
Non ci sono più alibi
24 Dicembre 2025
PER IL ’26: COOPERAZIONE PER L’INTERESSE COMUNE, CONTRO LA POLITICA DEL CONFLITTO
28 Dicembre 2025Così va il Mondo
Potrebbe sembrare che alcune situazioni di grande tensione internazionale possano essere ricondotte dentro un alveo che ne permetta una gestione meno conflittuale e meno drammatica.
La sofferta tregua nel tormentato territorio israelo-palestinese sembra reggere e gli episodi fuori da una “normalità” appena accennata, ma pian piano in via di consolidamento, sono un’eccezione.
Per dirla tutta lo sono dentro un quadro in cui Israele usa con una determinazione feroce il suo strapotere militare e controlla draconianamente ogni porzione di territorio abitato ancora dai palestinesi gazawi.
La decisione di estromettere persino Save the Children da una possibile azione di aiuti umanitari assume la dimensione della ritorsione e della brutalità.
L’approvazione dell’instaurazione di 19 nuove colonie in Cisgiordania suona più come una palese provocazione che come un gesto distensivo. Che dalla parte del Governo di Netanyahu vengano gesti, seppur simbolici, di distensione appare al momento del tutto illusorio.
Ma la fragile tregua sostanzialmente tiene.
Tanto che tutto il mondo della protesta proPal, assurto agli onori delle cronache mondiali durante i durissimi mesi del 2025 che si sta chiudendo, improvvisamente si tace e non allestisce più nessuna flotilla dimostrativa.
Che magari portarne una nel Mar Nero a sostegno della straordinaria resistenza ucraina nei confronti della volontà imperiale della Russia putiniana non sarebbe una cattiva idea.
Anche perché lì invece di una tregua, per non parlare di una pace giusta, non si vedono ancora i prodromi, nonostante i numerosi incontri dei plenipotenziari trumpiani con le controparti.
Ma si sa il nemico da battere è l’Occidente e non la volontà imperiale e autocratica del novello zar moscovita.
Esattamente come vorrebbero fare, appunto, le nazioni in cui la democrazia è un optional e non è nemmeno concessa nelle forme praticate qui da noi da più di 250 anni: Cina, Russia, Iran su tutte, unite dall’unico obiettivo di cancellare i valori della cultura occidentale.
Governo all’amatriciana
Il Governo gongolante approva una legge finanziaria che ha l’unico merito di non appesantire la spesa pubblica e di tenere sotto controllo i conti. Non è poca cosa nel panorama delle politiche di bilancio a cui siamo stati abituati nei lustri che vanno dagli anni ’90 ad oggi.
Ma non c’è altro in una situazione in cui l’industria segna il 32° saldo negativo negli ultimi 35 mesi consecutivi. Con il PNNR che sta andando a completamento e che non immetterà più risorse dal 2027 in avanti: sono stati più di 190 Miliardi di euro in questi ultimi anni, che hanno implementato la nostra asfittica “crescita” economica di un misero +0,5% (unica eccezione il +2% nel 2022, anno in cui si risaliva alla depressione indotta dal Covid): senza i fondi “regalati” dall’Europa la crescita sarà pari a 0 (zero), se non negativa.
Ma Giorgia Meloni si fa bella, polemizza a più non posso neanche fosse unicamente la capo di un partito e non, malauguratamente, prima di tutto la Presidente del Consiglio, così macina consensi come non ci fosse mai un domani.
Come sempre succede in politica è lo stato dell’economia che determina i consensi e gli equilibri.
E con queste premesse e con questi dati di fatto prima o dopo bisognerà fare i conti.
La deindustrializzazione è una tendenza innescata fin dai tempi della crisi dell’ILVA, esempio e paradigma di un’incapacità di governare processi complessi ad alto impatto industriale, ma che adesso, proprio durante il governo meloniano, si sta aggravando.
Stellantis è la seconda pietra miliare di un mancato intervento di moral suasion governativa in un comparto industriale ad alto valore aggiunto.
La “Golden share” esercitata su un’operazione di incorporazione bancaria a carattere esclusivamente nazionale (senza l’inferenza di capitali stranieri) è la riprova di una incapacità e di una volontà di sopraffazione che viola le più consolidate norme di concorrenza.
Si potrebbe continuare sbertucciando la crescita dell’imposizione fiscale o delle accise ricordando a Giorgia i suoi spot in veste di feroce oppositrice, ma anche la sua gongolante soddisfazione per un tasso di occupazione in crescita che però non guarda né alla qualità (siamo un popolo di camerieri e di portieri d’albergo) e nemmeno alla fuga, nel solo 2024, di circa 78.000 giovani italiani (tra 18 e 34 anni).
Sono i tanti che hanno lasciato il Paese, con un saldo negativo significativo, segnando una ripresa del fenomeno migratorio giovanile, che vede un’alta percentuale di laureati in fuga per migliori opportunità lavorative e stipendi più alti all’estero, principalmente in Germania, Spagna e Regno Unito. Complessivamente, tra il 2022 e il 2024 (era Meloni), sono stati circa 200.000 i giovani a emigrare, evidenziando una tendenza strutturale di fuga di cervelli e forza lavoro.
Non si vede come questa situazione possa reggere ancora a lungo: magari fino alle elezioni del 2027 si tambasca e si porta a casa la sopravvivenza. Ma non è detto.
Venezia sta alla finestra
Cè quello che sbanca nella raccolta delle preferenze alle ultime elezioni Regionali e che con tutta la sicumera e la superficialità che lo contraddistingue non scioglie nessuna riserva sul suo luminoso futuro politico che tutti gli profetizzano e gli augurano – noi non siamo fra questi – e che, a domanda su una sua possibile candidatura a Sindaco di Venezia, si lascia scappare un’improvvida dichiarazione “ci sono ancora cinque mesi davanti per decidere, a suo tempo valuterò il da farsi”. Che non solo non è elegante ma risulta persino offensiva nei confronti della Città e di tutti suoi cittadini.
Ma chi sei? Ma come ti permetti di trattare questa Città come fosse una delle tue tanto amate fiere di paese a cui prestare attenzione solo quando ne avrai voglia e tempo?
Proprio tu che di questa Città hai sfruttato la rinomanza internazionale (Veneto the land of Venice), non te ne sei mai concretamente occupato, non hai contribuito di un niente a cercare di risolvere i suoi problemi, l’hai usata solo come vetrina per le tue apparizioni istituzionali.
Sai che c’è? Puoi anche startene a casa tua, nella tua amata campagna coneglianese a coltivare il Prosecco che è l’unica cosa a cui hai dato tantissimo spazio, soprattutto quello coltivabile e anche di più (il DOC del Prosecco è appannaggio persino dei vitigni di Noventa di Piave).
Dall’altra parte, dopo più di un anno di melina e di documentini sul niente o poco più, la “Stagione buona” si appresta a licenziare la candidatura migliore di cui dispone: carriera politica con cinque elezioni parlamentari, ottima capacità di mediazione e una certa qual pluriennale conoscenza dei problemi della città.
Ma il suo profilo squisitamente politico, unito alla sua scarsa riconoscibilità al di fuori dei circoli della politica politicata, gli rende la vita difficile e il vuoto trascorrere del tempo non gioca a suo favore.
L’unico vantaggio prodotto dal lavoro della “Stagione buona” è la realizzazione di un clima di collaborazione molto positivo fra forze politiche molto diverse fra loro anche se tutte riconducibili ad un’area di CentroSinistra.
Poi quando si tratterà di caratterizzare il programma con scelte e decisioni concrete non saranno rose e fiori e ancora una volta il poco tempo a disposizione non aiuterà la ricomposizione e la ricerca dell’inevitabile compromesso.
Facciamo un atto di fede e proviamo a pensare positivo.
Anche perché delle pessime politiche di questo CentroDestra a marchio “Brugnaro” ne abbiamo avuto la prova provata: anche basta.
Chissà che il 2026 sia un Buon Anno!



