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C’è qualcuno in Europa che accarezza l’ipotesi che l’Ucraina si arrenda alla Russia, non tollera gli immigrati, diffida dei processi di transizione ecologica e digitale, trasecola all’idea che il concetto di sovranità statale possa evolvere rompendo ulteriori barriere e superando nuovi ostacoli.
E’ la destra bellezza, ed è sempre la stessa, conservatrice e timorosa.
Quella più estrema e quella finta moderata che in Europa, seppur in forme diverse, hanno saputo, insieme, raccogliere il malcontento che serpeggia in una parte dell’elettorato europeo tentato da chi con cinismo ha offerto un comodo rifugio a paure, ansie e frustrazioni.
Tutto questo è avvenuto individuando “cinque pezzi facili” (Bob Rafelson mi scuserà?): guerra, migranti, transizione ecologica, digitale e presunta fine della sovranità statale.
Poco importa se in spregio a qualsiasi principio di diritto internazionale uno stato sovrano come l’Ucraina sia stato invaso dalla Russia, modello di democratura cui questa destra guarda con ammirazione. Ancor meno importa che l’Europa, invece, e per fortuna, sia stata fino ad ora in grado di accogliere profughi che scappavano dalla guerra sostenendo al contempo con fermezza la resistenza ucraina, la parola d’ordine dovrebbe essere quella della resa.
Il pericoloso vento di stanchezza democratica che attraversa l’Europa, è lo stesso che sugli immigrati fa dire, a una destra poco coraggiosa solo una parola: no, con buona pace delle istanze provenienti da piccole e grandi imprese, oggi più che mai alla disperata ricerca di lavoratori.
L’Europa, negli ultimi 4/5 anni non è rimasta inerte davanti alle sfide che si sono presentate.
Iniziative comuni hanno consentito di superare una terribile pandemia. Doverosa attenzione è stata ed è tutt’ora riposta verso le politiche verdi contro il cambiamento climatico e verso quelle blu che oggi impattano su temi quali: intelligenza artificiale, bilanci di sostenibilità delle aziende, catene del valore che mettono il Vecchio Continente addirittura all’avanguardia nel mondo su molti di questi fronti e sulla discussione che intorno ad essi dovrebbe occupare l’agenda di chi oggi governa.
C’è un ultimo spettro che agita il cuore della destra europea e riguarda la necessità di riappropriarsi della sovranità nazionale indebolendo l’Unione Europea. Questa visione oltre che poco ambiziosa è sbagliata perché confonde
l’indipendenza con la sovranità come ha ricordato Mario Draghi nel suo discorso per il conferimento della Laurea ad honorem in Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Bologna, Bologna, 22 febbraio 2019. “La vera sovranità non significa potere di fare le leggi ma significa miglior controllo degli eventi così da rispondere ai bisogni fondamentali dei cittadini: “pace, sicurezza e pubblico bene del popolo”, secondo la definizione che John Locke ne dette nel 1690. La possibilità di agire in maniera indipendente non garantisce questo controllo: in altre parole, l’indipendenza non garantisce la sovranità”.
A voler essere attenti, il messaggio per le forze socialiste e liberaldemocratiche europee è chiara: a una politica costruita sulle paure si dovrebbe rispondere con un’altra politica, più radicale; a una narrazione con un’altra narrazione, più incisiva. Basta volerlo.



