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20 Luglio 2026Il fenomeno Vannacci. Propaganda e semplificazione
Ho guardato, in streaming, la puntata di In Onda del 12 luglio non perché mi interessasse particolarmente Vannacci, ma perché un amico, persona politicamente equilibrata e che stimo, mi aveva descritto la sua prestazione come devastante per gli interlocutori. È stata proprio quella reazione, più della trasmissione, a spingermi a scrivere queste righe.
Il programma ha ospitato Roberto Vannacci sottoponendolo alle domande dei conduttori e di due giornalisti ospiti. Giornalisti che, va sottolineato (anche perché raramente capita), hanno svolto abbastanza decorosamente il compito. Una postura critica ma non barricadera (con la parziale eccezione di Marianna Aprile, che proprio non riusciva a dissimulare il rigetto verso le esternazioni di Vannacci), permettendo all’ospite di interloquire, stanandolo però sui passaggi più ambigui. E vengo appunto al motivo per cui ho scritto questo pezzo. Vediamo ora la performance, asseritamente strepitosa, del Generale
L’argomento che ha preso più spazio è stato la famigerata “remigrazione”. A proposito della quale il Generale ha ribadito la sua ferrea convinzione che per risolvere i problemi (oggettivi) causati dalla coesistenza nel nostro Paese di comunità con usanze, tradizioni e credo religioso diversi da quello standard stia nel numericamente – e di molto – ridurre queste comunità. Peraltro, dimostrando di non padroneggiare né il tema né i numeri sottesi. Espulsione immediata dei clandestini! E quando gli si è ribattuto che sono 350.000 e che per dimezzare gli immigrati nel nostro Paese, target da lui indicato, dovremmo espellerne dieci volte tanto, ha ripiegato su un florilegio di proposte con tutta l’aria di essere state improvvisate. Tipo remigrazione di coloro che “non si integrano” o privazione della cittadinanza italiana, e quindi retrocessione allo stato di clandestino, di coloro che delinquono. Come si stabilisca, e con che fondamenti giuridici, il grado di integrazione o il livello di delinquenza non è dato sapere. E nessuna preoccupazione circa le conseguenze di un’eventuale sparizione della forza lavoro degli immigrati né sulla fattibilità né sui costi di un’operazione simile (“io non sono un ragioniere”). Insomma, un approccio che, nella complessità oggettiva della questione, non solo deliberatamente ignora gli aspetti di principio ma che palesemente non si fa nemmeno carico degli aspetti tecnici e applicativi. Pura propaganda, puro flatus voci.
Altra perla, il Nostro “non esclude” di poter sostenere l’uscita dall’Euro. Non ha ancora deciso, il programma è ancora work in progress ma perché no? Già, perché no? Per un sovranista riacquistare il controllo della politica monetaria è certo una soddisfazione, e una moneta svalutata farebbe impennare il turismo e magari le esportazioni. Il fatto che si impennerebbero l’inflazione, il costo del debito, l’incertezza per le imprese è evidentemente una ricaduta secondaria.
Finanziamenti dalla Russia: perché no? More solito, con una precisazione pelosa. Purché siano “legali”. Ma sa benissimo che in Italia non sono ammessi per legge finanziamenti da Stati o enti pubblici esteri. Sono in linea di principio ammessi finanziamenti da parte di soggetti privati (singoli, associazioni ecc.). Ma in Russia quali privati non sono un’emanazione del regime?
Ma tutto quanto sopra è un po’ scoprire l’acqua calda. La performance di Vannacci non ha detto nulla di nuovo rispetto a quanto si sapeva. Messaggi altisonanti e di impatto, facendo sempre attenzione a garantirsi un caveat furbetto, e totale indifferenza alla fattibilità e alle conseguenze delle sue proposte. Del resto, il Generale, da questo punto di vista, è in buona compagnia; più o meno lo stesso si potrebbe dire di molte forze politiche.
Questo però ai miei occhi.. Torno quindi all’amico che mi aveva raccomandato la trasmissione. Questi è uno che di politica ha dimostrato di capirne, è un “moderato”, certamente non ha mai manifestato alcuna fascinazione per la retorica, il populismo e tantomeno per il fascismo.. insomma, un interlocutore con il quale trovo stimolante discutere di politica e con il quale sovente mi trovo concorde. E che io ritenevo scontato fosse immune alla fascinazione di un personaggio che a me appare scopertamente inadeguato. Eppure, ha dimostrato di essere tecnicamente (nel senso che l’entusiasmo era relativo alla prestazione televisiva, non al merito degli argomenti esposti) accogliente verso questo personaggio. E questo mi lascia pensare. Se Vannacci riesce a vendere la sua merce anche a soggetti come l’amico di cui sopra, evidentemente dimostra una capacità di raccogliere consenso in un perimetro che va oltre la protesta di pancia, gli slogan, il qualunquismo della ricerca di risposte semplici a problemi complessi, il celodurismo d’antan (ma evidentemente mai sopito). Evidentemente riesce a far apprezzare la sicurezza con cui risponde, l’apparente mancanza di dubbi, l’estrema semplificazione del messaggio anche a persone che normalmente diffidano delle semplificazioni e dunque dovrebbero esserne immuni. Non convince perché gli argomenti siano migliori. Convince perché elimina la complessità. Dove gli altri esitano, distinguono, precisano, lui offre certezze. E in politica le certezze, anche quando sono fragili, risultano spesso più persuasive dei ragionamenti corretti.
Se è così, Houston, abbiamo un problema..
Immagine di copertina © La7



