
Fumus persecutionis
29 Luglio 2014
Scuola e riforme tra pregiudizi e luoghi comuni
4 Agosto 2014La sortita d’inizio luglio del sottosegretario all’Istruzione Roberto Reggi, a proposito dell’innalzamento a 36 ore dell’orario degli insegnanti, pare proprio rientrata. Il ministro Stefania Giannini ha liquidato la questione limitandosi a dire che non si tratta di un tema in agenda. Eppure si tratta pur sempre di un tema ricorrente e molto suggestivo per un’opinione pubblica presso cui ha grande presa l’idea che gli insegnanti lavorino poco e siano dei mezzi fannulloni.
Vale la pena, allora, d’intendersi, su questo, con qualche piccola riflessione numerica. Per esempio, è forse noto a molti che gli insegnanti delle scuole medie (inferiori e superiori) svolgono di norma un orario di lavoro di 18 ore settimanali. è il cosiddetto “orario cattedra”. Ora, il cittadino comune fa presto i suoi conti e conclude che, su 6 giorni di lezione, un insegnante lavora mediamente solo 3 ore al giorno, ma è retribuito come tanti altri dipendenti che hanno un orario quotidiano di 8 ore. Una vera indecenza, pensa comprensibilmente il cittadino che non sa.
Non sa per esempio che le anzidette 18 ore sono solo quelle di lezione frontale, di pura presenza in aula. E’ stato però autorevolmente calcolato che ad ogni ora di lezione ne corrisponda almeno un’altra (almeno) che è, sì, di scuola, ma non di lezione: riunioni di ogni “ordine e grado”, rapporti con le famiglie, correzione dei compiti, preparazione delle lezioni, attività di coordinamento e altro ancora su cui per brevità sorvolo.
Ciò significa che in realtà l’orario di lavoro effettivo di un insegnante normalmente coscienzioso è di almeno (almeno) 36 ore settimanali, cioè di 6 ore al giorno in media. Ci può stare, no? Vale solo la pena di notare per inciso che l’ipotesi (folle ma ventilata da taluni) di raddoppiare l’anzidetto orario di 18 ore, passando a 36 ore di lezione (si badi) settimanali, corrisponderebbe ad un vero delirio: 36 ore di lezione, opportunamente raddoppiate a 72 ore di lavoro, equivarrebbero, su base giornaliera, a un impegno di 12 ore quotidiane. E meno male che la giornata lavorativa di 8 ore fu conquistata quasi un secolo fa, nel marzo del 1923, da lunghe lotte dei lavoratori…
Ma a parte pochi squilibrati, nessun serio addetto ai lavori ha in mente questo. Ciò di cui si parla veramente non è (speriamo) l’orario di lezione bensì l’orario di lavoro, anzi, di servizio, cioè la permanenza a scuola dell’insegnante, che potrebbe essere innalzata fino a 36 ore obbligatorie. Timbra il tuo cartellino!
Ora, in questo non ci sarebbe proprio nulla di male. Sarebbe, oltretutto, un efficace modo per tenere sotto un certo controllo la produttività di quegli insegnanti che non sono (come si diceva poc’anzi) “normalmente coscienziosi” e che tendono a dare alla scuola solo il “minimo sindacale orario”, cioè appunto le anzidette 18 ore…
Peccato che l’edilizia scolastica (chissà cosa ne pensa Renzi…) non è concepita per questo. In una scuola normale, infatti, dove li trovi gli spazi (piccolo grande dettaglio) per mettere a lavorare, allo stesso tempo, ogni mattina (mentre le aule sono occupate dagli studenti) decine d’insegnanti liberi dalle lezioni, affinché si riuniscano, ricevano, programmino, correggano, studino ecc.? Non li trovi: semplicemente non si può fare…



