
Per ricordare ANNA TOSCANO
9 Dicembre 2025
Una vergogna inaccettabile
11 Dicembre 2025La vicenda del contestato DDL Delrio è rivelatrice di una situazione parecchio cervellotica in cui si dibatte la sinistra italiana e il mondo intellettuale che ad essa fa riferimento. Ricapitoliamo brevemente i fatti e poi tentiamo di dipanare l’argomento sotto diverse prospettive.
Un gruppo di parlamentari del PD, in testa il sen. Delrio, ha presentato un Disegno di Legge di iniziativa parlamentare che si intitola “Disposizioni per la prevenzione e il contrasto dell’antisemitismo e per il rafforzamento della Strategia nazionale per la lotta contro l’antisemitismo nonché delega al Governo in materia di contenuti antisemiti diffusi sulle piattaforme on line”. L’iniziativa di Delrio et alii è stata fortemente criticata da molti ambienti del PD stesso vicini alla Segretaria e da molti intellettuali di area (tra loro anche ebrei) per tutta una serie di motivi, che vedremo.
Vediamo subito le obiezioni di contenuto al contestato disposto di legge (qui il testo https://www.senato.it/leg/19/BGT/Schede/FascicoloSchedeDDL/ebook/59733.pdf). Sono quattro principalmente:
- adotta, all’art. 1, come definizione operativa di antisemitismo, quella dell’International Holocaust Remembrance Alliance – IHRA) ritenuta controversa e troppo filo israeliana perché equiparerebbe ogni critica allo Stato di Israele a forma di antisemitismo (vedi il link Criticare Israele non è antisemitismo. No a chi chiede questa equiparazione per legge);
- delega asseritamente al Governo dei superpoteri di polizia;
- limita la libera espressione e la possibilità di critica a Israele negli atenei;
- concentrando l’attenzione sull’antisemitismo privilegia questo fenomeno e non altri fenomeni come l’islamofobia, l’odio verso i rom ecc. correndo il rischio, così, di formalizzare un privilegio che finirebbe col metterli ancora più nel mirino.
Sono tutte obiezioni non peregrine (almeno alcune) su cui giova porre la dovuta attenzione. Ma mi sento di sottoporre le seguenti controargomentazioni.
Sul primo punto: il DDL, all’articolo 1, recita: “Ai fini della presente legge si applica la definizione operativa di antisemitismo approvata dall’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (International Holocaust Remembrance Alliance – IHRA), in coerenza con la risoluzione 2017/2692 (RSP) del Parlamento europeo, del 1° giugno 2017, sulla lotta contro l’antisemitismo e con la delibera del Consiglio dei ministri del 17 gennaio 2020”. Il DDL adotta dunque la definizione più internazionalmente accettata, già fatta propria sia dal Parlamento Europeo sia dall’Italia. Vale anche la pena ricordare che la risoluzione europea del 2017 nacque da una mozione tra i cui firmatari figurava una certa Elly Schlein, e che il Consiglio dei ministri del 17 gennaio 2020 apparteneva al governo Conte II, il cosiddetto “giallorosso”. È paradossale, anzi surreale, che l’attuale maggioranza schleiniana (per non parlare di Conte e del suo entourage) stia mettendo alla gogna parlamentari del PD per aver sostenuto una definizione di cui la segretaria del partito si era fatta promotrice in passato.
Certo può essere che all’epoca tutti abbiano preso una cantonata e quindi adesso sia giusto e opportuno ricredersi. Vediamo dunque cosa recita la famigerata definizione dell’IHRA. Ecco qui: “L’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio per gli ebrei. Manifestazioni di antisemitismo verbali e fisiche sono dirette verso gli ebrei o i non ebrei e/o alle loro proprietà, verso istituzioni comunitarie ebraiche ed edifici utilizzati per il culto”. Non precisamente un testo controverso; anzi ovvio, perfino tautologico. Ma non fermiamoci alla mera definizione: l’IHRA declina numerosi esempi in cui si può attuare questa percezione. Sarebbe lungo e tedioso elencare tutti questi esempi ma chi volesse cimentarsi nella lettura (https://holocaustremembrance.com/resources/la-definizione-di-antisemitismo-dellalleanza-internazionale-per-la-memoria-dellolocausto) provi a trovarne uno in cui sia configurabile la presunta equiparazione tra critica allo Stato di Israele e antisemitismo. Con molta buona volontà, possono fare alzare qualche sopracciglio questi due esempi: “Negare agli ebrei il diritto dell’autodeterminazione, per esempio sostenendo che l’esistenza dello Stato di Israele è una espressione di razzismo” e “Applicare due pesi e due misure nei confronti di Israele richiedendo un comportamento non atteso da o non richiesto a nessun altro stato democratico”. Direi una difesa un po’ “muscolosa” dello Stato di Israele ma, appunto, è un atteggiamento difensivo, non si dice “se critichi Israele solo per questo sei antisemita”. Ma non solo: l’esempio finale recita “Considerare gli ebrei collettivamente responsabili per le azioni dello Stato di Israele” e qui direi che non ci sono dubbi su quanto il testo distingua gli ebrei come collettività dallo Stato di Israele. È chiarissima al contrario la distinzione e si dice che si configura antisemitismo attribuire a (tutti) gli ebrei le colpe dello Stato di Israele (che quindi con tutta evidenza si ammette possano esistere ed essere criticate). Esattamente il contrario dell’equiparazione denunciata. Infine, nella premessa all’elenco degli esempi si trova “Le manifestazioni possono avere come obiettivo lo Stato di Israele perché concepito come una collettività ebraica. Tuttavia, le critiche verso Israele simili a quelle rivolte a qualsiasi altro paese non possono essere considerate antisemite.” Direi tombale. Ne concludo che l’accusa di equiparazione tra critica allo Stato di Israele e antisemitismo è infondata. Semmai si può porre una diversa obiezione ai legislatori. La definizione di un reato, che sta alla base di una legislazione che imponga o vieti condotte alle persone, sanzionandole, non può essere rimessa a esempi: deve essere oggettiva. E, nella definizione IHRA (e inevitabilmente nella legge che l’adotta), questa oggettività oggettivamente manca (voluto gioco di parole).
Secondo punto: la delega al Governo del disegno di legge Del Rio è tecnicamente ineccepibile. E in linea di principio non c’è alcun problema nel delegare l’attuazione a qualunque governo, perché, con una legge delega fatta bene, i decreti legislativi del governo devono stare entro paletti rigidi e l’eccesso di delega è un vizio che sarebbe censurato dalla Corte Costituzionale, che ne dichiarerebbe l’illegittimità. Quindi il DDL non concede al Governo (questo Governo.. è il non detto) alcun superpotere. Il problema semmai è nell’opacità della definizione del reato, come argomentato sopra.
Terzo punto. L’art. 3 del DDL prevede che l’organismo di vigilanza di ogni università individua al suo interno un soggetto preposto alla verifica e al monitoraggio delle azioni per contrastare i fenomeni di antisemitismo, in linea con il codice etico della stessa università e in conformità con quanto previsto dalla Strategia nazionale per la lotta contro l’antisemitismo. E prevede che comunichi al Ministero (e a chi se no?..) il report della sua attività. Si può obiettare che alla fine sarà un mero adempimento formale, di nessuna efficacia. L’ennesimo Responsabile incastrato dal Rettore a un adempimento ulteriore che farà di malavoglia. Ma parlare di politica trumpiana contro le università, di stato di polizia, di Grande Fratello occhiuto e invadente è onestamente fuori scala.
Quarto punto. Il punto è ottimamente espresso da Gad Lerner che così si rivolge a Delrio: “non ti rendi conto che la legge speciale a tutela di noi ebrei, pur con le migliori intenzioni, finirà solo per fomentare il pregiudizio antisemita e metterci ancor più nel mirino? Le normative per contrastare l’incitamento all’odio razziale esistono già, benché applicate a intermittenza. Non c’è bisogno di confezionarne una su misura a protezione di un soggetto coinvolto in un conflitto in corso e non l’altro. Puniresti chi apostrofa come terrorista l’intero popolo palestinese, o chi sostiene che non abbia diritto di esistere?”. È un’obiezione con una sua ratio. Però sorvola sul fatto che l’antisemitismo ha avuto un’impennata esponenziale. Nel 2022 si sono verificati 241 episodi certificati di insulti, minacce, diffamazione e aggressioni qualificati come antisemiti. Nel 2023 gli episodi sono cresciuti a 454. L’anno successivo, il 2024 sono 877 (di cui una marea tramite la Rete). Una progressione che è nei fatti. Certamente anche a causa dei crimini di guerra di Netanyahu, dei deliri dei suoi feroci ministri, dei crimini in Cisgiordania commessi dai coloni. Ma è proprio qui il punto fondamentale: le responsabilità, anche gravissime, dello Stato di Israele non possono ricadere sugli ebrei, su tutti gli ebrei, in quanto tali. Non si vedono attacchi contro cittadini russi solo perché Putin commette atrocità. E pure l’argomento “perché preoccuparsi dell’antisemitismo e non di altre discriminazioni religiose o etniche?” è debole. Per esempio: c’è forse evidenza che i casi di islamofobia stiano aumentando? In definitiva, si può legittimamente pensare che non sia opportuno intervenire sul problema dell’antisemitismo crescente, o addirittura che farlo possa essere controproducente; qualcuno potrà perfino coltivare l’inconfessabile idea del “se lo meritano”. Ma negare l’esistenza stessa del problema… no. Sarebbe un’offesa al buon senso.
Espletata l’analisi del contenuto della proposta Delrio, veniamo alle considerazioni politiche. In un mondo normale, quanto esposto fin qui costituirebbe la base di un sereno confronto tra priorità e sensibilità diverse, all’interno però di un reciproco riconoscimento di legittimità. Non siamo di fronte, in altre parole, a tesi radicalmente in antitesi come, per capirsi con un esempio, la contrapposizione tra chi parla di “denazificare l’Ucraina”, di “Europa guerrafondaia” e simili fantasie e chi la pensa in modo opposto. Tra costoro il dissenso è talmente radicale che è fisiologico che non vi sia reciproca legittimazione, io per primo – lo confesso – in cuor mio riservo a certi alfieri del filoputinismo epiteti irripetibili.
Qui, invece, nulla di tutto ciò. Eppure, sorprendentemente per chi scrive, l’iniziativa dei parlamentari del PD ha suscitato un’immediata e indignata reazione. Nel partito e nel popolo PD. La contrarietà dell’inner circle schleiniano è arrivata a esercitare una pressione sui proponenti tale da convincere tre di questi a ritirare la firma. Ma, anche tra molti cittadini di area, le manifestazioni di dissenso, di costernazione, talvolta di disgusto sulla presa di posizione dei parlamentari del loro stesso partito sono diffuse e molto veementi. Anche intellettuali miti e attenti hanno denunciato la presunta equiparazione tra critica a Israele e antisemitismo; altri lamentano che il testo non menzioni i diritti del popolo palestinese (che col tema c’entra ben poco), che non si parli di altri fenomeni di discriminazione e quant’altro. Prova che il tema antisemitismo è sentito da una parte rilevante della sinistra come inestricabile dal disastro in Palestina, scatenando riflessi pavloviani identitari molto profondi.
Ora, in termini di opportunità politica (e partitica) è palese che la dirigenza PD ha la necessità di non essere superata a sinistra, di non alienarsi il mondo propalestinese, evidentemente un bacino elettorale cui non può rinunciare. Parlare di antisemitismo significa carezzare contropelo l’elettorato, attuale e potenziale, e quindi è un argomento da “chi tocca i fili muore”. Dunque, è perfino comprensibile la contrarietà dell’entourage della Segretaria. Assai meno scontato (perlomeno per chi scrive) è stato invece constatare il livore, l’avversione viscerale verso Delrio e compagni che trasuda dal web. Un piccolo florilegio di “complimenti”: devono andarsene dal PD, cacciateli, fate pulizia di questi personaggetti – mi vergogno per loro – Delrio = Delirio e così via. Altra accusa molto gettonata l’accusa di essere “renziani”, che davvero per un certo mondo PD pare essere il peggiore degli insulti (e questo è un problema per i sostenitori del Campo Largo..).
Insomma, altro che riscossa dell’area riformista del PD: la vicenda del DDL ha funzionato come cartina al tornasole, una frattura netta tra la maggioranza del PD e la minoranza riformista, per lo più silente (e si capisce perché, visto quanto è successo). Ma soprattutto ha evidenziato che una parte significativa dell’elettorato PD è fortemente radicalizzata e intransigente e di fatto attigua alla sinistra estrema. Al punto da percepire Renzi come la peggiore delle sciagure. Non è una buona notizia, dal mio punto di vista.
Un’ultima nota: uno dei tre parlamentari cuordileone che hanno ritirato la firma dal DDL a seguito della moral suasion della dirigenza è il sen. Andrea Martella. Per i bene informati il probabile candidato Sindaco di Venezia del centrosinistra. Proprio ciò di cui sentivamo il bisogno..
Immagine di copertina © X Com



