anche il centrosinistra ne trarrebbe giovamento. Costretto come sarebbe a rimodulare completamente il modo di far politica seguito sino a qui e che lo ha condannato alla sconfitta. Renzi non ci sarebbe se non ci fosse stato il ventennio precedente. I vincitori fanno del bene anche ai vinti purché questi traggano esperienza ed insegnamenti dalla loro sconfitta. Quando chi scrive invoca il rinnovamento della classe dirigente del PD lo fa nella consapevolezza che la politica oggi ha parole, metodi, forme, sostanze, tempi (ma soprattutto culture e saperi) diversissimi da quelli cui una intera classe dirigente (che era tale già venti anni fa, cioè nel secolo scorso!) era abituata. Da un modo di fare politica dove le decisioni si prendevano, se si prendevano, con mesi di ritardo perché si dovevano accontentante tutte le componenti del partito. Da una logica corporativistica dove le correnti condizionavano tutto e tutti. Ecco perché se Brugnaro dovesse farcela…..


