
2 GIUGNO, LO SPIRITO DELLA REPUBBLICA DA RECUPERARE
30 Maggio 2026
Grazie Principe
3 Giugno 2026Molti anni fa a Roma, per strada, c’erano manifesti con un bicchiere da cocktail tintinnante e la scritta “Democratic Party”. Ero più giovane ed intransigente e non mi piaceva questa forma irriverente di pensare ad un progetto politico. Avevo alle spalle alcuni anni di vita nei “bassifondi dell’umanità”, ed il mondo era per me solo bianco e nero, in tutte le sue angolazioni.
Arrivò il Lingotto e la svolta veltroniana. Un “partito unico” nato per unire le forze del centrosinistra riformista. Un partito unico che osmoticamente raccogliesse gli afflati di grandi partiti della Prima Repubblica: in primis DC, PCI, ma anche Socialisti ed azionisti. Tutte quelle forze che abbandonando le loro espressioni più “conservatrici” si aprissero al nuovo millennio con una nuova visione economica, politica e sociale “…Unire gli italiani, unire ciò che oggi viene contrapposto: Nord e Sud, giovani e anziani, operai e lavoratori autonomi.
Ridare speranza ai nuovi italiani, ai ragazzi di questo Paese convinti, per la prima volta dal dopoguerra, che il futuro faccia paura, che il loro destino sia l’insicurezza sociale e personale.
Per questo nasce il Partito democratico. Che si chiamerà così. A indicare un’identità che si definisce con la più grande conquista del Novecento: la coscienza che le comunità umane possono esistere e convivere solo con la libertà individuale e collettiva, con la piena libertà delle idee e la libertà di intraprendere. Con la libertà intrecciata alla giustizia sociale e all’irrinunciabile tensione all’uguaglianza degli individui, che oggi vuol dire garanzia delle stesse opportunità per ognuno.
Il Partito democratico, il partito di chi crede che la crescita economica e l’equa ripartizione della ricchezza non siano obiettivi in conflitto, e che senza l’una non vi potrà essere l’altra.
…dal discorso di Valter Veltroni)
2007, quasi l’anno dei portenti, una nuova bandiera, un nuovo cammino per costruire una società diversa, ma giusta. Ossigeno in piena “asfittica” era berlusconiana.
“Il popolo che camminava nelle tenebre, vide una gran luce”. ci avviammo con speranza e passione ritrovata, ad attraversare il deserto. Una bella esperienza, c’era la sensazione di “comunità politica” di un tempo con la prospettiva di un “…partito dell’innovazione, del cambiamento realistico e radicale, della sfida ai conservatorismi, di destra e di sinistra, che paralizzano il nostro Paese…(cfr Veltroni)”. All’epoca frequentare le riunioni settimanali in sezione o se preferite circolo, era frizzante e stimolante: il commento politico, la lettura della realtà anche territoriale, l’Europa che cresceva con noi.
C’era sempre questa subliminale increspatura che veniva dal passato, tra chi veniva in particolare da PCI e chi dalla DC, le esperienze pregresse sempre ci segnano, ed ognuno di noi aveva il suo imprinting.
Poi arrivarono le elezioni comunali del 2010 e la prima percezione di una differenza tra una base più possibilista per scelte altre, rispetto a quelle della dirigenza, comunque il sindaco fu Orsoni e la storia è andata come è andata.
Non certo solo per colpa di Orsoni, ma la sensazioni che avessero fatto capolino interessi e pratiche di altri tempi fu, per noi della base, fortissima.
E non sto parlando solo della storia legata al Consorzio Venezia Nuova, ma delle piccole contraddizioni interne, in cui per esempio la mia sezione, come richiesto, indicò una propria iscritta come candidata consigliera provinciale, ma la dirigenza del partito non la considerò valida ed invece passò per un secondo mandato altra candidata di altra sezione. Ci saranno state ragioni, ma non le sapemmo per certo, “disciplina, compagni, disciplina” e non ci restammo bene.
In sezione cominciammo ad essere sempre di meno e poi… Renzi.
Premesso che la sottoscritta in quella occasione votò prima per Bersani e poi per Cuperlo, ho sempre in qualità di segretaria di sezione, che a quel punto ero, cercato di mantenere democraticamente un dialogo rispettoso con tutti, permettendo che lo spirito di corrente non prevaricasse lo spirito di sezione e partito. Quanto meno ci provavo. Ma ad un certo punto non sono riuscita a tenere questa prassi con la vita del partito. Gli iscritti diminuivano tra le questioni nazionali e quelle locali. Le riunione non erano più dibattito ma la ricerca della criminalizzazione degli uni e degli altri. Si è arrivati e non voler rinnovare, come sezione, l’abbonamento all’Unità come richiesto dalla segreteria nazionale, perché quella segreteria emersa da una votazione democratica, nei congressi, non era gradita alla minoranza. Poi è iniziato il dibattito sull’identità del partito, e sempre più si parlava di amalgama mal riuscito. Invece di cercare le cose che accumunavano e puntare su quelle per andare avanti insieme, si è cercato proprio il contrario, ciò che divideva. Troppe volte ho ascoltato e letto “compagni di partito” che auspicavano che la parte opposta se ne andasse riferendosi all’identità famosa e non rispettata. Ma quale è l’identità del PD? Quella sorta nel congresso di Livorno del 1921? Quella del partito popolare fondata nel 1919 da Don Sturzo? Oppure quella che a partire anche da queste storie nacque proprio al Lingotto del 2007?
Ad oggi non so cosa voterò del 2027, mi intristiscono troppe prese di posizione del PD per esempio nei confronti della politica estera, anche se ammetto, che nelle ultime elezioni cittadine ho ancora votato per questo partito. Ho votato Martella, ma avevo firmato una lettera per chiedere al centro sinistra un candidato civico e non un dirigente di partito, e non ritengo che Venturini sia un nemico del popolo e che per lui abbiano votato solo gli egoisti sfruttatori della città. Potrei concludere con una parafrasi della poesia di Quasimodo, con cui ho iniziato “Più nessuno mi porterà al Sud…qui ripeto a te il mio assurdo contrappunto di dolcezze e di furori, un lamento d’amore senza amore”



