
La moschea negata a Mestre. Integrazione o paura?
13 Marzo 2026
SPIGOLATURE
15 Marzo 2026Ancora una volta lo spunto iniziale per queste note è nato dalla presentazione della seconda delle graphic novels di cui mi accingo a parlare : mi riferisco a Mala del Brenta, a cui il negozio di Mestre specializzato in comics, MULTIVERSE COMIX, ha dedicato lo scorso dicembre un pomeriggio di conversazione con gli autori. Poiché avevo da tempo anche un’altra opera il cui testo è dello stesso autore, Marco Gnaccolini, Moby Dyck City Blues, ho pensato di creare una sorta di “ponte creativo “ tra due opere diversissime, che hanno in comune solo due cose: l’autore dei testi e l’appartenenza ad un genere letterario in espansione ed ormai su livelli di altissima qualità.
Lo spunto letterario del primo , il classico di Melville arcinoto, diventa per l’autore dei testi e per l’illustratore, che si conoscono da anni e la cui collaborazione viaggia su binari di reciproca alta stima ed amicizia, il punto di partenza per una riflessione su di una megalopoli della miseria e della mancanza di futuro. La parte “narrativa”, le frasi che accompagnano le immagini, sono distribuite nel testo in modo totalmente creativo, sembra a tratti di navigare nel buio della città, dove le parole di Gnaccolini accendono dei punti di luce o, piccolissime, in riquadri azzurri o appoggiate sullo sfondo delle immagini , commentano o, ancora, pongono continue domande esistenziali al lettore. Il viaggio nella metropoli dei disperati urbani si dipana inquietante davanti ai nostri occhi, in una espansione coloristica e drammatica che a tratti si divide in brevi scene “canoniche” da cartoon, altre lascia respiro alla pagina intera o addirittura a due pagine affiancate. La dilatazione coloristica diventa un suono che ci rincorre, il suono amplificato dei lamenti di questa popolazione di disperati , che cercano la pura sopravvivenza quotidiana. Il Pequod, la nave di Melville, diventa un immenso palazzo abitato dai dropouts. Chi vive sul Pequod? “…Siete chi non ha lavoro, chi lavora sottopagato, chi pulisce le scale chi fa arte chi raccoglieva pomodori, chi consegna le pizze, chi si prostituisce chi è alla cassa dei supermercati siete chi di giorno fa di tutto per tenere accesa la vita e l’ultima campana a spegnersi per studiare la notte”.
La balena appare come simbolo dell’immaginario, vola sui tetti della città, e la sua caccia avviene nel cielo di Venezia, in un breve omaggio alla città dell’autore dei testi. La caccia al mostro bianco volante diventa un simbolo di riscatto contro odio, fame, emarginazione. “Fai l’ultimo salto nel sole, Moby Dyck”! Nell’ultima grande tavola del libro, i dannati della metropoli, nell’acqua, guardano spuntare la coda del nemico ucciso inabissarsi : “Quaggiù , abbiamo solo cuori infranti,. Ma lassù ci aspettano amori infrangibili. Quaggiù chiamati falliti, vigliacchi, nullità, ma lassu’…”.
Nel 2025 viene pubblicato, ancora con i testi di Marco Gnaccolini, e le illustrazioni di Chiara Spallotta, un libro-documento sulla storia e la dimensione territoriale, storica, politica, sociale della Mala del Brenta.
Di nuovo l’impostazione, pur molto maggiormente definita sul piano informativo e storico generale, diventa di nuovo una storia “azzurra” raccontata dal fiume stesso, è la Brenta che apre il racconto : “C’era una volta che ci sono io…io sono la Brenta”. Ed è di nuovo il fiume che, nella chiusura del racconto, commenta in forma etica la ragione del suo narrare “…Io Brenta sono stanca /di armi di morti c’ho gli argini pieni e la mia corrente è ancora inquinata dalla fanghiglia di questi fantasmi che non posso più scorrere nei pensieri degli altri senza portare la Mala addosso al mio nome/ ma io so che questa è la Storia e compito mio è di portarla anche a te e così fammi tu, da ora in avanti, scorrere libera acqua di uno dei fiumi più belli del mondo/ come succede quando la gente a qualunque mafia dice mai più”.
Eccoci dunque in una dimensione opposta apparentemente al Moby Dyck letterario e visionario: qui si fanno riferimenti a date, fatti, evoluzione economica e organizzativa di una banda che, nel nome del suo capo, Felice Maniero, crea un controllo capillare sulla catena di rapine prima delitti seriali poi. Nelle splendide”cartoline di gruppo” che vengono ripetute più volte all’interno del volume, l’immagine di famiglia criminale si colora di rimandi internazionali ed insieme localissimi , da cui non a caso la Brenta alla fine vuole essere per sempre dissociata.
Una nota di tipo grafico: l’originalità di questo libro sul piano illustrativo sta proprio nella scelta del colore azzurro dell’acqua del fiume come elemento unificante di tutto ciò che si racconta, anche di morti violentissime. E qui Gnaccolini cambia registro, completamente, rispetto all’altro libro, di nuovo diversificando la grafica, dai fumetti, agli articoli di cronaca, ai titolo dei diversi capitoli che ci accompagnano attraverso le “ferocie” (dalla prima alla quinta) che scandiscono l’escalation della violenza, ma qui segna la Storia recente del nostro territorio, dice nomi e cognomi dei vari banditi, indica il giornalista che si è occupato di fare emergere la terribilità delle loro azioni, Maurizio Dianese. Gnaccolini e Spallotta giudicano, indicano i responsabili, consegnano infine un messaggio civile. Lo stesso messaggio civile che, tra balene volanti e città mobili e fantastiche traspariva sul giudizio di dare voce agli emarginati in Moby Dick City Blues.
E di questo ringrazio gli autori, per aver dato in questi due volumi il senso più alto, di giudizio civile, che una forma letteraria come la graphic novel può consegnare anche ad un pubblico giovane e che ha ancora molto da imparare.
Moby Dyck City Blues da Hermann Melville, Sceneggiatura Marco GK Gnaccolini, tavole Cosimo Miorelli ; Eris edizioni 2024
Mala del Brenta , Marco GK Gnaccolini Chiara Spallotta, Becco Giallo Editore 2025



