
C’è bisogno di più Europa
6 Settembre 2015
L’ultimo dei Mohicani… sarà un tedesco?
8 Settembre 2015La vittoria di Brugnaro alle ultime elezioni amministrative veneziane ha fatto emergere una crisi di identità nel popolo di CentroSinistra e ha messo in crisi di capacità politica l’intero (sedicente) gruppo dirigente del PD veneziano.
E’ successo quello che alcuni di noi avevano preconizzato nei mesi precedenti alla tornata elettorale e che inevitabilmente è venuto giù come un castello di sabbia nel momento stesso in cui l’impianto degli equilibri, sui quali si era retto tutto il sistema di potere (politico) dell’ex partito di maggioranza che reggeva il Governo della città da almeno 4 lustri, ha perso il fulcro del suo esistere rappresentato dal governo della Amministrazione Comunale.
Perché le basi sulle quali si era stabilizzato avevano perso di consistenza col passare degli anni e con il consolidarsi di un metodo di gestione politica e amministrativa che privilegiava gli accordicchi e che metteva al centro dell’attenzione e dell’azione politica gli equilibri interni e i ruoli di un gruppo ristretto di “privilegiati” della politica che interpretavano il loro ruolo in funzione di una carrierismo partitico che ai loro occhi doveva essere senza sosta e in una soluzione di continuità perenne.
Attorno a questo obiettivo avevano costruito quel sistema di potere di cui a lungo si è discettato e che è stato il vero vulnus che l’elettorato veneziano ha voluto provare a rimuovere con due azioni convergenti e sinergiche: l’astensione di matrice “democratica” da una parte – che vedeva in Casson un limite all’agire politico e amministrativo “moderno”, aperto al nuovo e dialogante con tutte le parti sociali rappresentate in questa Città così complessa e complicata – e dall’altra la scelta di un personaggio fuori dagli schemi, rischioso per sé stesso, per la sua impronta personalistica e la sua totale impoliticità ai limiti del praticabile: quel “Guazzaloca in saor” che ha dato l’idea alla maggioranza degli elettori, quelli che hanno esercitato il diritto di voto, di essere in grado di cambiare le cose e di incidere concretamente nelle pratiche amministrative veneziane.
E allora quella crisi di identità non ha tardato a manifestarsi, i balbettamenti politici hanno preso il sopravvento sulla capacità di stare in campo, sul saper portare all’attenzione i problemi, che sono ancora tutti lì, sul saper improntare l’azione politica e amministrativa in quei progetti di cui questa Città ha bisogno.
La divisione netta e immodificata dei gruppi di minoranza consiliare che dovrebbero fare riferimento alla galassia di CentroSinistra (i Cassoniani e quelli del PD) serve a rimarcare, se ce ne fosse ancora bisogno, questa generale difficoltà e questa improduttività.
Certamente – come in un altro articolo di questa testata era già stato lucidamente scritto e commentato http://www.luminosigiorni.it/2015/08/renziani-a-venezia-un-profilo-nel-vuoto/
– la pochezza e la reale inconsistenza di quello che avrebbe dovuto e potuto essere il perno di un rinnovamento di classe politica, di analisi, di metodi, e che avrebbe dovuto e voluto richiamarsi al Premier Renzi, si sono largamente manifestate, facendo mancare fin da subito una sponda sulla quale appoggiare il rinnovamento di cui questa Città, forse più di altre, ha particolarmente bisogno.
Si è autoproclamato “renziano” ma ha messo assieme molti degli stessi protagonisti che erano i responsabili di quel disastro della gestione politica veneziana, lasciando ai margini una componente di “giovani di belle speranze” che a parte il richiamo a Renzi non hanno mai saputo esprimere molto altro di davvero significativo o di coinvolgente.
Paradossalmente i pachidermi della conservazione più rigorosa, a parte il mondo venezianissimo del variegato NO a tutto, che all’interno del PD veneziano hanno sempre fatto riferimento al gruppo storico della solidità “ex PCI-PDS-DS” ha mantenuto una sua coerenza e una sua identità – che viene del tutto impropriamente definita “di sinistra” – solo perché fa riferimento a quella minoranza del PD nazionale che si oppone con determinazione e pervicacia ad ogni decisione di rinnovamento e di discontinuità che Matteo Renzi prova, non sempre a piena ragione, a innestare nei gangli della società e della politica nazionale.
Quelli che “non sono mai nati” rimangono del tutto ai margini e vengono persino sopraffatti da chi con una qual sfacciataggine che sa più di furbizia che di ingenuità (figurarsi…) vorrebbe riaprire il dibattito politico basandolo ancora una volta su metodi di discussione che si richiamano ai vecchi rituali del politichese dei partiti che non ci sono più, non perché siano spariti dallo scenario nazionale o locale, ma perché se continuano pervicacemente a battere le strade ormai disastrate della vecchia politica determinano per sé stessi la propria auto distruzione e lasciano il campo aperto a tutti i personalismi di un Brugnaro qualsiasi.
C’è un gruppo di persone, intellettualmente apprezzabili, moralmente più che rispettabili, ma politicamente inadeguate, che pur avendo attraversato con ruoli rilevanti le più diverse stagioni della politica amministrativa veneziana, non si rendono conto di come sia “cambiato il mondo” e di come non sia possibile negare o nascondere i molti errori commessi, le molte inefficienze, le numerose scelte sbagliate. Il non prenderne atto e il non voler fare autocritica (1) non per auto fustigarsi, ma per saper affrontare con serietà e con severità gli scenari che abbiamo davanti è forse il peggiore dei comportamenti politici in una situazione come questa.
Ciò detto al momento non ci sono ricette e istruzioni per l’uso. Sicuramente però si può dire che queste vie che cercano ancora di riferirsi ai vecchi assetti partitici, e segnatamente a Venezia a questo PD, retto da questo ceto dirigente, sono definitivamente rese impraticabili. Le uniche forse praticabili, anche se tutte da verificare, sembrano semmai quelle strade che vanno cercate fuori. Fuori dal PD veneziano. Tenendo anche conto che fuori dal PD veneziano c’è la linea molto diversa del PD nazionale a cui potersi, tra le altre, affidare . Per Venezia città universale può valerne la pena
(1) nel linguaggio politico con particolare riferimento al movimento comunista e al marxismo-leninismo, l’esame critico dell’operato di una persona o di un’organizzazione, inteso a rilevarne gli errori o anche solo le insufficienze per correggerle e trarne insegnamenti per l’avvenire, fatto dalla stessa persona interessata oppure dall’organizzazione nel suo complesso (Vocabolario Treccani) –



