
Sale un urlo, in direzione ostinata e contraria : un governo per l’intero pianeta!
30 Settembre 2015
God bless America?
3 Ottobre 2015Chi, come molti di noi, ha avuto la fortuna o anche solo l’avventura di frequentare la politica della seconda metà del secolo scorso e magari ha avuto anche modo di formarsi una coscienza politica all’interno delle strutture del fu PCI non può non rimpiangere quegli anni e quei tempi.
Non si tratta di un recupero nostalgico o di un “si stava meglio quando si stava peggio” ma obiettivamente non c’è paragone, “non c’è storia”, con i tempi attuali.
Dove la formazione, lo studio, la dialettica e soprattutto l’analisi sono un optional e persino un ostacolo od un orpello di cui sbarazzarsi velocemente per non creare ostacoli all’affermazione di un concetto, di un modo di operare, tutto improntato sul personalismo e sull’apparire.
E allora ricordare Pietro Ingrao non può essere solo un doveroso saluto ad un grande protagonista della storia politica del nostro Paese: riandando anche solo al suo ruolo di Presidente della Camera negli anni di piombo culminati con il rapimento di Aldo Moro.
Ancor più vale il suo percorso politico che per molti di noi, in quegli anni centrali della crescita politica e dell’affermazione democratica della sinistra italiana, ha rappresentato un punto di riferimento per il coraggio delle sue battaglie, per la nettezza dei suoi giudizi, per la ricchezza delle sue argomentazioni. Ma soprattutto per la sua determinazione nel riaffermare il diritto al dissenso, pur rimanendo all’interno di una struttura che era la quintessenza del centralismo decisionale (il mitico centralismo democratico) e che non permetteva dissensi o fughe in avanti: la storia dei dissidenti del Manifesto è di quegli anni infatti.
Ma ancor più Pietro Ingrao ha saputo, dall’interno del PCI, dialogare con quelle componenti della società italiana che si dimostravano dinamiche e controcorrente e divenne il riferimento indiscusso di un’area all’interno del PCI schierata su posizioni marxiste creative. Rappresentò quindi “l’ala sinistra” del partito.
Ala sinistra che, per rimanere alla nostra realtà locale – mi scuseranno i puristi per un paragone probabilmente improrio – ha avuto un peso e una rilevanza politica per moltissimi anni e che ancor oggi si rivela come una delle componenti necessariamente meno “conformiste” e meno disposte al compromesso e alla mediazione. Una sorta di mini partito con la missione sacerdotale di difesa del “sacro fuoco”, autoproclamatosi depositario della memoria storica. Una realtà che troppo spesso ha saputo, almeno qui da noi, fare opposizione a qualsiasi novità, a qualsiasi spirito di cambiamento, identificandosi alla fine come una delle parti più intransigenti e più conservatrice del partito del NO.
Non credo che Pietro Ingrao, riportando in chiave locale le sue posizioni, sarebbe stato altrettanto chiuso e altrettanto poco propositivo. La sua fama di pensatore “fuori dagli schemi”, scherzosamente definito “acchiappa nuvole” lo avrebbe guidato fin dentro le ragioni e le contraddizioni dei processi politici e sociali per cavarne alla fine almeno una linea di possibile confronto.
E quindi ritornando a Pietro Ingrao è doveroso ricordare come la coerenza delle proprie posizioni, la maturazione delle proprie idee fanno il paio con l’evoluzione della società e con il cambiamento dei paradigmi politici. Come l’essere stati “comunisti” in quegli anni non sia un episodio da abiurare o da misconoscere, anzi, è stato sicuramente un periodo della nostra, della mia vita, intenso, ricco e sicuramente altamente formativo in ordine alla voglia di essere parte attiva della politica con la P maiuscola, per affermare processi di giustizia sociale e di trasparenza istituzionale.
Tutto ciò che è venuto dopo, soprattutto dopo il 1992, è frutto, quello sì, di un’abiura: la rinuncia al bene comune, il prevalere del “personale”, lo scempio e lo scardinamento delle Istituzioni intese come baluardo di una democrazia popolare davvero partecipata, la rinuncia alla discussione politica che non sia puro talk show, il prevalere del “particulare” sull’interesse generale.
Smettiamola lì perchè altrimenti si potrebbero riaprire gli scatoloni dei rimpianti e delle nostalgie, che in politica non sono di nessun aiuto. Guardare avanti, con coraggio ma con la stessa intransigenza di un campione della Politica: Pietro Ingrao.



