
Immigrazione europea in corto circuito
27 Agosto 2026Artista e politica: qualche riflessione
Lo spontaneo articolo di Sandra Tognarini “Gli escludenti”– apparso su Solo Riformisti e Luminosi Giorni https://www.luminosigiorni.it/cultura/gli-escludenti/– solleva un tema difficile e di non poche implicazioni, quello del rapporto tra arte e politica, nello specifico tra artista e politica.
Ci sono i casi in cui il rapporto tra artista e politica è diretto, l’artista esprime attraverso le sue opere un impegno politico, come con il celeberrimo quadro di Picasso “Guernica”: un quadro che nella sua tragicità esalta il martirio della popolazione.
Oppure i quadri di Renato Guttuso testimonianza del suo legame con il PCI. Pure la pittura celebrativa all’instaurarsi di un nuovo regime, come in Unione Sovietica, o i quadri di Giacomo Balla, futurista, nel periodo del suo entusiasmo verso il fascismo.
Al contrario, spesso è la politica che si appropria dell’arte, pittura o musica o quant’altro: si pensi alla canzone “Giovinezza”, di cui si impadronì il regime fascista cambiando le parole del testo e trasformandolo in inno; nacque come canto goliardico, Il Commiato, nel 1909, struggente canto d’addio di due studenti al mondo degli studi universitari.
La politica fagocita artisti e canzoni ogni qualvolta crede di poter annettere parole e sentimenti al mondo del proprio sentire. Alcuni giustificano questa annessione con il fatto che un libro, un quadro, una musica esprimono sentimenti, e quindi hanno una valenza politica: ma ci sono sentimenti, per esempio quello di giustizia, che solo arbitrariamente possono essere monopolio di un partito. La politica non è solo sentimento, è molto di più, e un sentimento di giustizia (si pensi a La locomotiva di Guccini, alla sua forza espressiva e trascinante) può essere condiviso da appartenenti a diverse idee politiche.
A fronte di questa annessione, sta l’avversione verso l’arte, soprattutto verso gli artisti ritenuti ostili alle proprie convinzioni: allora vengono ostracizzati. Nascono movimenti come la cancel culture, per impedire la diffusione di libri che non rispecchiano la propria versione codificata degli eventi storici. Oppure si boicotta un film che racconta un fatto accertato, ma che si desidera sia taciuto. (I film Red Land-Rosso Istria ad esempio, sugli eccidi dei partigiani titini, o Porzus, sulla strage di partigiani della Brigata Osoppo perpetrata da altri partigiani).
Un’opera eccellente conquista la sensibilità umana, attraversa il tempo e magari non è diretta espressione di una idea politica. L’Intermezzo della Cavalleria rusticana è sublime, ma per molti c’è un problema: Mascagni era fascista. Mi è capitato di ascoltare in una chiesa di Lipsia questo brano, e mi è venuto da pensare a come nella sua Livorno Mascagni non sia celebrato, anzi ignorato.
I nazisti bruciarono i libri a Berlino in Bebelplatz, i sovietici misero al bando opere che conobbero il successo mondiale decenni dopo, quando vi furono aperture del regime, o dopo la sua implosione; Pasternak, Nabokov ne sono testimonianza. Nei paesi baltici annessi dall’Unione sovietica, scrittori e musicisti furono arrestati o costretti a emigrare in quanto non in linea con l’ideologia imperante. (Rimando al suggestivo libro Anime Baltiche, di Jan Broken).
Oltre al rapporto tra artista e politica, è da considerare il rapporto tra l’artista-individuo e la sua opera. All’eccellenza dell’opera non corrisponde necessariamente l’eccellenza dell’individuo. Si vorrebbe l’artista “unidimensionale”, corrispondente nei suoi comportamenti all’eccellenza della sua opera. Il Caravaggio, sommo artista e anche assassino, è un esempio eclatante di questa discordanza.
Ma l’arte, come la politica, non coincidono con la morale.
Pablo Neruda è amato per la sua poesia e anche per il suo impegno politico: rivelò il suo stupro in “Confesso che ho vissuto”. Ebbe inoltre una figlia, Malva, nata con idrocefalia, che il poeta rifiutò, definendola con epiteti quanto meno irriguardosi, abbandonando moglie e figlia al loro misero destino. Eppure resta Pablo Neruda, grande poeta, e la sua opera ha una risonanza universale.
E allora dobbiamo apprezzare la bellezza o il fascino dell’opera d’arte, e la bravura del suo artefice, con la consapevolezza che queste doti non rispecchiano e non collimano necessariamente con l’eminenza etica dell’individuo, cioè con il suo comportamento.
La politica volentieri recluta gli artisti, cercando di nobilitare il partito con i pregi della loro arte. Anche se spesso, vediamo nel nostro Paese, l’adesione di artisti ad uno schieramento politico è dettata dalla volontà di usufruire di finanziamenti alla propria attività, attraverso le tante associazioni di settore. E comunque quando la politica, qualsiasi parte politica, pretende di assumere il monopolio del bello o dell’eccellenza, rivela una mentalità egemone, che poi è una mentalità da regime.



