
Anne Appleabaum, un discorso per l’Europa
9 Giugno 2026“La verità passeggia in riva al fiume e la menzogna passa da lì e la invita a spogliarsi e a fare il bagno insieme a lei. Lei accetta ma appena sono in acqua la menzogna le dice: dai facciamo un gioco. E mentre la verità è distratta la menzogna esce, le ruba i vestiti e scappa via in mezzo alla gente, spacciandosi per lei. La verità esce nuda dall’acqua e si mette a correre per trovare la menzogna e riprendersi i suoi vestiti ma il mondo non riesce a sopportare la vista della verità nuda. E allora distoglie lo sguardo con disprezzo e rabbia. Indignata da questa reazione la verità torna ad infilarsi in fondo ad un pozzo e da allora in poi chi vuole vederla deve andarla a cercare là dentro.”
La verità è etica, è alla radice dell’etica, il bene è trasmettere realtà agli altri, il male è togliere verità con una costruzione immaginaria. E’ necessaria una sorta di ipertrofia dell’immaginazione per costruire pseudo-verità. La verità non piace, non è amata anzi è deprecata dai politici, la menzogna è anti-etica, è amorale ma è amata da chi non vuole far vedere il vero. Il bene ha a che fare con il riconoscimento delle cose che sono e come sono. Il male è sottrarre il vero, togliere realtà per scegliere l’irrealtà. La menzogna mistifica la realtà, distorce i fatti, sminuisce l’altro a mero oggetto di manipolazione perché chi mente sa che l’altro può essere manipolato attraverso la finzione e la falsificazione della realtà. La menzogna costruisce una narrazione parallela di una realtà parallela. La verità fa esistere il mondo, gli altri e garantisce rispetto dell’altro come soggetto pensante e giudicante la realtà così com’è e non come gli altri gliela raccontano. La menzogna è uno specchio deformante del reale che fa credere in una realtà deformata e difforme dal reale.
Verità e politica, pertanto, non sono mai andati d’accordo. Queste due parole insieme nella stessa frase costituiscono un ossimoro. Machiavelli sosteneva che non era necessario che il principe avesse tutte le qualità per governare, ma era importante che apparisse di averle. La virtù del principe non risiede nelle virtù cioè non deve essere buono ma “A uno principe è necessario avere el populo amico ma per fare questo e mantenere il potere deve imparare anche a non essere buono”. Perché ciò che per la morale comune è buono può essere un male per la politica e far perdere il potere, e ciò che è male o vizio per la morale comune può essere un bene per la politica perché consente di mantenerlo. E’ sua la formula dell’autonomia della politica dalla morale, del potere dall’etica in quanto il fine, cioè il mantenimento del potere, deve essere del tutto sganciato dall’etica in base al fine: “il fine giustifica i mezzi” che, pertanto, possono essere del tutto avulsi dall’etica. Ecco, i nostri governanti, non solo a livello nazionale, questa lezione l’hanno imparata fin troppo bene. La menzogna eretta a strumento imprescindibile del potere e del mantenimento dello stesso. Il machiavellismo mal interpretato genera una distorsione del rapporto tra verità e manipolazione della verità, tra governanti e governati.
La conservazione del potere e l’ordine pubblico giustificano azioni che, nella vita privata, sarebbero considerate immorali ma la conservazione e la stabilità dello stato consentono la violazione dell’etica in nome della “ragion di stato”.
Le menzogne, quindi, sono sempre stati legittimi strumenti del mestiere del politico e dello statista. Spesso il sacrificio della verità è necessario e la verità viene immolata sull’altare della sopravvivenza dello stato o del potere.
La falsificazione dei fatti, quindi, risiede nel campo dell’illusione, dell’inganno dell’immaginazione che il demagogo o il populista vuole raccontare per persuadere le moltitudini. L’importante è far credere per vere mere falsità che, ammannite per vere e ripetute, impongono pensiero unico.
Dice Hannah Arendt che la sincerità non è annoverata tra le virtù politiche. “il politico bugiardo è libero di modellare i fatti per adattarli alle aspettative del suo pubblico e quindi sarà certamente più convincente di chi dice la verità”.
E se è vero che saper fingere o addirittura essere dei camaleonti per adeguarsi al mood delle masse e per creare consenso è una mera necessità del potere e di gestione della politica, è anche vero che in questi ultimi gli autocrati a livello internazionale ma spesso anche la nostra presidente del consiglio (che certo non annovero tra gli autocrati) hanno veramente abusato di questo metodo di governo. Ma la questione non riguarda il politico che è disposto a perdere anche l’anima più che il suo potere. Il problema riguarda soprattutto le masse che tollerano e accettano per vere le menzogne e sono pronte persino ad invertire le loro gerarchie di valori seguendo fideisticamente la narrazione fornita o, addirittura, a riscrivere la storia. Immaginando una realtà fittizia si nega quella esistente ma se ne fa immaginare una possibile.
L’uso sistematico della menzogna spezza il patto tra chi governa e chi è governato, quel rapporto di interazione e orizzontale “fra” soggetti e costruisce un rapporto verticale tra demagogo manipolatore e masse manipolate. Anzi le masse hanno proprio bisogno di essere ingannate perché vogliono essere cieche e non vedere la realtà che sarebbe troppo deludente per chi aveva dato fiducia e a chi aveva creduto alle promesse farlocche.
Inoltre, oggi la vita di chi mente è decisamente più facile grazie ai social, alle fake news, all’intelligenza artificiale che rende credibile e verosimile anche le fandonie più evidenti. E se la prassi svela che il re è nudo si rifiutano di vederlo.
Quindi una sistematica e organizzata sostituzione delle menzogne alla verità inverte e rovescia il senso grazie al quale ci orientiamo nel mondo e scardina le gerarchie di valori. Dice Violante che la verità sta alla democrazia come la menzogna al suo contrario.
La menzogna, quindi, è il loro modo di rapportarsi alle masse per imporre la loro verità e creare pensiero unico. Ma, prima o poi, gli si rivolteranno contro. Quindi da un lato è strumento di sopravvivenza del politico, dall’altro diventa ragione e causa del proprio suicidio politico.
Unica possibilità per difendersi dal mistificatore di turno è non smettere mai di andare a cercare la verità, anche se è in fondo al pozzo!



