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LETTERE
14 Settembre 2026Confesso che , quando un carissimo amico amante della montagna come me, mi ha consegnato di recente questo libro (Marianna Corona, Rifugi di un tempo sospeso), in un primo momento ho sentito crescere dentro di me delle riserve : non conoscevo l’autrice, ma , come molti, conoscevo benissimo il lavoro del padre, Mauro Corona, che della montagna aveva fatto un cardine della sua produzione letteraria ormai da molti anni.
Altra riserva: si tratta di un libro fatto di brevi a tratti brevissimi racconti, intervallati dalle illustrazioni di Giulia Borsi, a doppia pagina, che commentano molti di tali racconti. A prima vista mi sembrava un numero eccessivo di illustrazioni, quasi a colmare la brevità degli scritti.
Leggendo un poco alla volta, con attenzione, questo libro singolare, sono stata gradatamente attratta dallo spirito da cui era pervaso, oltre che dal senso profondissimo della montagna che si respira riga dopo riga, uno spirito che unisce la sensibilità naturale di chi in montagna ci è nato e continua per scelta ad abitarvi , allo studio e alla pratica dello yoga, che aggiunge un respiro di riflessione in più a questo amore radicato fin dall’infanzia.
“…Vivere in un luogo per molto tempo, intendo anni, permette di sorprendersi più di una volta. Chi ha la fortuna di avere vicino i boschi, i prati e la Natura può realmente conservare la capacità di stupirsi con piglio immediato per un nonnulla, quando quel nonnulla nasconde l’universo”.
Un altro aspetto che mi ha catturato durante la lettura è il potere salvifico che la vicinanza quotidiana con la natura ha avuto nella vicenda personale della grave malattia vissuta dall’autrice, superata proprio grazie a questo riavvicinamento progressivo ai dettagli naturali minimi, che in un caso specifico le indicano una via precisa per ricominciare a vivere : la scoperta di un ramo cresciuto a testa in giù, spezzato e rimasto attaccato al tronco solo per un lembo, che a Primavera , nonostante ciò, era pieno di foglie e di fiori. “…Non aveva avuto paura di ricominciare da capo, anche da una nuova e inconsueta prospettiva. Lo considero un incredibile miracolo che mi ha confermato la straordinaria capacità di rinascita e adattamento delle piante. Ho preso in prestito questa immagine per creare una meditazione dedicata al rifiorire attorno alle ferite della vita. Così ogni tanto chiudo gli occhi, inizio a respirare e ricomincio”.
Un’altra dimensione che appare spesso in queste pagine è quella del cammino. La dimensione del camminare in montagna, a me nota sin da quando ero bambina, è raccontata dall’autrice con un trasporto ed una forma
di identificazione particolari, sia nel momento in cui considera il suo vagabondare tra i boschi come una forma di meditazione, sia quando accompagna per i suoi sentieri del cuore un gruppo di persone per costruire all’aperto, in radure erbose, le sue sessioni di yoga .
“…Torno spesso sugli stessi sentieri. I grilli non sono mai gli stessi, ci sono sfumature nuove da cogliere. I rumori della Natura risuonano in modo particolare nel mio animo, distendono i pensieri, sciolgono le tensioni. Mi riportano a piccole gocce la spensieratezza dell’infanzia. Rifletto, cammino e mi ritrovo.”
E come i grilli appena citati nelle righe qui sopra, il mondo di Marianna Corona è fatto di occhi attentissimi ai dettagli più infinitesimali della natura, alle creature più piccole del bosco, agli aspetti di alberi, cielo, terra, che il suo sguardo cattura e fa propri come sfida alla morte e motivo continuo di rinascita.
Ecco come essa ci accompagna nei suoi momenti di condivisione”…Srotolo il tappetino e inizio a camminare sull’erba. Aspetto le allieve, amiche che condividono la passione per lo yoga, il relax, il benessere e la vita di montagna. …Respiro profondamente. Mi stringo nella semplicità di quest’istante….Riprendo a camminare e a leggere. Trascorrono minuti distensivi”.
Leggo nella quarta di copertina che l’autrice lavora come social manager e formatrice nel campo della comunicazione online.
Ed è ancora più interessante la sua attitudine a staccare dallo schermo, a ritrovare una sua nuova forma di sé soltanto prestando attenzione al colore degli alberi, al suono del silenzio, mostrando nelle sue pagine brevi e spesso poetiche che la montagna è la cura per eccellenza, che lei, soprattutto dopo la dura prova della malattia, ha riscoperto il potere di rinascita proprio di un ambiente naturale .
Essa onora anche la qualità della scrittura che, “…rende possibile tradurre quello che sfugge. Prende i pensieri che circolano come fiato e li rende visibili, traducibili,interpretabili. In altre parole, rende visibile l’invisibile”.
Ed infine la lettura. Tale dimensione sembra essere una delle due traiettorie-cardine della sua vita. E lo dice benissimo in una delle riflessioni brevissime che intervallano a loro volta questo volume, e che traducono in pochissime righe altri suoi pensieri-cardine . Ecco quello che ho scelto, confesso per una forma di totale identificazione personale : “ LEGAMI . La mia personale connessione interiore la cerco leggendo, camminando e cogliendo momenti insignificanti”.
L’insignificanza dei dettagli si fa più preziosa pagina dopo pagine regalandoci con questo libro una chiave di lettura spirituale e appassionata insieme delle montagne di cui Marianna è innamorata.
Marianna Corona, Rifugi di un tempo sospeso, taccuino di vita e di altura, Rizzoli 2025



