
Insegnanti: molto più delle 18 ore di orario cattedra
29 Luglio 2014
Disastro d’acqua annunciato
4 Agosto 2014Riprendo, allargando lo scenario sulla scuola, l’inetrvento di Ivo Zunica di una settimana fa su queste pagine. Con lui confermo, ampliando la casistica, che ci hanno riprovato. Nessuno resiste al richiamo della demagogia. Nessuno è in grado si sottrarsi alle promesse di consenso facile che slogan triti e ritriti ma collaudati possono assicurare. Neanche chi ha fatto di alcuni temi importanti come la scuola uno dei cavalli di battaglia della propria campagna elettorale. Non me l’aspettavo, ma anche il governo Renzi ha lanciato la sua proposta di risparmio da realizzarsi attraverso una riduzione drastica delle risorse della scuola. In piena continuità con i governi che l’hanno preceduto.
Come molti sanno, i primi di luglio, il viceministro all’istruzione Reggi ha annunciato il suo piano di riforme per “migliorare” la scuola. Si tratta, in realtà, di cambiamenti auspicati che non hanno niente di migliorativo ma che invece, se mai dovessero essere attuati, affosserebbero definitivamente istruzione e formazione in Italia.
È la solita storia. Gli insegnanti lavorano poco: raddoppiamo a costo zero il loro orario settimanale. Ivo Zunica nell’intervento che mi ha preceduto ha ben dimostrato l’infondatezza assoluta di questo che è soltanto un macroscopico pregiudizio. Ma il discorso è più generale e le idee che passano per la testa a chi amministra investono tutto il sistema scuola. Ci sono tanti sprechi? Eliminiamo i precari. Il percorso scolastico non prepara come dovrebbe? Accorciamolo e creiamo scuole superiori di quattro anni e non più di cinque. Le supplenze? Costano troppo: facciamole fare agli insegnanti di ruolo. E poi, e poi, ancora, andiamo a scuola per tutto il mese di giugno e anche a luglio e – perché no – anche ad agosto: i genitori lavorano e hanno bisogno di baby-parking con tanti babysitter laureati. Che siano abilitati alla didattica e non alla mera custodia di minori è poca cosa.
Ho più volte sottolineato, in passato, quanto impegnativo sia il lavoro degli insegnanti, facendo, in molti casi, i conti della serva sul numero di ore che questo mestiere faticoso richiede. Da un po’ di tempo sembra che gli insegnanti non debbano fare altro che giustificarsi e mostrare il proprio valore al popolo bue, anestetizzato dalle perle di mala fede lanciate da chi ci governa. In questi giorni nel web si sono moltiplicate lettere e dichiarazioni di insegnanti preoccupati di proclamare il proprio impegno. Come se bastasse! Già ai tempi del governo Monti ci avevano provato, e l’opposizione dei sindacati di categoria e il dissenso dei lavoratori della scuola avevano sventato i rischi di alcuni provvedimenti insensati. Adesso ci hanno riprovato, poi hanno smentito, inaugurando una catena di affermazioni contraddittorie. È questione di tempo. Ci saranno blande proteste. Si sospenderà per un po’ il giudizio e poi si riproporranno nuove misure volte solo al risparmio. Prima o poi – temo – si raggiungerà l’obiettivo. O ci si avvicinerà di molto.
Qualunque sia il finale di questa telenovela, la scuola ne esce perdente, gli insegnanti demotivati, gli studenti penalizzati. E anche la speranza ne esce compromessa. Quali antidoti a ciò? Una presa di coscienza? Forse sì. Insieme a una maggiore attenzione ai giovani e alla loro forza vitale, nella consapevolezza che investire nella scuola significa rinforzare la dimensione del futuro e non garantire – come si è detto – dei privilegi corporativi. Ecco quello che ci vorrebbe. Non è troppo tardi per capirlo. Lo spero.



