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3 Agosto 2015Non possiamo dirci sorpresi che il Consiglio Comunale abbia votato unanimemente una risoluzione che impegna il Sindaco Brugnaro a portare davanti al Governo l’istanza per il riconoscimento della necessità che la nostra Città possa derogare al Patto di Stabilità per come i parametri sono stati a suo tempo fissati.
Non lo possiamo perché nella storia democratica di Venezia in molte altre occasioni un’unità di intenti di fronte alle emergenze o agli accadimenti eccezionali è sempre stata trovata.
Non lo possiamo perché è stata l’intelligenza politica di un uomo di grande esperienza e di larghe vedute come Gianfranco Bettin a dare spunto ad una riflessione comune e farsene carico come promotore lanciando qualche giorno fa un appello per fare corpo comune fra maggioranza e minoranza al fine di ottenere il bene di tutti.
Non lo possiamo perché anche il Sindaco Brugnaro si è sempre richiamato alla necessità di saper trovare punti comuni fra le diverse parti, essendosi dichiarato fin dalla prima ora “nè di destra nè di sinistra”, e nulla come il giogo del Patto di Stabilità è più paradigmatico della necessità di sintesi e di condivisione di una strategia collettiva.
Dopo di che, dato merito alle parti, si disvelano le contraddizioni in corpo all’apparato politico veneziano.
Quelle di un PD ancora abbarbicato su posizioni conservative, incapace per il momento di fare una seria analisi critica delle ragioni che hanno prodotto la storica sconfitta di Maggio e quindi inefficace nel produrre proposte intellegibili e condivise. Tutto rivolto a misurare, ancora una volta, i propri equilibri interni in vista della fase congressuale annunciata ancorché non ancora fissata. Come se al giorno d’oggi l’elettorato e più genericamente i cittadini ti misurassero su questo e non sulla capacità di elaborare proposte che rispondano ai bisogni “della gente” o sulla capacità di elaborare una strategia di sviluppo di un’area complessa e contraddittoria come quella del nostro territorio: su scala comunale, ma da oggi anche su scala metropolitana.
Ma le contraddizioni sono del tutto evidenti anche all’interno della compagine di maggioranza, apparentemente molto solida dati i numeri elettorali, con la lista Brugnaro a farla da padrona.
Ma non si capisce ancora tutta questa “forza numerica” cosa serva, per fare cosa.
Nebulosa e balbettante, tutta ancora avvolta nel mantra pre-elettorale, quasi fossimo ancora in piena campagna. Con un sindaco che si comporta da padre padrone, che occupa tutti gli spazi mediatici e non solo, ma che sta dimostrando, in queste prime battute, di non aver ancora introiettato le normali regole della vita politica e democratica.
Alcuni suoi gesti e alcune esternazioni sono parsi non solo sopra le righe ma ancor più sembrano rivelare un atteggiamento di tipo “padronale” quasi l’Amministrazione Comunale fosse un ramo d’azienda della galassia appartenente al sig. Luigi Brugnaro e non invece quel l’istituzione pubblica di cui il suddetto signore, nella sua veste di Sindaco, è solo l’interprete e il rappresentante più in vista. Con l’obiettivo/obbligo di realizzare il programma politico (?!?) che avrebbe dovuto circostanziare e dettagliare, ben al di là delle semplici parole d’ordine lanciate solo per catturare l’immaginario collettivo dell’elettore veneziano.
Per cui ritornando alle battute iniziali un po’ più di condivisione di strategie di lungo respiro fra maggioranza ed opposizione, con l’avvertenza di andare al di là delle forme del consociativismo più stantio e più becero, con l’obbligo di ricercare invece i necessari compromessi che sappiano traguardare scenari, scelte e progetti ambiziosi e di largo respiro.
In buona sostanza lasciare le proprie casematte e scendere in campo aperto, con grande disponibilità intellettuale e politica.
Chi vivrà vedrà.


