LA MUTAZIONE GENETICA DEL PD DI RENZI
10 Aprile 2016
Abbasso gli asterischi
10 Aprile 2016Può essere interessante affrontare i temi europei partendo dall’attualità per giungere poi ad una riflessione di più lunga prospettiva.
Iniziando dall’attualità quindi, la vittoria dei no al Referendum olandese relativo all’accordo di associazione Ue-Ucraina maggioranza (il 61,1%), con il quorum del 30% superato anche se di poco: hanno votato il 32,2% degli aventi diritto non è certo un bel segnale.
Non lo è per l’Olanda che in questo momento guida la presidenza di turno dell’Unione Europea e non lo è per l’Unione stessa, già proiettata con inquietudine sul Referendum inglese di giugno.
Il cattivo segnale è pertanto soprattutto e ancora una volta per l’Unione Europea visto che se non altro al di là dell’esito, la legislazione olandese lascia al governo carta bianca sulle modalità di come prendere atto del risultato.
Il problema è dunque tutto Europeo e ancora una volta l’occasione che lo dimostra è quella di un Referendum che probabilmente non avrebbe mai dovuto tenersi su scala nazionale.
Infatti, tralasciando il fatto quasi scontato che a cavalcare il fronte del no siano stati esponenti della cultura euroscettica, in Olanda ben rappresentati dal leader xenofobo Geert Wilders, ciò che dovrebbe spaventare è l’ammonimento fatto dal presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker, secondo il quale la vittoria del no potrebbe aprire la strada a una crisi europea.
A rischiare di essere compromesso, è il sistema decisionale dell’Unione su un tema, quello degli accordi internazionali, la cui procedura è definita dall’articolo 218 del trattato sul funzionamento dell’UE secondo una complessa articolazione per fasi.
Giungendo al tentativo di riflessione, può essere interessante interrogarsi sull’utilità di Referendum nazionali che hanno una portata per l’intera Unione Europea.
Più nello specifico, ammessa l’utilità da valutare caso per caso dei singoli Referendum, non sarebbe più giusto concepire tali Referendum su scala Europea e non semplicemente nazionale?
In un periodo in cui le esitazioni dell’Unione dipendono in particolare dal fatto che la maggior parte dei paesi non vuole rinunciare alla sovranità nazionale, le strade che si aprono sono due.
La prima, far prevalere le determinazioni nazionali sullo spirito comunitario restituendo potere alle democrazie nazionali, così traducendo in termini politici le teorie economiche dello studioso di Harward Dani Rodrik (La globalizzazione intelligente, Laterza 2011).
La seconda, personalmente quella preferibile, intraprendere la strada opposta e insistere sulla internazionalizzazione delle regole e delle Istituzioni in chiave Comunitaria, a cominciare quindi dall’idea di Referendum Europei.
A far propendere per la seconda strada del resto, dovrebbe essere proprio l’insegnamento che giunge da una delle cause dell’attuale crisi finanziaria europea e globale: aver avuto troppa fiducia nelle leggi nazionali in un quadro di deboli norme internazionali.



