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21 Ottobre 2025A Mestre c’è molto da fare
Basta fermarsi un momento, guardarsi intorno, aprire un’agenda culturale o anche solo una pagina social, per constatare che Mestre è viva.
Non è una città perfetta, certo — ha le sue ombre, le sue fatiche quotidiane — ma è una città che sta cambiando, che sperimenta, che prova a costruire futuro. E lo fa come parte di una Venezia metropolitana che si sta ridefinendo, con nuove forme e nuovi spazi di vita.
Negli ultimi anni qualcosa è davvero cambiato.
Il fermento culturale che si respira è tangibile. Mestre una fucina di idee, di iniziative, di persone che scrivono, che creano, che si mettono in gioco.
Ci sono scrittori e poeti che pubblicano, giovani che organizzano festival, librerie che diventano salotti letterari. E poi conferenze, incontri, concerti, presentazioni, progetti di cittadinanza attiva.
Non è poco.
Un ruolo importante in questo risveglio lo ha avuto il Distretto culturale del M9 – Museo del ’900, che dopo una partenza prudente ha trovato slancio e visione grazie alla direzione di Serena Bertolucci. Venuta da Genova, Bertolucci ha portato idee, dialogo e un’apertura che ha permesso al museo di accogliere davvero il tessuto mestrino. Oggi M9 è un punto d’incontro: ospita eventi, conferenze, festival, progetti che intrecciano tecnologia, memoria e comunità. È uno spazio che parla il linguaggio del presente, ma con un cuore profondamente umano.
Ogni settimana, Mestre propone un’offerta culturale sorprendente.
Appuntamenti con l’autore nelle librerie, dibattiti e rassegne al Candiani, serate musicali nei locali, mostre, iniziative associative.
Il Centro Culturale Candiani, con la sua programmazione multiforme, continua a essere un punto di riferimento per le arti visive, il cinema e il teatro.
Il Teatro Toniolo mantiene un livello qualitativo altissimo, con stagioni che nulla hanno da invidiare a quelle dei grandi centri nazionali.
E poi ci sono i luoghi rinati, simbolo di una città che si rigenera.
La Biblioteca VEZ, ricavata da una villa secentesca restaurata con cura, è oggi uno degli spazi più frequentati della città.
Un edificio luminoso e accogliente, con più di 700 postazioni di lettura, 27.000 volumi e tecnologie avanzate che mettono in dialogo passato e futuro.
È diventata un punto di ritrovo per studenti, famiglie, appassionati di cultura e semplici cittadini che vogliono uno spazio per leggere, studiare o condividere idee.
Un’altra grande trasformazione è quella dell’Emeroteca dell’Arte, ora gestita da Fondazione MUVE e Fondazione Bevilacqua La Masa.
Qui lavorano giovani artisti in residenza, selezionati da tutto il Triveneto, seguiti da curatori e storici dell’arte.
È uno dei programmi di residenza più ampi d’Italia e trasforma Mestre in un laboratorio di produzione artistica contemporanea, in dialogo diretto con Venezia insulare e con la sua tradizione artistica millenaria.
Perché è proprio questo il punto: Mestre e Venezia insulare non sono due mondi contrapposti, ma due anime dello stesso respiro.
Mestre, costruisce e sperimenta il futuro.
E il futuro, in città, passa anche per i grandi progetti di riqualificazione urbana.
La Casa dei Cittadini, nell’ex scuola De Amicis, restituirà presto alla comunità nuovi spazi per associazioni, uffici pubblici e attività culturali.
L’ex Palaplip di via San Donà diventerà un nuovo polo culturale e sociale, con aree espositive, caffetteria, spazi per eventi e un auditorium.
Sono segnali concreti, che dimostrano una volontà di investire su Mestre come luogo di vita, di incontro, di partecipazione.
Non mancano nemmeno i grandi eventi.
Dal Festival della Politica della Fondazione Gianni Pellicani al Festival delle Idee curato da Marilisa Capuano, fino al Mestre BookFest, la città riesce a richiamare ogni anno migliaia di persone.
E poi c’è il Premio Mestre di Pittura, che nel 2026 festeggerà la sua decima edizione.
Nato dal Circolo Veneto e sostenuto da istituzioni di livello nazionale, ha visto la partecipazione di oltre 3.000 artisti in questi anni, trasformandosi in una vetrina di arte contemporanea aperta a tutti.
La vitalità di Mestre non si misura solo nelle sale o nei teatri, ma anche nei suoi parchi e negli spazi all’aperto.
Il Parco di San Giuliano, con la sua vista straordinaria sulla laguna e sulla Venezia insulare, è un simbolo della connessione tra le due sponde.
Il Parco Albanese, il Piraghetto, e il Giardino Ritrovato di via Torre Belfredo — rinato grazie all’impegno dei cittadini — mostrano come la cura del verde urbano possa diventare un gesto di appartenenza.
E poi c’è lo sport, che continua a unire la città.
Il Calcio Mestre, con il suo storico stadio Baracca; il Basket Mestre, neo-promosso in Serie A2; il MestreFenice Calcio a 5, realtà vivace e radicata nel territorio.
Sono esempi di passione e comunità, che tengono insieme generazioni diverse e creano identità condivisa.
Tra poco arriverà il periodo natalizio, e piazza Ferretto si accenderà di luci e suoni, attirando famiglie e visitatori anche da fuori città — da Padova, Treviso e oltre.
Non è solo questione di addobbi o di mercatini, ma del piacere di stare insieme, di vivere uno spazio urbano che, poco a poco, ha ritrovato fiducia in sé stesso.
Perché sì, a Mestre c’è tanto da fare.
Ci accorgiamo che è una città che cresce, che investe, che dialoga.
Una città che con Venezia insulare condivide l’orgoglio di appartenere a un territorio unico al mondo: un territorio dove la bellezza non è solo quella delle pietre antiche, ma anche quella delle persone che ogni giorno si impegnano per costruire qualcosa di nuovo.



