
CONO DI LUCE Le parole delle montagne. Con Marianna Corona.
14 Settembre 2026
La libertà di scegliere fino all’ultimo istante
16 Settembre 2026Caro Direttore,
ho molto apprezzato il tuo ribadire alcuni principi alla base della società civile per quanto riguarda la fiscalità, necessaria ad assicurare quelle funzioni collettive necessarie, dal governo e la pubblica amministratore, la giustizia e l’ordine, il welfare. Non esagero come Padoa Schioppa che diceva “pagare le tasse è bello”, ma è necessario e doveroso. E personalmente sono anche favorevole ad un livello di tassazione che consenta il mantenimento di uno stato sociale tale da garantire i meno avvantaggiati, anziani e persone con disabilità, malati, i senza casa, ecc., anche a costo di rischiare qualche abuso che ovviamente va represso.
Vorrei fare alcune osservazioni:
Su Tajani a mio avviso va fatto un distinguo. Sbaglia e fa demagogia, forse in concorrenza con Salvini, se demonizza le tasse. Non invece, a mio parere, se si oppone al prelievo sui c.d. extra-profitti delle banche. Noi tutti, individui e società, paghiamo imposte e tasse sulla base dei redditi maturati ad una certa data e sulla base della normativa vigente. È un principio alla base dello stato di diritto. E qual è il discrimine tra profitto normale o extra? Perché improvvisamente un governo può scegliere fior da fiore e tassare un settore specifico? Perché allora non i produttori di armi tipo Leonardo? E perché tassare l’extra e non favorire chi invece è in crisi e magari in perdita? Vedasi ad esempio il settore automotive dove non vi è solo Stellantis da incentivare a mantenere un po’ di produzione in Italia, ma tutto il settore, specie nella c.d. motor valley. E le banche, non hanno stretto la cinghia in regime BCE di tassi bassi, magari alcune chiudendo in perdita? Fare impresa comporta rischi, non a caso il conto economico si chiama anche conto perdite e profitti.
Vi sono delle anomalie nel sistema fiscale italiano e anche in quello europeo. Tra queste:
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- Chi paga correttamente l’IRPEF in Italia è il percettore di reddito dipendente, da stipendio o pensione. Vi sono larghi fenomeni elusivi e anche settori politicamente favoriti da ben individuabili partiti politici. Poi è vero che le aliquote IRPEF malgrado la modifica introdotta da Giorgetti-Meloni non sono adeguate alla dinamica inflattiva, perché considerare ricchi coloro che superano i 50.000€ tassando il supero al 43% + addizionali regionale e comunale è decisamente eccessivo. In Francia i redditi tra 29.580€ a 84.577€ pagano il 30% ma già in Spagna da 35.201€ a 60.000€ l’aliquota è del 37%.
- Come è noto, la tassazione dei redditi da lavoro dipendente è diversa e superiore a quella dei redditi da capitale. I titoli di stato pagano il 12.5%, ma qui vi è il problema del finanziamento del nostro debito pubblico, mentre quelli derivanti da azioni e obbligazioni il 26%. Non sono esperto in materia e lo cito come dato di fatto, anche se è oggetto di critica da parte della sinistra.
- L’evasione è diffusa soprattutto in quel tipo di microimpresa o di titolare di P. IVA normalmente individuali e che hanno molto rapporti col privato. E’ un fenomeno che in minor misura si verifica dovunque, persino in Scandinavia, ma in Italia è più marcato.
- L’elusione invece è fenomeno assai più complesso e ogni tanto emerge in maniera scandalosa dai media. Il tema sarebbe lungo da approfondire. Vi è, tra le altre cose, una industria di fatture false che in contabilità sono imputate a costo, quindi a detrazione del reddito. La Guardia di Finanza comunque segue il tutto, specie in alcune zone come Prato.
- Direi scandaloso è nell’ambito nella comunità europea il fenomeno dei paradisi fiscali, quali Olanda, Irlanda, Lussemburgo, Principato di Monaco. Sono paesi piccoli nei quali il favorire fiscalmente una multinazionale significa comunque godere di ricavi interessanti a bilancio dello stato.
A livello delle persone, in Europa vi sono 537 miliardari, 71 in Italia (V. Alessandro Volpi, La guerra della finanza, Laterza, 2025 – Volpi insegna storia contemporanea all’Università di Pisa e rivolge molto interesse alle tematiche finanziarie), “che possiedono una ricchezza complessiva di 2470 miliardi di Euro. Oltre la metà di tale ricchezza deriva ai titoli finanziari di società quotate in loro possesso. Questi miliardari pagano un’aliquota sul reddito che è inferiore allo 0,2%.” Nota sempre A. Volpi: “Se a tali patrimoni venisse applicata un’aliquota del 3%, il gettito aggiuntivo per gli stati membri sarebbe pari a 121 miliardi di Euro da destinare non al riarmo ma alla riduzione delle disuguaglianze sociali, dalla sanità all’istruzione, alla tutela del territorio, al complesso delle spese sociali. (pag. 47).”
Osserverei che non è facile avviare un percorso d’integrazione europea, se ancora possibile, con queste situazioni.
Un cordiale saluto.



