
Venezia è la mia casa. Guardare al futuro è la mia missione
8 Maggio 2026
3 domande scomode a.. Giovanni Andrea Martini
12 Maggio 2026In occasione dell’importante appuntamento delle elezioni per la scelta del prossimo Sindaco di Venezia Luminosi Giorni ha scelto di interrogare direttamente i principali candidati.
Per ciascuno di questi abbiamo scelto tre domande volutamente “scomode” per cercare di approfondire gli aspetti più problematici riguardo alla candidatura. Le tre domande sono dunque ovviamente diverse da candidato a candidato proprio perché tese ad indagare gli elementi più spinosi per ognuno. Naturalmente, la nostra testata ha un orientamento programmatico e una prospettiva sul futuro di questa città precisi ed è sulla base di questo che abbiamo valutato i temi come problematici. Anche di questa scelta, ovviamente, ci prendiamo tutta la responsabilità, consapevoli che il nostro è solo un punto di vista e che ve ne sono, legittimamente, altri.
Non nascondiamo che il senso dell’iniziativa è stato (amichevolmente) sfidare gli interlocutori a essere il più franchi e onesti possibile. In questo senso, anche eventuali risposte elusive o ambigue saranno esse stesse risposte, che i lettori valuteranno.
Per assoluta trasparenza: la scelta di quali candidati considerare “principali” è stata di Redazione e ce ne assumiamo la responsabilità. Abbiamo posto le domande a (in ordine alfabetico): Boldrin, Martella, Martini e Venturini. Pubblichiamo di seguito i riscontri ricevuti.
Ci riserviamo, infine, di tornare sull’iniziativa con articoli di commento alle risposte ricevute, nelle forme e nei modi che riterremo opportuni.
DOMANDA 1
Nella presentazione della tua candidatura è emersa una grande attenzione allo sviluppo economico come necessaria alternativa alla soffocante industria del turismo e, pure idee su come articolare una strategia di rilancio. In questo quadro però non è emerso alcun accenno al tema della portualità e questo silenzio incuriosisce. Il Porto rappresenta una delle principali realtà economiche della città e ad oggi la vera alternativa al turismo. E ti è certamente noto il contesto: le difficoltà di un porto interno con la prospettiva di chiusure del MOSE, il dibattito sul Porto offshore, le spinte di una parte del mondo ambientalista a ridimensionare drasticamente questa risorsa e l’opposizione a qualsiasi intervento in laguna. Come si posiziona Ora! in questa discussione?
L’osservazione è centrata: la versione del programma che abbiamo fatto circolare cita la portualità per pezzi — la Zona Logistica Semplificata Porto di Venezia-Rodigino come strumento operativo, le competenze portuali e cantieristiche come componente del Pilastro II, il ruolo adriatico del Pilastro III, l’Autorità Portuale come interlocutore per le aree dismesse della Prima Zona — ma non l’ha ancora articolata in una posizione organica. È un’omissione dovuta al fatto che non fingiamo di aver in tasca la soluzione magica di una contraddizione reale. Vediamola.
Primo. Il porto è infrastruttura strategica per la città. Venezia non si libera dalla monocultura turistica senza, fra le altre, anche un’attività portuale efficiente. Chi propone di ridimensionare drasticamente il porto non offre alternative economiche. La destra offre un’accelerazione del declino, coerentemente con la sua incapacità di governare processi complessi. A sinistra troviamo la ripetizione del progetto “porto off-shore” che si continua a sbandierare senza avere la più pallida idea di come realizzarlo.
Secondo. MOSE e operatività portuale. Le chiusure del MOSE crescono in frequenza e creeranno discontinuità operative incompatibili con un porto commerciale moderno. La nostra risposta non è ideologica — pro o contro il MOSE — ma tecnica: investire in modellistica idrodinamica, ottimizzazione delle finestre operative, sistemi di gestione del traffico e, se altra soluzione ingegneristica non si trova, con lo spostamento progressivo del traffico portuale altrove. Questo richiede ricerca che va anzitutto finanziata e stimolata: tutti ne parlano nessuno la fa. Eppure, nello spazio di qualche anno, forse di un paio di lustri, il problema potrebbe diventare ineludibile. Il MOSE ha portato sul territorio un patrimonio ingegneristico che va capitalizzato anziché disperso, anche al servizio della portualità. Noi non abbiamo una risposta in tasca, ma siamo coscienti che bisogna investire subito – anche cercando attivamente finanziamenti e supporto internazionale – su come proteggere la città dalle crescenti maree senza chiudere totalmente la laguna al mare.
Terzo. Porto offshore: valutazione tecnica seria, non posizione di principio. Il dibattito è inquinato da grande confusione tecnica mista a posizioni preconcette. ORA! non assume una linea pregiudiziale né a favore né contro. Chiediamo che qualunque progetto di porto offshore — Voops o sue varianti — sia validato da analisi indipendenti di costo-beneficio, dimostri sperimentalmente la componente di trasbordo (Mama Vessel o equivalente), e sia sottoposto al parere vincolante dell’Advisory Panel internazionale previsto dalla §9.2 del programma. La ZLS Porto di Venezia-Rodigino e gli investimenti già programmati su Montesyndial (banchina da 1,6 km, dieci binari ferroviari) restano comunque un perimetro operativo utile e indipendente dal destino del Voops.
Quarto. Opposizione a qualsiasi intervento in laguna: posizione che non governiamo. La laguna è un sistema antropizzato da mille anni; “non toccare nulla” non è conservazione, è abbandono manutentivo. Gli interventi vanno governati con criteri scientifici e di trasparenza, calibrati sull’evidenza idrodinamica e biologica, non bloccati a prescindere. La Commissione Economica e Scientifica dell’Advisory Panel è la sede tecnica dove vagliare i progetti.
Quinto. Strumenti che il programma offre già. La ZLS Porto di Venezia-Rodigino con credito d’imposta e semplificazioni amministrative è il quadro operativo da rafforzare ed estendere settorialmente. Il Venice International Investment Fund può attrarre capitali privati internazionali per investimenti portuali e logistici di lungo periodo, complementari alle risorse pubbliche. Il Polo del Mare in Arsenale, con i settori IUAV di progettazione navale e ingegneria marittima e la ricollocazione-crescita di aziende private che, nell’area metropolitana, già operano con successo in quel settore, definisce il capitale umano necessario.
In sintesi: il porto è un asset, non un problema. La questione non è se preservarlo, ma come governarlo con intelligenza tecnica — in continuità con il Pilastro I del programma e con il quadro istituzionale ZLS-VIIF-Advisory Panel — riconoscendo che la versione finale del programma (che presenteremo la settimana entrante) deve dedicargli una sezione esplicita.
DOMANDA 2
Una suggestione del programma di Ora! è relativa alla potenzialità di Venezia come attrattore di finanziamenti privati grazie al suo status mondiale. Basta ovviamente avere la capacità e il networking necessari per favorire e sviluppare il processo. Tu hai posto molta enfasi anche sulla politica di attrazione di un turismo alto spendente, di “pacchetti” riservati per ricconi, parlando di Casinò riservato, di Arsenale come marina esclusiva ecc. È una suggestione originale ma rischia di proiettare una visione esclusiva e riservata per pochi della città che verosimilmente non godrebbe di un generale consenso. Vorremmo a tal proposito chiederti di meglio articolare la tua posizione in merito.
Sì, il programma prevede anche turismo di alta fascia, ed è una scelta consapevole. Inutile girarci attorno. Il porto turistico di alta gamma all’Arsenale o anche (non necessariamente in alternativa e per imbarcazioni minori) a ridosso della futura città universitaria di Forte Marghera – San Giuliano, le strutture ricettive di alto livello, una componente in “stile Montecarlo” — yacht, alberghi di pregio, una funzione di gioco ripensata e qualificata — fanno parte del mix economico che il programma persegue. Non come alternativa alla ricerca, alla manifattura e all’attrazione di capitali, ma come una delle componenti di un sistema produttivo diversificato. La vocazione turistica non va demonizzata ma modificata a vantaggio dei residenti presenti e futuri.
Il turismo di massa attuale è il vero predatore della città: distrugge il tessuto residenziale, satura le infrastrutture, paga poco, lascia poco, deteriora il patrimonio. Un turismo ad alto valore unitario e basso volume — clientela che spende di più, sta più a lungo, occupa meno spazio, paga servizi qualificati — è oggettivamente meno dannoso, redditizio per la città, e compatibile con una Venezia che torna ad essere abitata. Negarlo per ragioni di tono è ipocrisia; affermarlo con chiarezza è onestà politica; gestirlo nell’interesse dell’intero Comune è saper governare. Occorre anche capire che non tutto il turismo d’alta gamma è fatto da personaggi dubbiosi, anzi. Chi viene per convegni e conferenze, per comprare e vendere i prodotti dell’arte figurativa (qui occorre che la Biennale diventi sempre di più un business quotidiano e permanente), per apprezzare la musica e la cultura veneziana appartiene a questo target commerciale, ovviamente e ne costituisce la parte preponderante.
Il punto vero è il mix. Una Venezia che recupera popolazione, redditi e attività ha bisogno di più gambe economiche: ricerca scientifica e ingegneria lagunare (Pilastro I), design e manifattura avanzata (Pilastro II), funzioni diplomatiche e culturali internazionali (Pilastro III), portualità e logistica, e — accanto a queste — una componente di ospitalità e servizi di alta gamma. Le attività finanziarie e di gioco connesse a questo tipo di visitatori sono il vero rischio sociale del modello. Le condizioni che il Comune può porre — protocolli con UIF, controlli rafforzati, obbligo di disclosure sulla provenienza dei capitali, limiti operativi — vanno scritte ex ante, non rincorse ex post. Le concessioni e le autorizzazioni per le attività di alta gamma includono clausole di formazione, occupazione locale qualificata, integrazione con la filiera del Made in Venice e con i servizi nautici e cantieristici. Il valore aggiunto resta in città.
In sintesi. Sì alla componente di turismo alto-spendente come parte del mix economico veneziano, perché è meno dannosa del turismo di massa attuale e perché diversifica le entrate. No al monolitismo che caratterizza la metafora (Montecarlo) da noi usata per rendere l’idea, sia per il bene della città sia perché le esternalità sociali e finanziarie connesse sono incompatibili con una città che vuole tornare a essere abitata. Il programma di ORA! è la cornice operativa per fare una cosa senza cadere nell’altra: strumenti di governance (Advisory Panel, ARV), regolazione esplicita degli spazi, target demografici vincolanti, trasparenza finanziaria. Senza questa cornice, qualsiasi apertura al lusso scivola verso l’enclave; con questa cornice, diventa una componente sana di un’economia plurale.
DOMANDA 3
Ora! ha espresso un giudizio assai critico sulle classi dirigenti del passato, precisando che la critica non riguarda la sola amministrazione Brugnaro, colpevoli di miopia per non essersi rese conto del tramonto di un’economia basata sulla produzione fisica (e quindi di Porto Marghera) e di inerzia per essersi lasciare rattrappire e soffocare dall’industria turistica. Coerentemente, si propone dichiaratamente come un’alternativa autonoma alle due coalizioni principali. Se non ti poni limiti sul possibile consenso che potrai ottenere, un sano esercizio di realismo porta a pensare che non è scontato che tu, in caso di ballottaggio, sia uno dei due candidati in lizza. In questa ipotesi, quali sono gli elementi irrinunciabili e, di contro, quelli inaccettabili, che terresti in considerazione per un eventuale appoggio a uno dei due?
Vero, in caso di ballottaggio non è scontato che ORA! sia in lizza. Riconoscerlo non indebolisce la candidatura: la rafforza, perché obbliga a definire ex ante i criteri sui quali un eventuale appoggio è possibile o impossibile. Il peggior servizio che si può fare agli elettori che ci voteranno è non averli pensati prima, e contrattare al buio nelle 48 ore tra primo turno e ballottaggio. Le condizioni che seguono sono quelle che un nostro elettore ha il diritto di conoscere prima di mettere la scheda nell’urna.
Primo, adozione formale della governance del programma: impegno scritto del candidato sostenuto a istituire entro i primi diciotto mesi di mandato l’Agenzia per la Rinascita di Venezia con mandato decennale, l’Advisory Panel internazionale con criteri di nomina basati su merito e indipendenza, e ad avviare la costituzione del Venice International Investment Fund. Senza questa architettura il programma è solo intenzione: con essa, anche un candidato non nostro è vincolato a un metodo.
Secondo, vincolo demografico misurabile: assunzione formale dell’obiettivo di non meno di 52.000 residenti nel centro storico al 2036, con rendicontazione annuale al Consiglio Comunale e revisione obbligatoria delle politiche di locazione turistica breve, contributo di accesso e housing in caso di scostamento dalla tendenza. Questo è il numero che separa una città abitata da una città-vetrina.
Terzo, regolazione effettiva del turismo: adozione entro dodici mesi degli ambiti territoriali omogenei sulle locazioni brevi (art. 37-bis D.L. 50/2022), revisione del contributo di accesso come strumento dinamico di regolazione, destinazione dei proventi prioritariamente a politiche abitative e servizi ai residenti — non a marketing turistico. Senza questo, qualsiasi promessa di rilancio è retorica.
Quattro elementi inaccettabili.
Primo, continuità sostanziale con il modello Brugnaro: Smart Control Room usata principalmente per sanzioni automobilistiche e flussi turistici anziché per la sicurezza dei residenti, contributo di accesso ridotto a tassa simbolica, edilizia pubblica abbandonata, locazioni brevi senza limiti urbanistici, gestione opaca delle nomine negli enti partecipati. Un candidato che non rompe con questo modello — anche se si presenta con etichetta nuova — non è un interlocutore credibile.
Secondo, rigetto dell’internazionalizzazione: rifiuto del VIIF, rifiuto dell’apertura ai capitali esteri, riduzione delle politiche di rilancio a sussidi pubblici e fondi distribuiti per via clientelare. Una candidatura che pensa di rilanciare Venezia con le sole risorse italiane disponibili non ha capito la scala del problema e non e’ quindi in grado di affrontarlo.
Terzo, opposizione preconcetta a qualsiasi intervento in laguna o sul porto: posizione che in nome dell’ambientalismo blocca manutenzione, modellistica idrodinamica, ottimizzazione delle finestre operative del MOSE, valutazione tecnica del porto offshore. La laguna è un sistema antropizzato da mille anni; “non toccare nulla” è abbandono manutentivo, non conservazione. Una candidatura che fa di questa posizione un dogma non è compatibile con il programma di ORA!
Quarto, logica spartitoria nelle nomine degli enti partecipati, delle istituzioni culturali, dell’amministrazione comunale. Il filtro tecnico dell’Advisory Panel sulle nomine è una garanzia di metodo che non si baratta. Una coalizione che pretende di mantenere la cultura come terreno di compensazione politica, o di nominare l’amministratore delegato dell’ARV per quota partitica, riporta la città al mezzo secolo di malgoverno da cui deve uscire.
Una nota di metodo. Non ci sono nomi qui — non perché siano indifferenti, ma perché i criteri devono valere a prescindere dalle persone. Un candidato del centrosinistra che accetti i tre punti irrinunciabili e non rientri nei quattro inaccettabili è interlocutore; un candidato del centrodestra alle stesse condizioni lo è ugualmente. Un candidato — di qualunque coalizione — che non accetti i tre punti o rientri anche solo in uno dei quattro inaccettabili non lo è. Vale anche il contrario: se entrambi i candidati al ballottaggio sono interlocutori possibili, sceglieremo quello che offre garanzie scritte più stringenti sul programma, non quello che offre più posti.
La condizione di forma. Qualsiasi accordo è scritto, pubblico, e pubblicato prima del voto di ballottaggio. Non ci sono accordi informali, non ci sono distribuzioni di assessorati in cambio di endorsement, non ci sono trattative riservate. L’elettore ha il diritto di sapere, prima di votare, cosa il proprio voto consegna. Questo è il modo in cui ORA! intende fare politica, sia quando vince sia quando sostiene.
L’astensione come opzione legittima. Se nessuno dei due candidati al ballottaggio accetta le condizioni irrinunciabili o rientra negli inaccettabili, ORA! non indica nulla e lascia liberi i propri elettori. Vale la pena dirlo apertamente: meglio non eleggere il sindaco da soli che essere complici dell’ennesimo decennio perso. L’alternativa che offriamo è un metodo, non una poltrona, e un metodo ha senso solo se non si svende.
Infine, Michele, lasciamo uno spazio libero a tua disposizione per un messaggio agli elettori e per convincerli che sei la migliore alternativa possibile per la scelta del futuro Sindaco.
Le risposte che abbiamo dato credo siano dettagliate e precise abbastanza per dare un’idea di cosa vogliamo e come intendiamo comportarci. Siamo il cambiamento, la discontinuità che proprio oggi Francesco Giavazzi invoca su La Nuova Venezia: persone diverse con storie professionali qualificate e qualificanti. Abbiamo una visione positiva della città e del suo potenziale futuro, abbiamo capacità di governo e una cultura internazionale tecnicamente adeguata oltre, e non ci sembra poco, a una totale indipendenza sia personale che storica dai piccoli e parassitari gruppi d’interesse che in questi decenni hanno munto la città paralizzando il cambiamento. L’area metropolitana veneziana può crescere e progredire solo assieme alla città lagunare ed in simbiosi con essa. La Laguna che per decenni è stata vissuta e trattata come un muro può diventare il luogo attorno a cui cresce Venezia Futura, libera di re-inventarsi, come fece nel millennio scorso, come centro di commerci e cultura.
Immagine di copertina © Prima Venezia



