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27 Gennaio 2014Io, pur di ottenere una riforma che abroghi il Senato e le Province sarei disposto a mandare giù una legge elettorale che preveda la scelta del Premier per … sorteggio!
Fuor di paradosso, un aspetto chiave dell’accordo Renzi/Berlusconi è che questo prevede un “pacchetto” che, appunto, comprende la legge elettorale, il superamento del bicameralismo perfetto e la riforma del titolo V, questi due ultimi nel senso di snellimento dell’apparato statale.
L’importanza dell’occasione (giustamente definita storica) fa giustizia delle polemiche sul coinvolgimento di Forza Italia nella negoziazione: una riscrittura costituzionale non può farsi senza un attore che, piaccia o meno, è lì in campo con tutto il peso del consenso di cui ancora oggi gode. Idem si dovrebbe dire per il Movimento 5 Stelle che però si chiama fuori sdegnosamente con un atteggiamento francamente incomprensibile.
In merito alla legge elettorale partorita dall’accordo, le discussioni tra le forze politiche mi sembrano talvolta surreali (non così nei social network dove si trovano analisi ed osservazioni assai pertinenti). Enorme enfasi si da alla vexata quaestio preferenze si / preferenze no che mi pare affatto secondaria (le liste corte sono un ragionevole compromesso) mentre passano sotto silenzio luci (come per esempio il sacrosanto divieto di candidarsi in più di una circoscrizione) e ombre. E di ombre ce ne sono parecchie: per esempio a mio parere la parità assoluta di genere imposta per legge ed una soglia di ingresso in Parlamento per i partiti singoli dell’8% che è assurda: su 50 milioni di aventi diritto al voto, quest’8% corrisponde a potenziali 4 milioni e comunque anche tenendo conto dell’astensionismo siamo intorno ai 3 milioni… 3 milioni di voti e nessuna rappresentanza in Parlamento per una forza colpevole solo di non essersi accodata ai due partiti maggiori? Ma andiamo…
Ma fin qua siamo nel campo delle considerazioni soggettive. Quello che è oggettivo, invece, è che la legge, così com’è ora, è a fortissimo rischio di incostituzionalità e stupisce che questo passi quasi inosservato. Infatti, il combinato di:
– una soglia per il premio di maggioranza molto bassa (35%)
– possibilità di concorrere al premio alla coalizione e non al singolo partito
– soglia di ingresso ai partiti in coalizione al 5 %
può portare a distorsioni enormi. In principio un partito può ottenere il 53% dei seggi avendo una percentuale di consenso di meno della metà. E, si badi bene, non è affatto un’ipotesi di scuola, è al contrario assolutamente verosimile. Prendiamo il Centrodestra. Immaginiamo che alla coalizione si associno NCD e Lega ed entrambe sfiorino, senza raggiungerlo, il 5%. Aggiungiamo un 3% di Fratelli d’Italia, un 2% della Destra di Storace.. risultato con il 20% dei voti, poco più, Forza Italia potrebbe vedersi attribuito il 53% dei seggi! Similare la situazione nel centosinistra. Mettete un 4% di SEL, un 2% dei Comunisti italiani, 1% a testa di Socialisti e Radicali ed il gioco è fatto. Con poco più del 25% dei voti il PD prende tutta la posta. Insomma, mi sembra che una legge siffatta non passerà mai il vaglio della Corte Costituzionale.
Inoltre, primum vivere deinde philosophari: i partitini certi di essere sottosoglia ragionevolmente pretenderanno di avere loro candidati inseriti nel listone del partito maggiore con ciò paradossalmente creando, anziché l’auspicata semplificazione del quadro politico, elementi di potenziale instabilità con un finto bipartitismo.
Ciò detto, come premesso sarei disposto a digerire qualcosa di anche molto peggio dell’Italicum per avere il resto del pacchetto.. Purtroppo però non vi è alcun garanzia che, portata a casa la legge elettorale, i contraenti mantengano la barra a dritta per arrivare anche alle modifiche costituzionali. Giova sottolineare che, trattandosi appunto di modifiche costituzionali, queste comportano un iter complesso e molto lungo. Ne consegue che altro che elezioni nel 2015, altro che passare il semestre europeo… Se davvero si vuole portare a casa tutto il pacchetto si deve, qui e ora, dichiarare intoccabile il governo Letta per almeno altri due anni. È disposto Renzi ad attendere così a lungo? E, soprattutto, terrà fede agli impegni Forza Italia (che già ha dato in passato dimostrazione di essere tutt’altro che affidabile)?
Si rischia in definitiva che, chiuso il cerchio sulla nuova legge elettorale ci ritroviamo tra le mani un bel pacco, altro che pacchetto..




