
Spigolature
28 Luglio 2025
Continua a non fare bella figura l’Italia in tribunale
28 Luglio 2025Quante volte uno dei migliori editorialisti del Corriere della Sera come Gian Antonio Stella ci ha ricordato che i “migranti” una volta (nemmeno così tanto tempo fa) eravamo noi? (“L’Orda – quando gli immigrati eravamo noi”). Senza contare il fatto che per certi versi è ancora così, amici e parenti che lavorano da anni all’estero non si contano più.
In fatto di immigrazione la nostra memoria è fragile, confusa dalle mille voci che si sovrappongono.
Sono ormai alterati i contorni di un tema epocale, con l’intento di confondere corpi e menti stanche che hanno bisogno di risposte semplici e veloci.
Sgombriamo subito il campo, si tratta di un tema europeo, per non dire mondiale, anche se in troppi continuano a far finta che il fenomeno sia circoscritto ai paesi che affacciano sul Mediterraneo.
A confondere il racconto, la politica.
Ad esempio, quando il Ministro Salvini (sì sempre lui) riferendosi alla sentenza della Cassazione relativa alla nave Diciotti afferma: “mi sembra un’altra invasione di campo indebita. Se c’è qualche giudice che ama così tanto i clandestini, li accolga un pò a casa sua e li mantenga” riconosciamo subito quello che il Prof. Bin ha individuato come il problema principale in un bell’articolo apparso sul sito Costituzione.info (Quale è il vero problema, i migranti “clandestini” o i politici “impreparati”?) vale a dire l’impreparazione (e non è una questione di lauree da ztl sia molto chiaro).
Ma davvero esistono i clandestini? In realtà, vale la pena ricordare che a prescindere da come si giunga sul territorio italiano, lo straniero può esercitare il suo diritto fondamentale (riconosciuto dall’art. 10.3 Cost. e dal diritto internazionale) di chiedere asilo.
Un rappresentante così autorevole della Lega dovrebbe saperlo visto che lo stesso partito è stato condannato (III Sez. Civ., sent. 24686/2023) per l’utilizzo distorto del termine clandestino in un manifesto elettorale.
L’approccio di una parte della politica europea alla materia, quindi, su cosa si fonda esattamente: ignoranza, malafede o entrambe le cose? Difficile sciogliere il dubbio, il tema tocca nervi scoperti, è facile da utilizzare ed è declinato in almeno quattro modi.
Quanto al primo, un giurista raffinato come Luigi Ferrajoli ha parlato del “carattere criminogeno delle politiche migratorie”.
Si tratta di una pratica incentrata sullo smembramento dei sistemi di protezione per i richiedenti asilo e del tentativo di concepire un diritto penale dal corpo esteso anche in fatto di legittima difesa per difenderci da una narrazione che ci fa immaginare di vivere tutti in una grande Caracas.
Una seconda faccia del cattivismo migratorio bada al consenso e assume, come elemento indispensabile nell’affrontare il tema, l’introduzione di politiche punitive che a loro volta si trasformano per eterogenesi dei fini in reati.
Non è forse così quando si mettono in pratica chiusure di porti, deportazioni, omissioni di soccorso.
Non c’è due senza tre ed ecco l’ostentazione delle violazioni dei diritti umani (le foto crudeli gli alligatori altrove), finalizzata ad abbassare lo spirito pubblico sollecitando l’odio per il diverso e costruendo così le basi ideologiche del razzismo che non è causa ma effetto delle oppressioni come ha sottolineato il Prof. Ferrajoli nella sua Lectio Magistralis tenuta nel corso di un passato evento organizzato da MEDEL (Magistrats Européens pour la Démocratie et les Libertés) e Magistratura Democratica.
Quarto. Si costruisce una soggettività identitaria al grido di: italiani, francesi, tedeschi contro migranti; e ancora: prima i francesi fino allo sfinente noi contro di loro (ci rubano lavoro e case).
Si dirà che si tratta delle solite sfumature buoniste, ma a voler essere pratici come piace a questa destra sovranista che si aggira per l’Europa, chi nel prossimo futuro lavorerà nelle aziende alla disperata ricerca di lavoratori? Chi aiuterà una popolazione europea destinata all’invecchiamento.
Ma soprattutto viene da chiedersi che fine ha fatto il rispetto per il Diritto in Europa?
Ma per fortuna che in Europa ci sono ancora Giuristi come il Prof. Ferrajoli che ci ricordano:
“Dei diritti umani, infatti, fa parte anche il diritto di emigrare. il diritto di emigrare. Questo diritto è stabilito dalla nostra Costituzione, che lo enuncia nell’articolo 35, 2° comma, e nel diritto internazionale, che lo afferma negli articoli 13, 2° comma, e 14 della Dichiarazione universale dei diritti umani e nell’articolo 12, 2° comma, del Patto internazionale sui diritti civili e politici del 1966. Non solo. Esso è il più antico dei diritti fondamentali, essendo stato formulato fin dal secolo XVI da Francisco De Vitoria a sostegno della conquista del “nuovo mondo”, quando erano gli europei a emigrare per colonizzare e depredare il resto del pianeta, e poi da John Locke, che lo pose alla base del diritto alla sopravvivenza: il quale, egli scrisse, diversamente dal diritto alla vita contro la violenza omicida non richiede garanzie, essendo assicurato dal lavoro, sempre accessibile a tutti purché lo si voglia quanto meno emigrando nelle «terre incolte» dell’America dove c’è «terra sufficiente a bastare al doppio dei suoi abitanti”.
Il mondo democratico e liberale in Europa ha ancora tempo per battere un colpo costruendo progetti concreti che nel rispetto del Diritto di cui sopra mirino a creare corridoi lavorativi e coinvolgimento in progetti di cittadinanza a favore dei migranti in cerca di riscatto.



