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22 Dicembre 2025Nel PD la vicenda politica dell’antisemitismo – la proposta di Del Rio ed altri -, con la sconfessione dell’iniziativa dei proponenti, ha provocato una lacerazione all’interno del partito. In un partito eterogeneo come il PD, percorso da spinte radicalmente pro-Pal, questa tematica non poteva non accendere divisioni. Solo partiti o formazioni estremiste possono liquidare il problema con una presa di posizione netta, dove l’antisionismo compenetra e oscura l’antisemitismo.
Tralasciamo di entrare nel merito del problema. Il caso è stato esaurientemente spiegato da Lorenzo Colovini nell’articolo su LG https://www.luminosigiorni.it/italia/il-ddl-delrio/.Colpisce comunque l’autosconfessione operata dalla segretaria Elly Schlein, precedentemente firmataria della risoluzione europea del 2017 (comprendente la definizione dell’ International Holocaust Remembrance Alliance – IHRA) ed ora contraria alla proposta Del Rio.
Elly Schlein è molto abile a cogliere le opportunità del momento, ad interpretare ed assumere gli umori dei propri followers, a lanciare slogan che piacciono e unificano.
Un cambio di opinione, anche in politica, non dovrebbe suscitare sorpresa, può essere del tutto legittimo e talora anche condivisibile. Ma, proveniendo da un leader di primo piano come la segretaria del PD e, riguardando un problema rilevante e delicato come l’antisemitismo, questa presa di posizione ha provocato contraccolpi nel partito e reazioni nella altre forze politiche e all’interno delle comunità ebraiche.
Ora, i partiti attuali sono partiti “leggeri”, ben diversi dai partiti di un tempo espressioni di blocchi sociali e ideologie, fattori a loro volta costituenti delle varie ecclesie politiche; oggi la leadership ha un peso notevole, assume una funzione maggiormente rappresentativa. Il leader è una figura più o meno trascinante (oppure trascinante e poi repulsiva, oggetto di tiro al bersaglio, secondo certe parabole); il partito, non solo in vista delle elezioni, si struttura a sostegno del leader di turno.
Ma è un processo così univoco? I partiti, oggi non più sostenuti – se non in maniera parziale e nostalgica – dalle tradizionali piattaforme ideologiche, più di prima seguono le istanze che i propri elettori manifestano, particolari e spesso contraddittorie: e, al vertice dei partiti, anche i leader mostrano di seguire queste istanze. Però i leader che declamano quello che gli elettori amano ascoltare non guidano, ma seguono. Più che leader, sono follower. [Il riferimento è Luigi Di Gregorio, Demopatia, Rubbettino 2019]. E le conseguenze di questo mutamento di ruolo, sia pur parziale, destano preoccupazioni: in quanto i cittadini, periodicamente chiamati al voto, esprimono opinioni, oppure convinzioni radicate, ma non sono guidati da epistèmi, cioè cognizioni e saperi basati sullo studio dei problemi e sull’esperienza. I leader/follower fanno proprie le opinioni, anziché i saperi.
Gli epistèmi sono patrimonio degli esperti, o dei cittadini che volenterosamente perseguono approfondimenti, sia che militino nei partiti o no. Se gli esperti perdono di autorevolezza e di seguito a favore dei semplici portatori di opinioni (anche a causa dell’esecrabile “uno vale uno”), abbiamo un impoverimento della diffusione del sapere, dei dibattiti e dei programmi politici.
Forse è da riconsiderare la novella del Pifferaio di Hamelin, nel senso che il pifferaio non trascina i bambini, ma li accompagna con la sua musica, che a loro piace molto.



