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8 Dicembre 2024L’Europa alla fine dell’anno più elettorale di sempre, durante il quale si è votato in circa 76 Paesi, si trova ancora alle prese con la definizione dei fragili equilibri interni, circondata da due guerre, messa alle strette davanti agli errori del passato in tema di difesa e politiche energetiche comuni, spaventata dallo stallo politico ed economico in cui si trova la gran parte dei suoi Stati fondatori, disorientata dal fenomeno epocale delle migrazioni dal sud e dall’est del mondo, nonché molto preoccupata di capire quale atteggiamento assumerà nei suoi confronti l’alleato storico vale a dire Gli Stati Uniti d’America all’alba dell’inizio del secondo mandato del rieletto Presidente Trump.
E’ proprio da e su quest’ultimo evento che l’Europa dovrebbe avviare una profonda discussione per evitare di essere travolta da quello che la vittoria del movimento MAGA (Make America Great Again) rappresenta vale a dire la crisi della democrazia, almeno per come l’abbiamo intesa fino ad oggi.
L’Europa, “terra di Venere”, scrupolosa osservante del rispetto della democrazia e di tutti i suoi riti, dispensatrice di messaggi di pace, rassicurata da 15 anni di dottrina Merkel, corre oggi il rischio di non vedere cosa sta accadendo attorno a sè.
L’Europa, illusa dall’idea di blandire con il commercio l’aggressività della Russia di Putin fieramente ancorata invece alla dottrina Primakov basata sull’assunto dell’imminente crollo della società occidentale a favore di un mondo multipolare governato da poche superpotenze, rischia di essere travolta dalla stessa frustrazione che ha vinto negli Stati Uniti.
Infatti, la democrazia, oggi, è messa in crisi, anche in Europa, sia dal basso che dall’alto come ha fatto notare di recente Sergio Fabbrini sul Sole 24 ore.
La crisi dal basso a che vedere con l’impoverimento della classe media (cfr. Stiglitz, Deaton, Duflo, Acemoglu) e con il pericolo di una deindustrializzazione della classe operaia. Lo scenario di una riduzione degli investimenti e di possibili licenziamenti collettivi che stanno affrontando aziende come ThyssenKrupp, Bosch, Volkswagen in Germania, i numeri che dall’inizio della legislatura (ottobre 2022) registrano in Italia settori quali: manifattura (-8%), tessile (-24%), auto (-23%), metallurgia (-15%), richiamano quelli delle crisi industriali già affrontate negli Stati del c.d. blu wall democratico negli USA.
Dall’altro lato, esiste una parallela crisi della democrazia che proviene dall’alto (cfr. Mounk, Fiorina, Achen) determinata dalla convergenza di élite politiche ed economiche maggiormente preoccupate le prime del loro rafforzamento elettorale e le seconde dei vantaggi economici che possono derivare loro da una politica debole e quindi controllabile.
L’Europa di oggi fragile e frastornata ha un solo vantaggio sugli USA, conosce quali strade non imboccare per evitare che la democrazia in quanto tale venga travolta. Non è molto ma è almeno un punto di partenza.



