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1 Aprile 2026La Lega di Bossi e il sovranismo di oggi
Bossi, dopo la fusione delle varie leghe sorte in genere come espressione di un malcontento diffuso soprattutto tra i piccoli imprenditori, vessati da una imposizione fiscale pesante, una burocrazia e una giustizia lente e inefficienti. Anche supportata dalle teorie di Gianfranco Miglio, Bossi offriva uno sbocco politico a questo disagio di un Nord produttivo che pagava per tutti, in una Padania che aveva caratteristiche simili a regioni europee confinanti a Nord come la Baviera, contro un denunciato parassitismo di una Roma ladrona e di un Sud parassitario dopo vari e falliti tentativi di una politica per il Mezzogiorno.
Il tutto caratterizzato da aspetti spontanei, se non selvaggi come le invasioni ai raduni in Riva degli Schiavoni o a Pontida con addirittura persone con copricapi dotati di corna, forse simbolo dei barbari che avevamo minacciato e poi distrutto la civiltà dell’Impero Romano d’Occidente ma simbolo della protesta contro la Roma contemporanea. Il tutto con un richiamo di Bossi alle origini della Repubblica nata dalla Resistenza contro il fascismo, poi decaduta causa un blocco della democrazia causato dalla guerra fredda, il bipolarismo senza alternativa DC/PCI, la prassi invasiva delle istituzioni politiche non limitata a un corretto spoil system, che occupava, sulla base del manuale Cencelli, con criteri politici anche ruoli “tecnici” come all’IRI che fino alla metà degli anni ’70, e persino durante il regime fascista, era stato condotto con competenza e capacità manageriale.
Aggiungo, l’Italia era reduce da un passato burrascoso, da un periodo successivo al 1968 caratterizzato da un calo del ritmo di sviluppo che era stato dinamico negli anni del dopoguerra: esplosione della domanda di welfare troppo spesso soddisfatta con un aumento continuo del debito pubblico, turbamenti sociali con tentativi di golpe da un lato (P2, Junio Valerio Borghese, il generale Dilorenzo, gli intrighi di Calvi, Sindona, il Vaticano), le Brigate Rosse dall’altro, il timore e l’incertezza della politica di fronte anche alla perdita di produttività e profittabilità delle aziende anche dovute al meccanismo della scala mobile, quindi del pieno adeguamento dei salari all’inflazione galoppante, quindi accettando un meccanismo perverso caratterizzato da svalutazione monetaria e inflazione.
Infine, il tentativo di uscire da questa situazione era stato cosparso di errori che poi hanno portato alla crisi col governo Amato nel 1992/93. Si è creduto di porre l’Italia su giusti binari decidendo nel 1981 il divorzio governo/Bankitalia. Poi vi è stata l’adesione allo SME come premessa dell’introduzione dell’Euro pensando così di imporre un freno all’inflazione, certamente diminuita, ma senza fare le riforme necessarie a rendere attraente e competitivo il paese, senza seguire una filosofia corretta nel fare le privatizzazioni, magari favorendo gli amici degli amici.
In sostanza, la Lega dei primi anni ’90 rappresentava un mix da un lato innovativo, da un altro anche dubbio con componenti estreme. Cito ad esempio Borghezio. Così quando scese in campo Berlusconi, Forza Italia nel 1994 svuotò praticamente i consensi della Lega assorbendone almeno apparentemente le istanze dietro un vantato liberalismo, ma di fatto raccogliendo i consensi del vecchio elettorato moderato che prima era rappresentato dalla DC e parte del PSI di Craxi. Bossi era consapevole che da solo non avrebbe mai acquisito un potere tale da assicurare il cambiamento prima auspicato, ma credo si sia illuso di Berlusconi diventandone anche amico oltreché alleato, e superando quel richiamo iniziale all’antifascismo accettando il MSI poi Alleanza Nazionale in una comune coalizione di governo.
Poi abbiamo visto tutti il cambiamento col passaggio della segreteria a Salvini. Da partito del Nord ad uno nazionale o meglio nazionalista, per finire con l’apertura ad un estremismo di destra più ancora marcato rispetto a F.lli d’Italia, con una prima apertura a Vannacci, la vicinanza a Casa Pound, alle destre europee di Farage, Orban, Le Pen e Zemmour, Vos, addirittura AfD, a Putin da un lato e a Trump e Vance dall’altro.
Corre voce che Bossi fosse contrario a tutto questo. Credo lo fosse anche Maroni. Ma gli iscritti sono rimasti compatti, indifferenti alla rivoluzione politico/filosofica imboccata da Salvini. Oggi la Lega è un partito sovranista, più a destra di Fratelli d’Italia. Ed è da tempo leader contro ogni processo d’integrazione europea. Bossi in parte lo era, ma reduce a esperienze italiane negative, come ho prima accennato. L’Europa è stata vissuta negativamente da molti a causa del rapporto Lira/Euro di fatto stabilizzato presto a 1€ = 1000 Lire, poi da vincoli normativi non sempre graditi alle imprese italiane, da una marcata over-regulation che si aggiunge a quella nazionale, senza capire che una maggiore integrazione è necessaria soprattutto oggi di fronte ad un mondo caratterizzato da potenti aree di influenza, tra USA e Cina soprattutto, col rischio europeo di essere vaso di coccio tra vasi di ferro.
Immagine di copertina © Il Post



