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1 Luglio 2014
CRISI E RISCATTO pd veneziano: per ripartire pulizia senza sconti a nessuno
3 Luglio 2014Il terremoto provocato dall’inchiesta sui fondi neri creati dal Consorzio Venezia Nuova ha annichilito un’intera generazione politica, in città e a livello regionale, suscitando profonda impressione. L’immagine più appropriata sembrerebbe quella di una “terra desolata” dove nulla di buono riesce a crescere, adesso e per chissà quanto tempo a venire.
In molti si sono avventati sulla notizia gridando “l’avevo detto io!”, in particolare quanti hanno fatto del mantra “Venezia città mafiosa e di mafiosi” una sorta di marchio identitario. A questi si sono presto aggiunti i frustrati dalle ripetute vittorie elettorali del Partito Democratico degli ultimi anni: quale migliore occasione di rivincita?
I primi mi pare non distinguano tra l’emergere di fenomeni di malcostume e malgoverno, sempre possibili ovunque, e l’esistenza di una “cultura mafiosa” tanto radicata e diffusa da ammorbare l’aria al punto da renderla irrespirabile. Bisogna sempre separare il bambino dall’acqua sporca, eliminare questa ma non buttare nello scarico il fanciullo. La città e pure la regione restano estranee a tale cultura anche se questo non significa non vi siano “infiltrazioni mafiose” e singoli reati, gestiti anche in forma organizzata, da combattere e perseguire.
I secondi non hanno, però, potuto assaporare veramente la vendetta, visto che il fenomeno corruttivo interessa al momento più esponenti politici della propria area rispetto a quella avversaria. Anzi, a voler essere proprio precisi allo “stato dell’arte” dell’inchiesta di quest’ultima coinvolti in prima persona non ce ne sono. L’eccezione è rappresentata dall’ex sindaco, il quale, per altro, a stretto rigore non è mai stato iscritto al Pd ed è espressione di una coalizione formata da molti. Sottigliezze, comunque, e faccio ammenda in via preventiva se l’inchiesta dovesse svelare retroscena al momento nascosti. Parlo e scrivo in base all’oggi e al noto.
In ogni caso, qualunque sia l’appartenenza politica dei coinvolti nello scandalo, la necessità di un radicale rinnovamento del personale politico cittadino appare evidente a tutti. A causa dell’inchiesta, è chiaro, ma anche per via del palese ritardo nell’affrontare i grandi nodi strategici che interessano la città, la città metropolitana e la regione.
Bisogna cambiare rotta, dunque, ma per farlo è necessario prima di tutto sostituire un bel po’ di gente. A questo non si sfugge. Renzi lo sta dimostrando a livello nazionale, a Venezia bisogna fare lo stesso. Anche con maggiore coraggio e decisione, aggiungo. Solo personale nuovo può avere idee ed energie per affrontare le sfide che il futuro ci impone.
Venezia anno zero, come pensano tanti oggi? No, non siamo all’anno zero, in nessun settore. E non solo perché abbiamo l’intelligenza e la forza per riprenderci da qualunque colpo ma soprattutto perché molto e bene è stato seminato nel recente passato. Forse dovremmo semplicemente guardare a questo e smettere di piangerci addosso, come purtroppo spesso accade. In fondo, ogni problema è sempre anche un’opportunità e non esiste una vita senza problemi… perché è davvero difficile non vi sia nessuna opportunità!
Oggi il punto di partenza di qualunque discorso sul presente-futuro della città-città metropolitana-regione dev’essere il lavoro. Senza lavoro non abbiamo neppure abitanti. Non esiste una politica della residenzialità, dell’istruzione, dell’integrazione, della salute e via dicendo in assenza di una solida base produttiva. Il vero errore dell’intero Occidente, Europa e America in ciò si assomigliano, è stato quello di credere di poter fare a meno della “produzione”: non è vero. Se manca, viene meno con il tempo ogni tipo di lavoro, la società si atrofizza e poi muore, lasciando solo macerie umane e rovine fisiche. Basta guardare a Porto Marghera e al fallimento del Parco Scientifico e Tecnologico Vega: lo svuotamento produttivo sta avendo come conseguenza quello residenziale, il dilagare delle aree abbandonate, il degrado urbano e sociale.
Anche qui, però, non siamo affatto all’anno zero, basta muovere un altro passo in avanti, la dimensione digitale offre scenari impensabili già oggi. All’improvviso la piccola dimensione veneziana, i suoi spazi soggetti a mille vincoli, il doversi muovere sospesi tra acqua e terra verso un domani incerto non rappresenta più un limite. Servono, però, idee chiare e volontà di realizzarle.
Vega è stato un insuccesso perché in buona parte è diventato una speculazione edilizia e, come ho già avuto modo di scrivere, bisogna uscire per sempre da questa logica da “palazzinari”.
Oggi la strada è quella digitale della manifattura addittiva con stampa in 3D. Fatto epocale che sposta l’attenzione dalla produzione di massa a quella di qualità, spesso personalizzata su misura di cliente, in quantità limitate di manufatti dai contenuti e funzionalità “nuove” e non più standardizzate. Sembra proprio che sia venuto il momento di dire basta al frenetico inseguire economie di scala che cercano solo la cosiddetta “innovazione di processo”: non si tratta di abbattere il costo per unità di singolo prodotto ma di inventare prodotti all’avanguardia capaci di soddisfare le esigenze più diverse. La sfida del XXI secolo. Cioè il cuore e la ragione per cui un’area povera ed esportatrice di emigranti è diventata il modello NordEst dei distretti. Ce lo siamo un po’ dimenticati, temo.
Nessuno anno zero, quindi, abbiamo dei problemi che rappresentano altrettante opportunità, ce la possiamo fare e per questo servono volti sì, ma in particolare intelligenze e volontà presenti nella società ma finora rimaste ai margini della politica. Questa, invece, ci riguarda molto da vicino. Oggi è più che mai. Tutti.


