
Una vergogna inaccettabile
11 Dicembre 2025
Leaders o followers?
16 Dicembre 2025Appena finito di leggere “Bebelplatz” di Fabio Stassi il primo pensiero che ho avuto è stato che si trattava di un libro necessario. Necessario dal punto di vista storico, nel risollevare il ricordo del rogo dei libri attuato dai nazisti il 10 marzo 1933 a Bebelplatz a Berlino e più in generale in 34 città universitarie di tutta la Germania. Necessario dal punto di vista della letteratura e del ruolo che essa nel corso di tutta la storia conosciuta dall’uomo finora ha avuto come luogo delle “ parole contro”, dell’opinione su uomini e fatti, come luogo pericoloso del pensiero che, ieri come oggi in molti Paesi del mondo, viene considerato strumento eversivo e, quindi, da cancellare in varie forme.
La storia di questo scrittore parla da sola come lungo percorso alla ricerca di questo senso, sia dal punto di vista della ricerca che da quello della produzione di romanzi emblematici. Bibliotecario presso la Biblioteca di Studi Orientali della Sapienza , ha scritto i suoi libri viaggiando in treno tra Viterbo, Orte e Roma. Nel corso della sua carriera ormai lunga di scrittore, che ha toccato anche la produzione di albi illustrati, graphic novels,testi per Pilar, cantante e compositrice romana, “cataloghi ragionati” di titoli utili come rimedi letterari per ogni malattia,Stassi ha ricevuto premi prestigiosi, non ultimo il Premio Selezione Campiello e Premio Isola d’Arturo per “Bebelplatz”.
In occasione di uno degli ultimi riconoscimenti ricevuti, il Premio Hermann Kesten del Pen Deutschland per la difesa della libertà di parola, nel 2024, vorrei qui riportare la motivazione : “ Fabio Stassi scrive come un cosmopolita e un illuminista nello spirito dell’umanesimo radicale, proprio della tradizione narrativa del Mediterraneo. Esprime ad alta voce la sua preoccupazione, il suo orrore e il suo disgusto per i sintomi di un’infezione che ci riporta ai fantasmi del passato, alle dittature del XX secolo e ai loro metodi”.
Ed è proprio questo lo spirito con cui l’autore ci conduce prima in un viaggio attraverso diverse Università tedesche dove è stato invitato a parlare e, attraversando con occhio attento le strade e le piazze di Amburgo, Monaco, Berlino, gradatamente costruisce dentro di sé autore-lettore e per noi che lo leggiamo, un percorso di scoperta, di riflessione, di ricostruzione interiore del suo senso nel mondo , dopo che l’isolamento del COVID lo aveva riportato ad un punto zero nelle sue certezze sul fare letteratura e leggere i grandi del passato.
La cosa interessante della struttura di questo libro è, tra l’altro ,che esso si situa in una zona intermedia di genere tra un racconto in qualche modo privato di amori letterari, ricordi d’infanzia, viaggi di lavoro e passioni personali, e riferimenti storici di assoluta precisione che, però, prendono in qualche modo vita nuova proprio attraverso una visione “autobiografica” di eventi storici del secolo passato, visti in un momento, quello odierno, di gravissima crisi internazionale e di numerose guerre in atto. E’ un libro che è insieme narrazione e monito, dichiarazione d’amore per la letteratura e ciò che essa ha rappresentato nella vita di chi scrive, e denuncia dell’operazione sistematica di distruzione fisica dell’oggetto-libro attuata nel periodo nazista.
Ciò su cui , nella seconda parte del libro Stassi si sofferma, sono i 5 autori italiani che fanno parte del rogo di Bebelplatz, due dei quali lo hanno formato in gioventu’. Eccoli : Pietro Aretino, che , come dice Stassi “… rappresenta un idolo polemico esemplare per la generazione delle croci uncinate: è il modello del pervertitore di ogni morale, il corruttore dei giovani, il bestemmiatore della famiglia…Di fronte alle masse a cui si rivolgono Goebbels e i suoi sodali, riassume in sé, molto più di altri, ciò che si vuole colpire: la scomoda eredità del Rinascimento, che esaltava l’individualismo”.
Giuseppe Antonio Borgese, il secondo della lista degli autori italiani messi al rogo, rimane famoso per una pubblicazione in inglese “ Goliath, the march of fascism”, uscito a New York nel 1937.Dopo tale pubblicazione, in qualità di visiting professor negli Stati Uniti, aprirà col regime fascista una questione che lo porterà a rinunciare al giuramento di fedeltà al regime e alla definitiva estromissione dalle Università italiane. Vivrà negli Stati Uniti a lungo, avrà la cittadinanza americana, e nel 1938 sposerà in seconde nozze Elizabeth, figlia di Thomas Mann. La sua particolare apertura di tipo internazionale, il suo modernissimo cosmopolitismo,la costruzione di una Biblioteca Romantica che raccoglie grandissimi classici del passato e le voci piu’ nuove della letteratura italiana contemporanea, ne fanno automaticamente un bersaglio facile per l’operazione nazista di eliminazione fisica della sua opera.
Ma alla lettura del nome di Emilio Salgari non nego di essere stata stupita dell’accanimento nei suoi confronti. Se non quando Stassi mi ha rivelato il motivo della scelta di bruciare le sue opere: esso viene definito da lui come “il più grande cantore in maschera del Risorgimento, colui che, celandolo sotto il velo di nomi e luoghi esotici, ne elogiava il suo respiro libertario, e, “..mentre i’Italia si muoveva verso Adua, Salgari conduceva isolatamente la sua polemica anticolonialista e antimperialista”.Si scopre poi dalle pagine del libro che l’impulso libertario di Salgari ne fece nel Novecento un eroe letterario per il pensiero rivoluzionario sudamericano. Che Guevara affermò di averne letto 62 romanzi.
Ignazio Silone , il quarto della lista, fu a buon titolo uno “scrittore comunista” . Amico personale di Gramsci, nel 1921 è uno dei delegati italiani alla Terza Internazionale a Mosca, dove conoscerà Trotzkij e Stalin. Il suo sarà nel corso degli anni poi un viaggio sofferto di consapevolezza all’interno dell’Apparato, fino all’espulsione dal Partito Comunista nel 1931. Costruira’ poi una propria personale posizione , sempre vicina agli ultimi, a coloro che il Regime fascista considerava “marginali” , e con il suo “Fontamara”, il romanzo antifascista più letto al mondo negli Anni Trenta, che verrà poi tradotto in 27 lingue, diventerà segno di riferimento internazionale a tal punto da far parte a buon titolo del rogo di Babelplatz.
Maria Assunta Giulia Volpi , la quinta della lista degli autori italiani, di nuovo appare stupefacente scelta a prima vista, essendo lei stata “scrittrice rosa”negli Anni Trenta.
Ma ad un’analisi più attenta del suo libro più famoso “Sambadù, amore negro”, pur facendo finire la vicenda secondo i canoni della morale fascista, cioè ripudiando il marito che se ne torna in Africa, l’autrice agli occhi del regime risulta essere comunque pericolosa soltanto per avere potuto immaginare e consegnare ai lettori del tempo una scelta “libera” da parte di una donna, al di fuori di tutti i canoni della “famiglia fascista”.
E’ comunque, da parte di tutti questi scrittori, un elogio della libertà quello che emerge, con colori diversi, ma egualmente forte. E da questo elogio Stassi in qualche modo sente di poter ripartire come scrittore e come uomo dopo la pausa del COVID. Un nuovo senso alla lettura, un nuovo senso alla sua scrittura. Da questa mappa lui trae un nuovo senso “…ho imparato nel tempo che non c’è viaggio più avventuroso e che meriti di essere indagato di quello dei libri che abbiamo letto”.
Una sua nota sullo scrivere mi sembra il saluto il ringraziamento a questo scrittore che nel suo libro ci ha permesso di aprire sentieri infiniti nella nostra vita di lettori.
“…forse è appena questo che vuole dire scrivere: raccontare cento e cento volte la stessa favola, per raschiare il destino che c’è sotto, e non alzarsi dalla sedia finchè non si è finito, e dopo tornare a riscriverla ancora, e ancora, e quando si è arrivati in fondo cancellare tutto e ricominciare da capo.”
Fabio Stassi, Bebelplatz, Sellerio 2024



