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15 Maggio 2026Elezioni nella municipalità. Mestre e Carpenedo, fase due: dopo i contenitori, i contenuti
Sono candidata alla Municipalità di Mestre-Carpenedo nella lista civica a sostegno di Simone Venturini Sindaco. Sono iscritta al Partito Liberaldemocratico, guidato da Luigi Marattin, perché credo in una politica seria, riformatrice, europea, concreta: una politica che non promette miracoli, non distribuisce illusioni e non scambia la protesta permanente per una visione di governo.
Il PLD nasce da un’idea semplice, ma oggi quasi rivoluzionaria: libertà individuali, economiche e civili; pari opportunità; merito; responsabilità; apertura europea; economia di mercato; sussidiarietà; fiducia nelle competenze e nei risultati misurabili. Non lo Stato che pretende di fare tutto, non il Comune che diventa un distributore automatico di consenso, non la politica che si limita ad accarezzare le paure. Ma istituzioni che abilitano, semplificano, connettono, correggono dove serve e lasciano respirare la società.
È con questo spirito che guardo a Mestre e Carpenedo.
Arrivo a questa candidatura portando con me un’esperienza concreta nella gestione e nell’organizzazione di iniziative internazionali. Lo dico non per aggiungere una riga al curriculum, ma perché credo che oggi anche la politica locale abbia bisogno esattamente di questo: metodo, capacità organizzativa, visione, concretezza. Saper mettere insieme persone, idee, istituzioni, associazioni e imprese attorno a obiettivi chiari. Saper trasformare una buona intenzione in un progetto che cammina.
E Mestre-Carpenedo, oggi, ha bisogno proprio di questo.
Mestre e Carpenedo non hanno bisogno dell’ennesimo processo alla propria identità. Ne abbiamo già celebrati abbastanza, spesso con molta retorica e poca manutenzione ordinaria del buon senso. Mestre non è la periferia triste della cartolina veneziana, e Carpenedo non è una semplice appendice residenziale da citare per completezza geografica. Sono luoghi vivi, con storie, bisogni, energie e potenzialità diverse, ma parte della stessa sfida: rendere Venezia una città contemporanea, produttiva, accessibile e realmente abitabile.
Negli ultimi anni Mestre è cambiata. E sarebbe intellettualmente disonesto non riconoscerlo. La rigenerazione urbana ha prodotto risultati visibili: spazi, luoghi, polarità, contenitori nuovi o rinnovati. Alcune scelte hanno restituito ordine, funzioni e possibilità a una parte della città che per troppo tempo era stata raccontata solo attraverso il lessico del degrado. Anche Carpenedo, con la sua dimensione più quotidiana, residenziale e di prossimità, può essere parte fondamentale di questa nuova fase: meno periferia amministrativa, più quartiere vivo, connesso, ascoltato.
Bene. Ora però arriva la parte più interessante.
Perché una città non vive di soli contenitori. Le architetture sono importanti, gli spazi pubblici pure, gli investimenti ancora di più. Ma poi bisogna riempirli. Di persone, di idee, di imprese, di cultura, di associazioni, di giovani, di occasioni vere. Altrimenti la rigenerazione rischia di restare una bella cornice senza quadro.
La prossima fase di Mestre e Carpenedo deve essere questa: passare dalla città riqualificata alla città attivata.
Significa mettere in moto energie civiche, associative, imprenditoriali. Significa creare condizioni favorevoli per startup, professionisti, imprese innovative, realtà culturali e sociali. Significa coinvolgere davvero le nuove generazioni, non convocarle ogni tanto come arredamento giovanile da convegno, ma dare loro spazi, responsabilità, strumenti e occasioni.
Una città liberale non è una città in cui il Comune fa tutto. È una città in cui il Comune mette ordine, semplifica, abilita, connette. E poi lascia che la società faccia la sua parte. Perché la vitalità urbana non nasce da una determina dirigenziale: nasce quando chi ha un’idea non viene trattato come un fastidio amministrativo.
Mestre e Carpenedo, e le altre MJunicipalità, hanno bisogno di questo salto. Meno burocrazia difensiva, più fiducia. Meno rendita dell’esistente, più apertura. Meno “non si può fare perché si è sempre fatto così”, più “vediamo come renderlo possibile”.
Dentro questa visione si colloca anche il ruolo della Municipalità.
Dire che la Municipalità è stata “svuotata” è una formula facile, ma rischia di essere sbagliata. Le Municipalità, negli anni, avevano finito spesso per assomigliare a piccoli Comuni in miniatura. Con il rischio di duplicare livelli, procedure, passaggi, micro-conflitti e burocrazie. Ma ai cittadini di non servono doppioni. Non serve un Comune piccolo che replica il Comune grande, con meno poteri e le stesse liturgie.
Serve invece una Municipalità che torni alla sua funzione più utile: essere organo di prossimità.
Prossimità vuol dire ascoltare prima che i problemi esplodano. Vuol dire conoscere le strade, i quartieri, le associazioni, i commercianti, le famiglie, le scuole, i giovani. Vuol dire sapere che il centro di Mestre e le aree più residenziali di Carpenedo non hanno sempre gli stessi problemi, ma hanno lo stesso diritto a un’amministrazione presente, rapida, concreta. Vuol dire portare all’amministrazione comunale informazioni migliori, priorità più chiare, proposte più realistiche.
Non un luogo dove fare teatro politico in scala ridotta, ma un presidio intelligente del territorio.
La sfida di Simone Venturini e della lista civica che lo sostiene sta anche qui: dare continuità a ciò che è stato costruito, ma aprire una fase nuova. Non demolire per il gusto di distinguersi. Non rivendicare discontinuità artificiale. Piuttosto, fare quello che ogni buona amministrazione dovrebbe fare: prendere ciò che funziona, correggere ciò che va migliorato, accelerare dove la città è pronta ma la macchina pubblica è ancora troppo lenta.
Mestre e Carpenedo oggi hanno bisogno di diventare una piattaforma.
Una piattaforma per chi vuole fare impresa. Per chi vuole aprire uno spazio culturale. Per chi vuole costruire reti associative. Per chi vuole portare innovazione. Per chi vuole vivere il territorio non solo come luogo di residenza, ma come spazio di possibilità.
Questo è il punto politico, ma anche molto pratico: Mestre e Carpenedo non chiedono assistenza, chiedono abilitazione. Non chiedono di essere compatite, chiedono di essere messe nelle condizioni di correre.
E allora la Municipalità può essere utile proprio se smette di pensarsi come un piccolo municipio nostalgico e diventa cerniera: tra cittadini e Comune, tra bisogni e decisioni, tra spazi e contenuti, tra amministrazione e società civile.
La mia esperienza nella gestione di iniziative internazionali mi ha insegnato una cosa semplice: le idee contano, ma senza organizzazione restano appese ai comunicati stampa. Servono metodo, tempi, responsabilità, reti, verifica dei risultati. Serve la capacità di passare dall’intuizione all’esecuzione.
Ed è questa mentalità che vorrei portare nella Municipalità di Mestre-Carpenedo: meno lamentazione amministrativa, più capacità di mettere a terra le cose. Meno politica come rappresentazione, più politica come servizio utile. Meno nostalgia del piccolo potere locale, più prossimità vera.
Il futuro di Mestre e Carpenedo non si costruisce contrapponendo quello che è stato fatto a quello che resta da fare. Si costruisce riconoscendo il lavoro realizzato e avendo il coraggio di dire che adesso serve il passaggio successivo.
I contenitori ci sono.
Ora riempiamoli di contenuti. Di giovani. Di imprese. Di associazioni. Di cultura. Di vita.
E soprattutto di futuro, per Mestre e per Carpenedo.



