
LETTERE
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18 Settembre 2026La libertà di scegliere fino all’ultimo istante
L’approvazione da parte del Consiglio Regionale del Veneto, lo scorso 2 settembre, della legge d’iniziativa popolare per regolamentare procedure, tempi e assistenza sanitaria relativi al suicidio medicalmente assistito rappresenta una svolta di straordinaria importanza. Il provvedimento è stato approvato a Palazzo Ferro Fini con 32 voti favorevoli, 14 contrari e 5 astenuti: si tratta del primo caso in cui una regione a trazione centrodestra adotta un intervento normativo chiaro su una materia finora segnata da profonde divisioni etiche e politiche.
La legge non introduce un “diritto a morire” indifferenziato, ma recepisce e traduce in un percorso amministrativo rigoroso i parametri fissati dalla Sentenza n. 242/2019 della Corte Costituzionale (caso Cappato/DJ Fabo). La Consulta aveva dichiarato parzialmente illegittimo l’art. 580 del Codice Penale, stabilendo la non punibilità dell’aiuto al suicidio in presenza di quattro condizioni precise:
- Patologia irreversibile ad evoluzione infausta;
- Sofferenze fisiche o psicologiche reputate intollerabili dalla persona;
- Dipendenza da trattamenti di sostegno vitale;
- Piena capacità di intendere e di volere.
Il testo approvato in Veneto si limita ad assicurare che le valutazioni di tali requisiti avvengano tramite commissioni mediche multidisciplinari delle ULSS, con tempi certi, gratuità e garanzia dell’obiezione di coscienza per gli operatori sanitari.
L’impatto personale: un dolore che esige dignità e rispetto
Per comprendere fino in fondo il senso di queste battaglie normative non bastano i codici di diritto: occorre guardare in faccia la sofferenza. L’ho compreso sulla mia pelle vivendo il calvario di mia nonna materna, devastata da dieci anni di Alzheimer. L’ho vista trasformarsi progressivamente sotto l’impatto della malattia, ridotta a uno scheletro muto, immobile e rinchiusa in una casa di riposo, privata di qualsiasi possibilità di comunicazione o residuo di autonomia.
Nessun essere umano dovrebbe essere costretto a subire un simile epilogo se non lo desidera, né le famiglie dovrebbero essere costrette ad assistere alla lenta e straziante dissoluzione dei propri cari nell’impotenza burocratica o nell’accanimento terapeutico.
Sul valore e sul significato profondo del rispetto per la volontà individuale negli stadi finali della vita, risuonano con forza le parole del teologo Hans Küng:
«Come a nessuno è lecito spingere, costringere o forzare un altro a morire, così nessuno può costringere un altro a continuare a vivere. Il diritto alla vita non equivale a una coercizione a vivere.»
Questa libertà di scelta è il nocciolo essenziale della dignità umana: la possibilità per l’individuo di tracciare il confine della propria sofferenza ed evitare che il dolore espropri la persona del suo valore e della sua voce.
La mobilitazione civile e i casi simbolo
La legge veneta rappresenta il coronamento della campagna “Liberi Subito” promossa dall’Associazione Luca Coscioni, guidata da Marco Cappato e Filomena Gallo. Di fronte all’inerzia del Parlamento nazionale nel recepire la sentenza della Consulta, l’associazione ha intrapreso una raccolta firme capillare a livello regionale per obbligare la sanità pubblica a farsi carico dei diritti riconosciuti dalla Corte.
Questa conquista si colloca nel solco tracciato da vicende drammatiche e simboliche che hanno segnato la coscienza civile del Paese: Piergiorgio Welby (2006), che ha affermato il diritto al rifiuto dell’accanimento terapeutico ottenendo il distacco del respiratore sotto sedazione profonda (poi formalizzato nella Legge 219/2017); Eluana Englaro (2009), la cui volontà di interrompere i trattamenti di sostegno vitale in stato vegetativo permanente è stata ricostruita ed esaudita al termine di un lungo iter giudiziario; DJ Fabo (2017), il cui viaggio in Svizzera con Marco Cappato ha originato la pronuncia della Corte Costituzionale del 2019.
L’iniziativa del Consiglio Regionale si inserisce perfettamente nella cornice di qualsiasi soggetto che si professi liberale:
- Espansione dei diritti civili e diritto di scelta: individuare nella tutela e nell’ampliamento delle libertà individuali uno dei suoi capisaldi fondamentali. Il fine vita rappresenta il livello massimo dell’autodeterminazione della persona di fronte alla sofferenza irrimediabile.
- Lotta alla paralisi e al vuoto istituzionale: La decisione della Regione Veneto risponde all’esigenza di superare il blocco ideologico del Parlamento offrendo «risposte reali ai problemi delle persone», garantendo certezza procedurale ed evitando che i cittadini rimangano vittime di pastoie burocratiche.
- Pieno rispetto dello Stato di Diritto: L’impianto della norma regionale si attiene fedelmente ai confini tracciati dal Giudice delle Leggi, traducendo un principio di rango costituzionale in un servizio effettivo per la comunità.
Assicurare tempi certi e assistenza pubblica per il suicidio assistito non significa promuovere o imporre una scelta, ma garantire che lo Stato sia uno strumento al servizio dell’autonomia e della dignità dell’individuo, specialmente nelle sue ore più fragili.
L’auspicio: che il Parlamento superi l’ipocrisia ed emani una legge nazionale
L’approvazione della normativa da parte del Veneto (così come l’azione pionieristica di altre Regioni di sinistra) rappresenta un passo in avanti fondamentale, ma al contempo evidenzia un grande paradosso tutto italiano. Non è ammissibile che in uno Stato di diritto la tutela di un diritto fondamentale legato alla dignità del fine vita dipenda dalla Regione in cui si risiede o dalla sensibilità della giunta locale del momento. È ormai urgente e indifferibile che Governo e Parlamento si assumano finalmente la responsabilità politica ed etica di prendere in mano la questione ed emanare un quadro normativo unico, chiaro e omogeneo per tutto il territorio nazionale. Continuare a ignorare i ripetuti solleciti della Corte Costituzionale e la sofferenza di tanti cittadini significa cedere alla paralisi istituzionale e lasciare i malati e le loro famiglie nell’abbandono o nella costrizione ad un’odissea giudiziaria.
Non si tratta di inventare nulla di nuovo, ma di seguire l’esempio di democrazie europee che da tempo hanno scelto di affrontare la materia con pragmatismo, rispetto ed empatia, come accade in Olanda, Belgio e Lussemburgo, dotati di leggi nazionali organiche che garantiscono da oltre vent’anni la libertà di scelta e l’assistenza medica nel fine vita; o come in Spagna e Portogallo, dove i rispettivi Parlamenti hanno approvato leggi quadro che integrano l’aiuto medico a morire all’interno del servizio sanitario pubblico, definendo tutele certe sia per i pazienti sia per gli operatori sanitari. Anche in Austria e Svizzera, leggi trasparenti regolamentano in modo chiaro le modalità dell’assistenza al suicidio, garantendo che nessuno sia abbandonato al dolore o costretto a trovare soluzioni clandestine.
L’esperienza vissuta — e il calvario di tante altre persone — ci ricordano ogni giorno che la vera inciviltà non sta nel garantire una scelta consapevole, ma nel voltare le spalle a chi soffre. È tempo che l’Italia superi gli slogan e si doti finalmente di una legge nazionale che ponga al centro la dignità umana e la libertà individuale fino all’ultimo istante.
Cara nonna, dietro la malattia e dietro quelle mura c’era una persona. La persona reale, viva, con cui condividevo la complicità delle prime sigarette fumate, le risate, le cene di pesce ogni sera al mare e quel litro di prosecco che sapeva di libertà, di estate e di famiglia. Quegli occhi, anche quando il corpo cedeva e le parole mancavano, erano e sono rimasti gli stessi anche quando non riuscivi più a muoverti né a parlare.
Questo ricordo è il vero senso di tutta la battaglia per la dignità. La sofferenza degli ultimi anni di vita di un malato cronico non potrà mai scalfire né cancellare la bellezza di quello che abbiamo vissuto insieme, ma la speranza che leggi come questa arrivino presto nasce proprio da qui: affinché nessuno debba più vedere un affetto così grande sottoposto a una pena ingiusta, e affinché a ciascuno sia garantito il diritto di conservare la propria storia fino all’ultimo istante, rimanendo sempre libero di scegliere.
Immagine di copertina: © Science in the net



