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Nel Nord Italia, nei capoluoghi di provincia, i sindaci di “estrazione civica”, attuale espressione della più ampia coalizione di centro sinistra, sono già cinque: Nuti ad Aosta, Salis a Genova, Rapinese a Como, Tommasi a Verona e Giordani nella vicina Padova.
Di recente, la testata on-line Luminosi Giorni, con un appello pubblico, ha proposto di “individuare una figura civica” a candidato sindaco anche per Venezia, in vista delle prossime elezioni comunali nel 2026. Nell’appello vengono inoltre precisati i requisiti che si ritengono imprescindibili per una seria ed efficace candidatura: “che abbia uno spiccato profilo programmatico, che sia realmente addentro i problemi della città, ne conosca e comprenda l’intimo sentire, le criticità, le problematiche, le aspettative, le contraddizioni e le potenzialità”.
Sempre più spesso, la stampa locale, indica invece nel Senatore Andrea Martella il più probabile candidato del CSX. Politico di professione in senso weberiano, esponente storico dell’apparato partitico, che si è evoluto dal PCI all’attuale PD. Segretario regionale in carica del PD in Veneto, è di Portogruaro, all’estremo confine orientale della provincia di Venezia e il suo cursus honorum è fra i più densi e ricchi di esperienze.
Le candidature di Casson nel 2015 e Baretta nel 2020, benché essi fossero indirettamente rappresentanti del sistema partitico, di fatto, si sono rivelate inadeguate a rappresentare un centro di gravità comune a tutte le aspettative politiche presenti nel territorio. Sulla base di questa considerazione e avendo la misura dello scoramento che tanta parte della popolazione veneziana prova, pensiamo sia arrivato il momento di svoltare, non cambiare, ma svoltare radicalmente rispetto al passato recente e remoto! In questo decennio è mancata un’analisi attenta e sincera delle cause delle sconfitte elettorali e della crisi di fiducia verso la coalizione progressista e più in generale verso la gestione della città di qualunque colore politico si prospettasse.
All’interno del contrapposto versante del centrodestra, prevale un attendismo opportunista in cui ciascun partito cerca di affermare il proprio maggior rappresentante locale a leader di una coalizione che potrebbe non arrivare a formarsi nella fase preelettorale. Un protrarsi di elaborazioni tattiche che non può che apparire come scarsa e debole unità d’intenti per l’elettore.
Con questi presupposti l’appello di “Luminosi Giorni” e le precisazioni svolte nel successivo articolo di fondo del direttore Carlo Rubini, sembrano centrare il cuore del problema; tuttavia, ci preme rilevare che oltre ad Antonella Magaraggia e Alessio Vianello, indicati come potenziali candidati di coalizione, ci siano anche altre personalità cittadine di chiara riconoscibilità, autorevoli e competenti, da individuare entro settembre per non rimanere “impantanati”. Tra i residenti, c’è un desiderio crescente di una rappresentanza più autentica, “che sia realmente addentro i problemi della città, ne conosca e comprenda l’intimo sentire”. C’è attesa di maggiore prossimità ai distinti disagi che quotidianamente vivono i Veneziani, i Mestrini, i Margherini. E chi non lo percepisce, è impreparato ad affrontare la sfida elettorale.
Ecco allora una proposta: istituire le primarie (previste dallo statuto solo del PD, ma dimenticate nel 2020) dedicate esclusivamente a figure civiche!
Confidiamo di non aver urtato la suscettibilità di nessuno. Abbiamo tentato di mettere in fila alcuni fatti oggettivi. Confidiamo nelle dichiarazioni del segretario metropolitano del PD Bellomo che parla di “porte spalancate” nei confronti di rappresentanti della società civile. Si dia concretamente seguito a queste affermazioni: sia il PD quel catalizzatore per innescare la reazione, a fare opera di scouting e mettersi al servizio delle cittadine e dei cittadini, senza la pretesa di voler governare il sistema.
Ad maiora


