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12 Agosto 2026La presenza tranquilla e sorridente di questo signore sessantenne, Michel Jean, in occasione della presentazione del suo libro “Maikan” al “Giralibri” di Corte Legrenzi non faceva sospettare a chi come me era presente la forza dirompente e la crudeltà esplicita delle descrizioni del suo libro.
Scoprendo in seguito i suoi dati biografici (giornalista d’inchiesta e scrittore pluripremiato del Quebec, Innu della comunità di Mashteuiatsh ), si intende immediatamente il senso di questa sua indagine attraverso la figura di una giovane avvocatessa di Montrèal. Scopriamo dunque, coi nostri occhi europei che spesso non sanno guardare troppo lontano, un’altra forma terribile di repressione governativa, questa volta in Canada, nei confronti delle comunità dei nativi : la costruzione di cosiddetti “collegi” che dalla fine dell’Ottocento fino alla fine del Novecento, hanno ospitato tra le loro mura centocinquantamila bambini autoctoni, di cui quattromila hanno trovato la morte , e quasi tutti quelli che sono usciti dai dieci anni di istruzione obbligatoria, sono diventati vagabondi, alcolizzati, drogati, comunque incapaci quasi sempre di reinserirsi nelle comunità autoctone da cui erano stati strappati in nome di una loro adeguata istruzione governativa.
Il libro si sviluppa lungo due binari narrativi paralleli: da un lato il viaggio di Audrey Duval, avvocatessa rampante , che va nel nord del Quebec in cerca di Marie Nepton, per assegnarle il risarcimento per le sofferenze subite nel collegio di Fort George, dall’altro il racconto raccapricciante della vita appunto in tale collegio, scandita da una serie di date , dall’agosto 1936 al maggio 1937, e condensata nella vicenda di tre ragazzi Innu, Virginie, Marie e Charles, che , grazie alla fortissima amicizia tra le due ragazze e l’amore che nasce tra Virginie e Charles, combattono con le armi di tali legami l’orrore quotidiano da cui sono circondati ogni giorno. La violenza fisica, lo stupro, la persecuzione di tipo psicologico nei confronti di chi, come Marie, stenta ad apprendere in una nuova lingua e si spaventa delle nuove regole, ci accompagnano mentre leggiamo con cuore dolente quanto qui, in nome del cattolicesimo e del cosiddetto progresso, migliaia di ragazzi nativi abbiano visto sparire leggi ancestrali, legame con la natura, sereno rapporto affettivo con la famiglia e il clan d’appartenenza, in un processo scientifico che aveva come obiettivo quello di snaturare l’appartenenza ad un mondo culturale ancestrale nel nome dell’omologazione alla cultura “bianca” francofona.
La parte finale, che arriva a dare a Marie una sorta di pacificazione tardiva dopo una vita di isolamento e di alcolismo, ci rivela la sorte anche degli altri due ragazzi, e a mio parere l’immagine più forte che resta è quella di Virginie e della sua lotta per difendere sé stessa e la sua amica dai continui soprusi a cui erano sottoposte. I suoi occhi verdi che fronteggiano quelli dei “lupi” (i sacerdoti violenti del collegio di Fort George) resteranno a lungo nel nostro ricordo di lettori.
“Kukum” , sempre edito da Marcos Y Marcos, dà ragione al titolo di questo pezzo. È una lunga narrazione nel nome dell’amore dell’autore per la sua bisnonna, Almanda Simèon, in cui viene raccontata in prima persona la lunghissima vita felice di questa donna che, giovanissima emigrata in Canada , decide di accompagnarsi ad un giovane nativo Innu, Thomas, e trasformare cosi la sua esistenza per sempre, assorbendo con amore e con gioia ritmi, attività, ruolo sociale, lingua della comunità di nativi, in un continuo alternarsi anno dopo anno di spostamenti dentro la foresta e lungo il lago Pekuakami, tra inverni gelidi e nevosi dedicati alla caccia , ed estati dolci sulla riva del lago, a vendere le pelli cacciate durante l’inverno,. Sono due i temi che il racconto di Almanda fa scorrere davanti ai nostri occhi: il suo amore grandissimo per il marito, che resta il saldo riferimento di una vita, ricordato sempre, da anziana, anche dopo la sua morte, con dolcezza ed ardore mai scemato , nello scorrere di situazioni, condivisioni di viaggi nelle foreste, di notti nella tenda sul tappeto odoroso di aghi di pino, in canoa lungo il fiume Peribonka.
L’altro tema prevalente è l’amore per la foresta, il lago, il fiume, che si sovrappone poi , a tratti, con la tristissima constatazione da parte sua che con il sopravvento della “modernità” le foreste saranno devastate per l’industria del legno, il fiume non si potrà più attraversare in canoa per il numero di tronchi che lo invaderanno, le rive del lago diventeranno sede di villaggi di muratura sostituendo i loro grandi accampamenti.
Ecco alcune righe emozionanti dedicate alla natura : “…Pekuakami è apparso dietro ad un’ansa, immenso ed imponente. Dopo mesi trascorsi nella foresta , il suo orizzonte sconfinato era accecante di luce. E’ difficile definire la felicità, ma è sicuramente ciò che ho provato in quel preciso istante, nella canoa che condividevo con Thomas, circondata dalla nostra famiglia, dinnanzi al lago. Il nostro lago. Vi eravamo scivolati dentro in silenzio, troppo emozionati per aprire bocca.”
C’è nelle parole di questa vecchissima Innu tutto l’orgoglio per essere appartenuta a questo tipo di comunità, in una comprensione profonda e in una progressiva assunzione di tutti i ruoli tradizionali di una donna nativa, pur essendo essa di origini irlandesi e adottata dopo la morte in viaggio dei suoi genitori da una coppia di zii francofoni.
Consapevole del passaggio , durante la sua lunghissima vita, ad un altro mondo culturale ed economico attorno a sé, ma tenace nel suo ruolo di luminosa testimone di un mondo ormai alle sue spalle.
“…E’ difficile descrivere com’era il territorio prima. La foresta prima che la radessero al suolo. Il Pèribonka prima delle dighe. Bisogna immaginare una foresta che salta da una montagna all’altra fino ad oltrepassare l’orizzonte, visualizzare quest’oceano vegetale spazzato dal vento. …E’ difficile da descrivere perché ormai non esiste più. …Non resta che Pekuakami. I giovani lo vedono, ne respirano l’odore, ne ascoltano il canto. …ma il nostro territorio al di là del lago esiste ancora nei nostri cuori. Un giorno, ci ritorneremo. “.
E noi accompagnamo per mano Almanda, nel suo viaggio senza fine per ritrovare la pace delle foreste canadesi della sua gioventù.
MICHAEL JEAN, KUKUM, Marcos y Marcos 2024 MAIKAN , Marcos y Marcos 2026



