
RIGENERAZIONE URBANA Centro storico, centro antico, urbe antica
26 Luglio 2025
Conflitti interiori e collettivi sullo sfondo di una Gaza in guerra, con Maria Grazia Gagliardi.
27 Luglio 2025Mai come in questi giorni si è sentito tanto parlare di Gaza, e la cosa potrebbe tornare utile – aumentando la pressione internazionale – se il governo israeliano sviluppasse qualche scrupolo in più nel perseguire il suo disegno di spopolamento della Striscia. Al momento si è aggiunta la conferma che la Francia riconoscerà ufficialmente, nella sessione ONU di settembre, lo Stato Palestinese; il fatto che ben 140 altri Paesi, e da mo’, abbiano compiuto questo passo, senza che l’esercito israeliano abbia diminuito in qualcosa le sue operazioni, non lascia ben sperare. Ma la Francia ha una ben altra caratura internazionale, essendo il primo componente del G7 a farlo e qualcosa forse potrà cambiare, specie se a seguirla saranno altri Paesi importanti.
Perciò, moltiplicandosi gli appelli perché sempre più popolazione manifesti il suo dissenso, e perché sempre più Paesi intraprendano azioni significative, si vive da 21 mesi su un’altalena esasperante fatta di deboli segnali per una possibile tregua, seguiti da cocenti delusioni, mentre anche la fame ha cominciato a mietere le sue vittime: ieri 113, in una macabra contabilità approssimata per difetto.
In tutto questo non c’è certo bisogno di aggiungere dolore al dolore, ma sono rimasto colpito da due storie che riguardano due animali, un gatto e un asino, che qui prendiamo a emblema e rappresentanza delle migliaia di animali intrappolati anch’essi in quella devastazione e in quello sterminio..
Il gatto non ha un nome. Ma compare in un breve video disteso accanto a una bambina palestinese che un po’ lo accarezza e un po’ lo tasta, per farci notare come alle ossa dell’animale non sia rimasta attaccata “abbastanza carne”: dice proprio così, forse richiamando inconsapevolmente alla mente quella carne da mangiare che non c’è più. Il tono della bambina è tranquillo, non si sente nella sua voce un tono di protesta o di ribellione; in questo cataclisma nel quale si è trovata gettata la sua preoccupazione è che non ha qualcosa da dare da mangiare al suo gatto, ridotto a pelle e ossa e capace soltanto di agitare ogni tanto la coda. Ed effettivamente è un po’ troppo presto per la sua età, che quella bambina senta su di sé tutta l’impotenza e la responsabilità nel non riuscire ad impedire che il suo animale scivoli pian piano verso la morte. La stessa impotenza e responsabilità che i suoi genitori sentiranno verso di lei, quando escono la mattina presto per cercare del cibo da portare a casa in quelle miserabili operazioni di distribuzione dove si muore per una pallottola o schiacciati nella calca. Proprio come il nonno del piccolo Mohammed, la cui foto ha fatto il giro del mondo ed è diventato il simbolo della carestia a Gaza, che aggiunge sconsolato: “Mi dispiace di non essere in grado di aiutare mio nipote, non riesco a credere che lo sto vedendo morire senza fare niente…” .
L’asino invece un nome ce l’ha, si chiama Ghiyath e vive da sette anni con la famiglia di Bassam Khalifa i cui figli, Ahmed, Ali e Shima giocano con lui e “trovano in quelle coccole una forma di decompressione e conforto”. L’asinello è il loro bene materiale più prezioso, perché, dovendosi spostare continuamente, è funzionale e ancora abbastanza forte da riuscire a trascinare il carretto. “Ma Bassan preferirebbe portare lui in spalla i sacchi e i borsoni piuttosto che veder morire di fame i suoi bambini”. E così Ghiyat, il cui nome significa “colui che protegge”, potrà salvare, almeno per un po’, la sua famiglia dalla fame. Bassam lo “sacrificherà” di notte, mentre i bambini dormono, e poi dirà loro che è scappato, “per non farli ulteriormente soffrire nel sapere che mangeranno il loro amico”. “Ma almeno per qualche giorno – dice Bassam Khalifa – avranno la pancia piena e il pericolo di crepare si allontana. Ci dà un po’ di tempo per sperare”.
NB: quest’ultima parte tratta dall’edizione quotidiana di “Domani”, oggi 25 luglio 2025 https://www.editorialedomani.it/politica/mondo/gaza-racconti-tempi-fame-nera-mangiamo-animali-domestici-persone-sono-cadaveri-ambulanti-israele-ani8oolz?mccid=1dec183bb0&mcuid=5aa75b295e
Foto da: Corriere della Sera



