
RIGENERAZIONE URBANA L’altra Mestre
4 Settembre 2025
Spigolature
5 Settembre 2025Sembra che in Europa esista un forte arretramento della libertà di parola (il c.d. free speech).
Questo almeno è quanto ha dichiarato quest’anno il Vice Presidente degli Stati Uniti d’America J.D. Vance nel discorso tenuto all’annuale Conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera.
Più nello specifico, in un passaggio del suo articolato intervento, l’autore del profetico libro “Elegia Americana” ha denunciato che: “La libertà di parola, temo, è in ritirata.”, aggiungendo poi: “E sfortunatamente, quando guardo l’Europa di oggi, a volte non è così chiaro cosa sia successo ad alcuni dei vincitori della guerra fredda. Guardo a Bruxelles, dove i commissari della Commissione europea hanno avvertito i cittadini che intendono chiudere i social media in periodi di disordini civili: nel momento in cui individuano ciò che ritengono essere “contenuti d’odio”, o a questo stesso Paese (n.d.r. la Germania) dove la polizia ha effettuato retate contro cittadini sospettati di aver pubblicato commenti antifemministi online come parte della “lotta alla misoginia” su Internet.”
Dai contenuti del discorso si evince che per il Vice Presidente Vance, consentire un “punto di vista alternativo”, accettando campagne di odio o contenuti demenziali sui social network rappresenta senza ombra di dubbio l’esempio migliore di funzionamento di una democrazia liberale.
Al contrario, la regolamentazione europea avvenuta attraverso il Regolamento (2024/1024) sulla libertà dei media (European Media Freedom Act), entrato in vigore l’8 agosto 2025, nell’accezione di J.D. Vance non può che rappresentare una minaccia al free speech tanto caro a uno dei padri nobili del pensiero liberale John Stuart Mill.
Sulla ruvida reprimenda di Monaco verso gli antidemocratici europei è opportuno evidenziare alcune criticità di questo approccio ultra liberistico in salsa MAGA.
Prima di tutto è vero che per Mill il vero e il falso devono diffondersi e confrontarsi (anzi, il falso è necessario perché la verità possa emergere nel corso del confronto tra tesi), ma questo confronto deve avvenire senza arrecare danni sociali, proprio quelli che invece talune campagne social sono capaci di generare.
Inoltre, siamo davvero sicuri che ciò che Mill intendeva come “mercato delle idee” nel superiore e primario interesse della verità sia realizzabile dentro il gran bazar digitale?
La tutela di un “mercato delle idee” libero nell’accezione espressa da Mill implica una serie di elementi del tutto assenti nella costruzione del dibattito sui social dove spesso mancano o proprio non esistono i presupposti per un confronto libero quali ad esempio: la ragionevolezza tra gli interlocutori che discutono tesi diverse, l’assenza di pregiudizi cognitivi, l’imparzialità politica, la disponibilità a cambiare idea a seguito del confronto.
Il Vice Presidente USA nel suo discorso finge di non vedere come i messaggi che circolano in rete e sui social molto spesso creano e alimentano confusione informativa (infodemia).
Tutti ormai conoscono il modo con il quale i social network grazie agli algoritmi che li governano sono in grado di veicolare le notizie a nostra immagine e somiglianza rafforzando le nostre convinzioni e i nostri pregiudizi cognitivi magari costruiti su quei “fatti alternativi” tanto cari al Vice Presidente USA.
L’errore, se così vogliamo chiamarlo, della critica all’approccio regolatorio europeo, sta nel non riconoscere come per raggiungere la verità non basta dare più libertà ma è necessario che quella libertà sia fondata su presupposti condivisi e non sui c.d. “fatti alternativi” tra i quali è possibile annoverare l’invito formulato dal Presidente Trump di bere il disinfettante per combattere il Covid.
La libertà d’espressione deve essere difesa tutelando soprattutto il diritto a non essere disinformati e ciò può avvenire introducendo alcune garanzie sulla trasparenza delle fonti e sull’indicazione di contenuti generati da IA.
Le preoccupazioni espresse dall’Europa non nascondono alcun intento securitario, nessuna volontà di limitare la libertà d’espressione ma solo la volontà di quella parte del Vecchio Continente che ancora ragiona di non confondere l’informazione con la disinformazione vale a dire la stessa esigenza che aveva spinto le più note piattaforme social a espellere il Presidente Trump dopo il 6 gennaio 2021.



