
Mi piace! (Me l’ha detto l’influencer. E io glielo ridico con il “like”)
3 Settembre 2025
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4 Settembre 2025Un paio di sere fa mi si è presentata l’occasione di andare a ballare sulla terrazza del “grattacielo” di Mestre (Htm). Ho colto la palla al balzo per poter fare questa incredibile esperienza di ballare con vista su tutta la mia città e godere del panorama a 360° dal diciannovesimo piano e poi di ballare sotto le stelle. E’ stata una serata molto bella, ma non ne scrivo per questo.
Sono arrivata in zona sulle 19.30 e ho cercato parcheggio sotto la torre. Al mio arrivo ho notato molteplici gruppetti di uomini che tappezzavano tutta l’area. Erano appoggiati ai muri, seduti per terra.
Ho pensato allo spaccio, di cui la città è tristemente famosa.
Mi sono sentita un po’ troppo esposta. La mia macchinetta di 15 anni, il sandalo brillante e il vestito fluttuante in voile facevano abbastanza a pugni con il contesto, nonostante in realtà siano tutti oggetti generalmente considerati poco pretenziosi.
Ho ballato tutta la sera e non ci ho più pensato fino a quando non era tempo di tornare a casa. Ero molto stanca e mi sono agganciata alla decisione delle amiche di andarsene via per poter arrivare all’auto in sicurezza, vista l’ora.
Sono entrata in macchina e mi sono chiusa dentro. Sono uscita dal parcheggio andando piano e osservando con più attenzione i gruppi di uomini che nel frattempo si erano notevolmente infoltiti. Erano soprattutto persone dal Bangladesh, molto probabilmente operai della Fincantieri.
Seduti per terra, giocavano a carte e ad altri giochi di società. Devo dire che questa cosa mi ha impressionato moltissimo, tanto da volerne scrivere.
In primo luogo, mi sono sentita scontenta perché li avevo giudicati troppo in fretta, o comunque il mio senso di allerta si era acceso molto (troppo?) velocemente per autoprotezione. E forse non è nemmeno sbagliato, perché erano tutti uomini e chissà che impressione gli avrò fatto io con lo spacco sulla gonna e il top a bretelline.
Poi ho riflettuto sul perché erano lì. Loro sicuramente non avranno l’aria condizionata in casa e così hanno trovato il modo per stare assieme lo stesso, giocando sotto le stelle.
Un po’ li ho anche invidiati, perché so che hanno un senso della comunità molto più forte del nostro, una cosa che accade alle persone che devono emigrare per necessità dal proprio paese.
Poi ho pensato alle donne. Saranno state tutte a casa, coi bambini, a crepare dal caldo. Loro però hanno la possibilità di uscire la mattina presto con i bimbi portandoli al parco, gli uomini lavorano tutto il giorno e possono uscire solo la sera.
Li ho ammirati, perché io non sopporterei di fare una vita così dura.
Non farei a cambio né con gli uomini, né con le donne. Eppure loro ci riescono e creano dei momenti belli lo stesso, di convivialità, dividendosi i compiti, mentre noi stiamo a casa, molti da soli chiusi dentro, con la nostra aria condizionata a manetta.
Siamo tanto soli. Ma è il benessere economico a dividerci? Sicuramente sotto molti aspetti sì.
E divide anche la città.
Perché poi ho proseguito il mio percorso in Via Torino e ho scoperto che c’era ancora tanta gente che camminava per strada, in bicicletta, nei bar. Un’altra città. Quella più povera. Quella più viva. Man mano che mi allontanavo per andare verso la mia casa non c’era anima viva, come al solito in tutti i periodi dell’anno … cosa di cui mi lamento sempre.
Palazzine, case e villini con alberi e bei giardini. Tutti chiusi con le tapparelle abbassate e gli allarmi accesi, come Fort Knox.
Abbiamo tutti paura di uscire. Per carità, è vero che la criminalità è aumentata. Ma io ho l’impressione che se tutti uscissimo di più e popolassimo le strade come negli anni ’80 e ‘90, quando si prendeva fresco la sera e si faceva la passeggiata in viale Garibaldi per prendere il gelato, la criminalità diminuirebbe, la sicurezza sarebbe maggiore. E anche un inizio di integrazione. Per fortuna a scuola, con i bambini, le cose sono diverse, ma c’è ancora tanto lavoro da fare.
Comunque, avrei voluto fare delle foto, fare quella che per me è vera street photography, ma non avrei il coraggio di andare da sola.
Vorrei di nuovo essere un uomo. Allora chiedo ai miei amici fotografi di farlo, di andare rispettosamente a chiedere a questi gruppi di persone il permesso di pubblicare questo momento di storia della nostra città. Io, intanto, inizio col coraggio di scriverne.



