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22 Gennaio 2026Il Progetto Scalera-Trevisan alla Giudecca
Prologo
Nella prima metà degli anni novanta del secolo scorso chiudeva la Junghans, ultima fabbrica esistente alla Giudecca, con l’eccezione di alcuni cantieri, e Alberto D’Amico cantava “Giudecca nostra abandonada, vint’anni de fame e sfrutamento e adesso s’è rivà el momento de dirghe basta e de cambià”.
I fatti
In quegli anni l’Amministrazione Comunale produsse un “Progetto Giudecca” con un team di tecnici dedicati che hanno elaborato 27 progetti di recupero e trasformazione, tutti realizzati negli anni immediatamente successivi, i quali hanno cambiato il volto e la vivibilità dell’Isola.
Solo il progetto relativo al complesso del Mulino Stucky e delle aree Scalera e Trevisan, prospicienti la laguna, non è stato interamente completato. È stato recuperato il complesso Stucky attraverso la realizzazione dell’albergo, oggi hotel Hilton, e delle abitazioni all’interno del complesso, assegnate per il 50% a un prezzo convenzionato ai residenti di Venezia, mentre nell’area Scalera sono stati realizzati, ma mai terminati, alcuni edifici e nell’area Trevisan, occupata da edifici di archeologia industriale, non è stato fatto alcun intervento.
Tutte queste aree (Stucky + Scalera-Trevisan) facevano parte di un unico Piano Particolareggiato, ed erano regolate da un’unica convenzione, sottoscritta nel 1999 dall’imprenditore che avrebbe dovuto realizzare l’intervento.
L’operazione si è interrotta a seguito del fallimento della società Acqua Marcia che era la proprietaria dell’intero comparto.
A seguito delle procedure di liquidazione di quel fallimento l’albergo è stato venduto, mentre le aree Scalera e Trevisan non hanno mai trovato acquirenti e sono abbandonate da circa venticinque anni, con gli edifici parzialmente realizzati oggi in forte stato di degrado.
Il motivo per cui queste aree sono rimaste invendute, nonostante fossero offerte a un prezzo di liquidazione, è molto semplice: gli oneri e le destinazioni previste dalla convenzione del 1999, che avevano un senso all’interno di un intervento complessivo di alcune centinaia di milioni di euro con il forte traino del grande albergo, diventavano insostenibili se applicate ai soli interventi nelle aree residue. Inoltre molte destinazioni che nel 1999 potevano sembrare corrette, quali le destinazioni commerciali o direzionali e le destinazioni artigianali all’interno degli edifici crollanti di archeologia industriale, appaiono oggi del tutto irrealizzabili per i costi e la mancanza di una domanda.
Di fronte a questa situazione l’Amministrazione aveva due strade. Lasciare tutto abbandonato come si trova oggi, aspettando che qualche privato si facesse avanti, acquistare all’asta la proprietà e fare un progetto di recupero secondo i propri obiettivi.
È stata scelta la prima strada e le aree, in tempi più recenti, sono state acquistate dal gruppo imprenditoriale, attuale proprietario dell’albergo, con l’intento di riagganciare l’operazione al complesso Stucky per renderla sostenibile.
A questo scopo è stato redatto un nuovo Piano in variante rispetto al precedente, che era peraltro scaduto da vent’anni, ed è stata elaborata una nuova convenzione che definisce gli obblighi e gli oneri di interesse pubblico.
La polemica
Come è giusto che sia, un nuovo intervento a Venezia di questa importanza e dimensione va valutato con grande attenzione per verificare se gli interessi collettivi sono salvaguardati o, comunque, se si sarebbe potuto fare di meglio.
A parere di benemerite associazioni che svolgono un importante lavoro per difendere la residenzialità a Venezia, oltre che di tutti i gruppi di opposizione consiliare, questo Piano va contro gli interessi della città, favorisce i privati e aggrava l’over turismo a Venezia.
A loro parere l’amministrazione avrebbe dovuto imporre ai privati l’attuazione della convenzione del 1999.
Ho già detto perché i contenuti di quella convenzione rendono economicamente, oltre che funzionalmente, insostenibile l’intervento, e, se così è, diventa del tutto velleitario pensare che qualcuno intervenga rimettendoci una significativa quota di denaro.
A mio parere inoltre, e come credo a parere di chiunque analizzi con competenza la questione, la nuova proposta è fortemente migliorativa rispetto a quella della fine degli anni novanta, oltre a essere economicamente praticabile.
I risultati
In sintesi le ricadute sulla città saranno le seguenti:
- Il “Progetto Giudecca” verrà completato e aree abbandonate verrano recuperate;
- le aree verranno bonificate;
- gli alloggi passeranno da circa 68, come previsto dalla vecchia convenzione, a circa 80 e quelli che diventeranno proprietà del Comune passeranno da 14 a 22;
- 32 alloggi saranno destinati ai dipendenti dello Stucky, cioè trentadue famiglie, oggi pendolari, risiederanno alla Giudecca;
- 25 alloggi resteranno nella disponibilità della proprietà, eventualmente utilizzati per i dipendenti in vista dell’aumento dovuto alle nuove attività; attualmente i dipendenti stabili sono duecentocinquanta, destinati ad aumentare sensibilmente con le nuove attività previste; gli stagionali sono sessanta;
- le aree a verde pubblico saranno di dimensione inferiore a quelle previste dalla vecchia convenzione, ancorché superiori alla dimensione di piazza San Marco e a quelle previste dal piano comunale degli standard, ma la loro gestione e manutenzione sarà a carico dei gestori dell’albergo;
- verranno recuperati gli edifici di archeologia industriale, compresa la ciminiera ultima testimonianza di un’epoca, con una destinazione “produttiva”: club house, ristorante, spa, altro, aperti al pubblico.
- verranno versati circa 1.5 milioni al Comune come monetizzazione parcheggi;
- aumenterà in città il numero dei lavoratori, con competenze di vario titolo.
Questi risultati sono resi possibili dalla trasformazione delle superfici destinate in precedenza a commerciale, direzionale, servizi, in 57 stanze di albergo che producono una valorizzazione, da trasformare in contributo straordinario al Comune, di circa 10 milioni.
Conclusione
Affermare, come chi si oppone, che il Comune avrebbe dovuto imporre ai nuovi proprietari il rispetto della vecchia convenzione del 1999, non essendoci le basi materiali perchè ciò accada e se accadesse, darebbe risultati peggiori di quelli che si otterranno con la nuova convenzione, diventa una pura posizione di principio, la famosa etica dei principi, che costituisce sempre il principale ostacolo alla realizzazione degli obiettivi che si propone.
A fronte di un guasto evidente, di un immobilismo ultraventennale, dell’assenza di proposte alternative, la soluzione in via di approvazione rappresenta dunque un evidente beneficio per Venezia, a cui verranno restituiti appartamenti, residenti, un parco pubblico, posti di lavoro, il recupero di edifici storici e testimoniali: un pezzo di città a completamento del progetto che ha recuperato nel tempo l’intera Giudecca.



