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9 Giugno 2025Nel progetto di questo libro scritto nel 2018 da Serena Dandini c’è un magnifico presupposto : il suo amore per il giardinaggio , a cui si era ispirata per un suo altro libro del 2011 “Dai diamanti non nasce niente”. Storie di vita e di giardini.
Anche in questo caso, nel dipanarsi sempre nuovo ed avventuroso delle esistenze di trentaquattro “donne valorose”, come declinato nel titolo, l’autrice appone una premessa fondamentale che si evince leggendola immediatamente nella quarta di copertina :“Le donne come le rose mettono radici, sono resistenti, sopportano le avversità e nonostante la mancanza di cure rifioriscono baldanzose ad ogni primavera”.
Ed infatti, all’inizio di ogni racconto di queste vite tutte diverse ed egualmente straordinarie, appare una magnifica pagina a collage di Andrea Pistacchi ( lo stesso autore dei collages del libro del 2011), ed un breve trafiletto in cui si informa il lettore che esiste una rosa con lo stesso nome del personaggio raccontato, nome assegnato da un ibridatore preciso per una rosa precisa di cui si sintetizzano le caratteristiche. Una rosa per ogni donna di cui si narra la vita.
Il problema di parlare di un libro di tale genere sta nel fatto di dovere scegliere solo alcune, poche, delle donne raccontate, tutte egualmente meritevoli dell’attenzione dell’autrice, tutte straordinarie nella forza con cui hanno combattuto in vita per dare forma alle proprie idee, alle proprie scelte, al senso del loro posto nel mondo.
Cominciamo dunque ad elencare brevemente le categorie a cui in senso lato esse appartengono: ci sono le artiste, da Anna Pavlova, la grandissima ballerina, a Jaqueline du Prè e la sua breve vita donata alla musica da violoncello, a Josephine Baker, Miriam Makeba, Barbara ; poi le scrittrici , con Vanessa Bell, Karen Blixen, Grazia Deledda,; poi le donne che hanno attraversato la storia dei secoli scorsi, dando contributi fondamentali nell’evoluzione della società del tempo, come Olympe de Gouges con la sua “Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina” del 1791, o Cristina di Belgioioso che segna il nostro Risorgimento con un libro rivoluzionario come “Della presente condizione delle donne e del loro avvenire” , del 1866, all’indomani dell’Unità d’Italia; ed ancora tutte le donne che nel mondo hanno segnato con la loro voce , nel secolo scorso e fino ad oggi, un atto di ribellione attiva nei confronti dei loro governi, della politica a cui si sono sempre opposte nel nome di una libertà forte e nuova: Phoolan Devi e la sua battaglia per la liberazione della donna nella società indiana; Emma Goldman e la sua opera a favore dell’aborto e per il controllo delle nascite nell’America di fine Ottocento; Carla Lonzi e il suo ruolo nella nascita del primo femminismo in Italia; Irma Bandiera e il suo sacrificio nel nome della Resistenza.; Kasha Jaqueline Nabagesera, attivista ugandese per i diritti LGBT.
A proposito di questa ultima categoria – se così si può chiamare- di donne valorose, mi soffermo brevemente su di un’altra di loro che non ho citato nel precedente brevissimo elenco : si tratta di Qiu Jin, nata in Cina nel 1875. La sua storia esordisce con alcuni suoi versi :”…Non dirmi che le donne non sono fatte per essere eroi/ io stessa ho cavalcato da sola sui venti dei mari dell’Est per diecimila leghe/ i miei pensieri poetici si sono espansi / come una vela tra oceano e cielo”.La vita di questa donna, fatta di svolte coraggiose e del tutto contrarie al ruolo femminile nel mondo orientale del tempo, la portano ad abbandonare la famiglia , a spostarsi in Giappone per un periodo dove viene a contatto coi circoli femminili che discutono dei nuovi ruoli della donna nella società, e comincia a scrivere saggi , articoli e poesie che invitano le donne a liberarsi dalle regole feudali . E dice : “Ora vorrei incitare l’essenza stessa delle donne – il loro spirito- ad alzarsi in volo come gli uccelli sopra i campi, a lasciare rapidamente la polvere della terra, affinchè possano attraversare la frontiera per entrare nel grande mondo della luce e dello splendore. Vorrei che fossero guide, leoni risvegliati, messaggere di cultura e intelligenza”.
Verrà decapitata nel 1907 per aver promosso le sue idee rivoluzionarie, e verrà sepolta a cura di un’amica poetessa sulle rive di un lago a lei carissimo.
Serena Dandini, all’interno di questo libro, dimostra di riunire in sé come scrittrice elementi diversi e tutti egualmente interessanti: pur potendo definire questo volume un saggio, lo stile che l’autrice sfoggia per descrivere le vite di queste donne è sempre intenso, vivace, coinvolgente, c’è sempre la sua passione per loro che dona ad ognuna di queste vite un colore speciale e scintillante.
E’ poi un elenco dove si legge tra le righe lo stesso identico entusiasmo per il coraggio di ognuna di loro, siano attrici, ballerine, scienziate come Ipazia o Maryam Mirkazhani, maratonete come Kathrine Virginia Switzer, attrici come Jeanne Moreau o Monica Vitti, l’ultima del glorioso elenco, che spicca per il ruolo avuto nella commedia italiana cinematografica come prima attrice comica in un genere dominato dal maschile.
Quello che mi ha incantato, tra l’altro, all’interno dei ringraziamenti doverosi alla fine del volume, e’ una nota dedicata a chi , secondo Serena, è stata colei a cui si è ispirata per trovare il valore di queste donne : si tratta della nonna, aviatrice di biplani all’inizio del secolo scorso, e appassionata promotrice dell’inserimento nelle scuole e nel mondo del lavoro dei ragazzi disabili. La nipote la definisce “indomita e visionaria” ,incapace di fermarsi di fronte ad alcun ostacolo.
In questi cromosomi di apertura, intelligenza, forza e curiosità mi piace vedere un’eredità piena di futuro per tutte le donne ( e naturalmente l’elenco è lunghissimo ed è l’autrice stessa ad ammettere di avere fatto solo una minima scelta tra di loro), e soprattutto una speranza per un mondo che mai come oggi ha bisogno di luce e di coraggio.
Serena Dandini, Il catalogo delle donne valorose, Mondadori 2018



