
Tatuaggi o dell’identità repressa
13 Settembre 2015
Caro Gigio ti scrivo
28 Settembre 2015Cambiano i politici, cambiano le riforme, gli slogan si trasformano e con essi le parole che fanno eco ai mutamenti dei tempi, ma la sostanza non cambia. La demagogia cambia veste, si rifà il trucco, si imbelletta e compie qualche ritocchino per nascondere le rughe, ma resta demagogia. Imbroglio. Menzogna a danno dei cittadini.
Buona scuola. Forse mi ripeto (e me ne scuso). Come insegnante, però, osservo un disagio su cui non riesco a tacere. È un disagio che vivo sulla mia pelle e ne noto gli effetti sugli studenti che – non ci dimentichiamo – sono i primi fruitori del sistema scuola. Le prime vittime. Forse mi ripeto, dicevo, ma la scuola è da poco iniziata e, con un tempismo da record, sono iniziati anche i problemi. Diciamo che non si sono risolti come avremmo voluto. O come ci avevano promesso.
Fughiamo ogni dubbio e ogni speranza sui proclami lanciati non prima di qualche settimana fa sull’organico che, fin dai primi giorni di scuola, avrebbe dovuto rispecchiare, nella sua completezza, l’efficienza dell’organizzazione. Buchi e falle sono presenti ovunque. Il precariato, che sarebbe dovuto essere un vago ricordo, è ancora una realtà viva e – grazie al cielo – operativa. Sì, grazie al cielo, perché non voglio proprio immaginare che cosa ne sarebbe di una scuola senza precari che danno la propria disponibilità per rendere più indolore possibile l’avvio dell’anno.
In ogni caso, strano a dirsi, l’organico, nelle diverse scuole, è ben lungi dall’essere al completo. In questi giorni, gli insegnanti con contratto a tempo indeterminato si affannano per assicurare la sorveglianza nelle classi scoperte. Con conseguente nocumento della didattica. Alla fine, chi, se non i docenti – in questo caso quelli di ruolo, i “buoni a scuola” nella “buona scuola” – deve affrontare con stoico senso del dovere le emergenze?
Ma, si sa, la forza della propaganda ha il potere di stravolgere la realtà. Il premier e il ministro all’istruzione avevano assicurato l’inizio regolare delle attività. I fatti lo smentiscono. La fine delle classi pollaio trionfalmente annunciata su tanti telegiornali di Stato, in occasione dell’approvazione del decreto sulla Buona Scuola, è una mera finzione letteraria. Annuncio da avanspettacolo. E che dire dell’esodo biblico imposto a lavoratori ultracinquantenni costretti a barattare la complessità di una vita – sia pure instabile – con un’immissione in ruolo a 1000 chilometri di distanza? La pubblicità è l’anima del commercio e, da un ventennio in qua, anche della politica. Poteva sottrarsi un partito di potere, sia pure di sinistra, a questa ineluttabile involuzione? La risposta ė davanti agli occhi di tutti.
Annalisa Martino



