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9 Giugno 2026Anne Appleabaum, un discorso per l’Europa
E’ una giornalista e saggista statunitense, Anne Applebaum, ad aver tenuto, il 13 maggio scorso a Vienna, il discorso per l’Europa di quest’anno su invito della ERSTE Foundation che dal 2019 ha inaugurato la serie “Discorsi per l’Europa”.
Suona quasi paradossale che a tenere un discorso di questa portata sia una persona di origini non europee seppure naturalizzata polacca, ma forse anche questo è uno dei molti indici dei tempi odierni.
Il discorso merita di essere commentato per molte buone ragioni.
In primo luogo, dalla Judenplatz di Vienna, Applebaum ha sottolineato quello che per molti è ovvio, scontato, direi fin quasi naturale, ma che tutte queste cose insieme non è affatto e cioè, che gli Stati europei usciti dalla Seconda Guerra Mondiale, decidessero di dare vita ad un sistema di istituzioni concepite per sostenere e diffondere la democrazia liberale, lo Stato di diritto, la cooperazione tra gli Stati, l’integrazione economica e un mercato economico unico che oggi sta conoscendo anche alcune evoluzioni (mi riferisco al c.d. “ventottesimo stato”, il progetto europeo EU Inc., finalizzato alla creazione di quadro normativo sovranazionale che permette di aprire e gestire un’azienda in tutta l’Unione Europea tramite un unico sistema giuridico).
In secondo luogo, senza giri di parole è stato poi sottolineato come l’insieme dei valori che l’Unione Europea ha con tenacia costruito oggi è oggi sotto duro attacco dal ritorno di almeno tre minacce politiche.
La prima rivolta alla democrazia parlamentare con l’evidente disprezzo verso di essa che echeggia nei discorsi di politici europei che parlano di “degenerazione della democrazia”, sminuendo il ruolo dei Parlamenti ispirati dalle teorie di Carl Schmitt e Lenin.
La seconda rivolta alla politica che non deve interessarsi della costruzione del consenso, ma concepita come distinzione esistenziale, potenzialmente violenta, tra “amici” e “nemici” (attenzione perché questa minaccia si sta diffondendo più di quanto non si possa credere).
La terza ha a che vedere con il prepotente ritorno del nazionalismo etnico. Concetti orrendi come quello di remigrazione si uniscono alla convinzione che la democrazia sia giunta al capolinea (Curtis Yarvin negli USA ne è convinto) e che sia meglio affidare il potere a una sorta di sovrano assoluto.
In terzo luogo il discorso non ha evitato di chiarire come una minaccia all’Europa provenga oggi anche dal suo storico alleato, gli Stati Uniti guidati dall’Amministrazione Trump.
E’ stato del resto il Segretario di Stato americano Marco Rubio, nel suo recente discorso di Monaco (Munich Security Conference 2026) a sostenere che America ed Europa non sono unite da valori, né da un impegno comune verso la democrazia, ma da “fede cristiana, cultura, eredità, lingua, ascendenza”.
Il discorso di Rubio ha sì ricordato Dante, Shakespeare, Mozart, la Cappella Sistina Rubio ma poi come ha evidenziato Applebaum al pari di quanto fatto da Putin, ha condannato l’Europa contemporanea ad essere un continente sopraffatto da migranti, criminalità e decadenza; come quindi a dire che Stati Uniti ed Europa sono uniti dal passato ma non certo dal presente o dal futuro.
Da ultimo il discorso di Applebaum si è proiettato su ciò che l’Europa può fare per rispondere a queste minacce e qui le idee davvero non mancano.
Il discorso amplia la prospettiva, la descrizione dello status quo si trasforma in visione, quella capacità dialettica di risvegliare le coscienze civili già presente in molti interventi di Mario Draghi e del tutto assente nella grande parte degli odierni politici europei.
Applebaum ricorda come il futuro dell’Europa passa inevitabilmente per le collaborazioni nella costruzione di tecnologie alternative, oggi fondamentali anche in termini di difesa della reale sovranità politica.
Non solo, l’Europa deve diventare un polo di attrazione per investimenti, innovazione e persone portatrici di idee nuove che oggi negli Stati Uniti non sono più a loro agio.
In particolare, viene suggerita la possibilità di fondare e finanziare nuove imprese tecnologiche invece che ricevere informazioni da piattaforme progettate per dividere, sfruttare e alterare la realtà.
L’Europa, secondo Applebaum, oggi deve tenere in considerazione il ruolo delle reti.
Si tratta di un tema cruciale connesso al fatto che se l’infrastruttura in cui si svolge gran parte del dibattito democratico è posseduta altrove, governata altrove e risponde a interessi privati altrove, allora l’indipendenza formale degli Stati rischia di perdere significato.
Un discorso non è un programma politico ma può ispirare, come in questo caso, la politica a difendere la più grande conquista europea vale a dire la capacità che antichi rivali convivono da molto tempo pacificamente difendendo la democrazia e promuovendo la prosperità.



