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29 Maggio 2025Subito dopo il lungo ponte di Pasqua e Venticinque aprile, il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha inviato una circolare ai dirigenti delle scuole italiane in cui si esortano i professori a non esagerare con i compiti e si chiede di adottare un maggiore coordinamento nella programmazione delle verifiche. Nella circolare si ribadisce inoltre, che la scuola ha il dovere di istruire, mentre l’educazione, in accordo con l’articolo 30 della Costituzione, è un diritto dovere innanzitutto dei genitori. Alla luce di ciò, il ministro ritiene tassativo un consenso informato da parte delle famiglie per tutte quelle iniziative che riguardano l’educazione sessuale. In poche parole, malgrado il bel dire e il bel parlare di educazione all’affettività, dopo che si è consumato l’ennesimo femminicidio, quando poi è necessario adottare i provvedimenti che si muovano nella direzione della prevenzione di fenomeni di violenza, di bullismo e “revenge porn”, ci si trincera nel più bieco conservatorismo.
Sappiamo bene quanto una corretta educazione all’affettività non possa prescindere da un’adeguata informazione in tema di sessualità. Ne consegue che una sana educazione sessuale dovrebbe essere, come ormai accade in molti paesi europei, materia obbligatoria nelle scuole. Ma perché tanta parsimonia da parte del ministro? Come spiegare tanta resistenza a un curricolo che concorrerebbe invece alla crescita personale degli studenti? Perché chiedere il consenso dei genitori su interventi che invece dovrebbero diventare obbligatori nella nostra scuola?
In numerose interviste rilasciate di recente, il ministro Valditara ha dichiarato che una materia come l’educazione sessuale tocca temi valoriali sensibili, dove famiglia e scuola devono dialogare in nome di un sano pluralismo e che non si può obbligare uno studente a seguire corsi che possono presentare il rischio di una caratterizzazione ideologica.
Cerchiamo di capire il sotto testo di queste dichiarazioni. Richiedere il consenso delle famiglie per qualsivoglia materia comporta implicitamente una inadeguatezza della scuola ad affrontarne nei giusti termini il percorso educativo. Tale discorso andrebbe fatto allora per molte altre discipline. La storia forse non è soggetta a interpretazioni? E che dire della scienza e dei temi ad essa connessi in materia ambientale o di riproduzione della specie? Finanche la scelta dei brani antologici di lingua italiana o di lingue straniere può essere veicolo di indottrinamento. Questo dunque dovrebbe indurci a diffidare della scuola e a monitorare con pervicacia sistematica le scelte dei professori? No di certo. L’educazione sessuale, in molti paesi d’Europa, viene calibrata sulle diverse fasce d’età degli studenti. Si parte da una informazione incentrata sugli aspetti anatomici per affrontare, man mano che si va avanti nei segmenti di istruzione, temi più strettamente inerenti al sesso, alla conoscenza del proprio corpo, alla relazione e a tutto l’universo emotivo che si muove intorno a questi aspetti. Il pregiudizio ideologico anima invece le scelte governative. La destra dice che questi corsi spesso servono per propagandare l’ideologia gender. Che cosa intendono per ideologia gender, non si è ancora capito, ma di sicuro, secondo chi ci governa non parlare di questi temi impedisce agli studenti di svilupparsi in un certo modo “sbagliato e contro natura”. È la strategia del “meglio non conoscere il male per evitare di incorrervi”. Meglio delegare le famiglie che, invece, in molti casi, taceranno perché in tutt’altre faccende affaccendate e abbandoneranno i figli al proprio destino.
I ragazzi hanno molte curiosità, dubbi sul genere e sulla sessualità. Molto spesso vogliono capire e conoscersi. E tutto questo diventa estremamente importante se si vuole combattere la mascolinità tossica, la violenza, l’omofobia e tanti fenomeni di devianza che si eviterebbero con un’educazione mirata, consapevole e, soprattutto, agita in un alveo istituzionale come l’ambiente scolastico.
Se il ministro strizza l’occhio alla crociata anti-lgbt di Pro-Vita e Famiglia, le associazioni dei Genitori Democratici chiedono che si faccia educazione all’affettività e alla sessualità come disciplina, prima che il porno fruito col web soppianti definitivamente ogni canale di educazione e di trasmissione di conoscenze.



