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9 Novembre 2025Da tempo Jesolo coltiva l’ambizione di smettere di essere solo la regina dell’ombrellone. Negli anni ha intrapreso una politica di allargamento della stagione turistica, sia dilatando il periodo della balneazione (che dura ben 4 mesi, da metà maggio a metà settembre) sia puntando su eventi speciali e manifestazioni in inverno tipo le finali di Miss Italia, Miss Italia nel mondo, IronMan, Festival Acqua ecc.
Ma evidentemente, per riempire almeno in parte i circa 80.000 posti letto della regina dell’estate veneta, necessita un’offerta sistemica e non legata ad eventi puntuali. E infatti.. I giornali hanno dato conto in questi giorni del rilancio della vecchia ipotesi di navetta di collegamento via acqua tra Jesolo e Venezia. È tornata in auge su iniziativa del proprietario del parco acquatico Caribe Bay, Luciano Pareschi. L’idea dichiarata, appunto, è quella di attrarre visitatori che pernotterebbero negli alberghi lì, magari la sera concedendosi lo struscio in via Bafile, mentre di giorno affollerebbero calli e campielli a Venezia grazie al collegamento di cui si è detto.
L’idea di Pareschi ha entusiasmato il sindaco di Jesolo, Christofer De Zotti, e tutti i rappresentanti dell’imprenditoria del turismo jesolano. Il progetto è in corso di definizione, non è ancora individuato l’operatore che metterà e opererà i mezzi acquei (che potrebbe essere privato ma pure pubblico) e nemmeno si è ancora stabilito se il percorso sarà per via marina o lagunare.
Peccato che, a Venezia, sul tema del sovraccarico turistico ci sia un punto fermo che unisce tutti: non servono nuovi turisti, tanto meno giornalieri. Sulle modalità di soluzione (ticket di ingresso, prenotazioni, numero chiuso ecc.) c’è un florilegio di opinioni molto diverse ma c’è una generalizzata condivisione circa la diagnosi, identica da anni: i visitatori mordi-e-fuggi soffocano la città, ne consumano gli spazi, trasformano ogni giorno in un assedio e contribuiscono poco o nulla al tessuto economico locale.
In questo scenario, è evidente che la proposta jesolana è in netta antitesi con l’obiettivo condiviso di cui sopra. La navetta creerebbe un nuovo e potente canale di ingresso per migliaia di visitatori giornalieri, privo di qualsiasi controllo di flusso. Col paradosso che, faticosamente, si è arrivati al blocco delle aperture di nuovi alberghi (almeno in linea di principio) e, in totale controtendenza, con questo collegamento di fatto si “importerebbero” surrettiziamente posti letto alberghieri e di locazioni turistiche a Venezia trasformando turisti pernottanti in visitatori giornalieri.
In definitiva, è difficile immaginare una misura così nettamente in contrasto con la filosofia e le politiche ad oggi intraprese, pur in misura parziale e insufficiente, per contrastare l’overtourism. Un’idea puramente estrattiva, che trasforma le camere d’albergo di Jesolo in catena di montaggio per turisti mordi-e-fuggi. Come se non bastasse, Pareschi ha avuto la faccia di bronzo di commentare che “una simile linea alleggerirebbe Venezia favorendo la destagionalizzazione per Jesolo e la delocalizzazione per la città lagunare: i turisti alloggerebbero a Jesolo visitando Venezia con più calma e per tutto l’anno”. Capite? Ci sta anche facendo un favore! Lui “delocalizza”, generosamente, e in più garantisce visite “più calme”. Perché, si sa, le gite in barca avanti e indietro tra Jesolo e Venezia sono l’essenza stessa della calma e del turismo sostenibile.
Sono dichiarazioni così lontane dalla realtà da far venire il dubbio su quale sia il vero problema: Pareschi ci sta prendendo in giro? Non ha idea di ciò di cui parla? O è talmente sicuro che la forza del business faccia premio su tutto, anche sulla dignità dei suoi interlocutori?
Il sospetto, a dir la verità, che davvero non sappia di che cosa parla, sorge spontaneo nel leggere l’incredibile replica con cui ribatte alle perplessità di carattere ambientale circa l’ipotesi di percorso acqueo lagunare. Il Gruppo Insieme che raccoglie 42 società remiere veneziane ha rilevato come un collegamento di linea ad alta frequenza attraverso il Canale Pordelio avrebbe un pesante impatto sull’ecosistema della laguna nord (altro che il Montiron..); e pure, visti i limiti di velocità, tempi di percorrenza lunghissimi. A queste osservazioni così di buon senso da essere perfino banali, il Nostro ha ribattuto “L’impatto ambientale? Allora aboliamo anche la consegna merci con le barche, anche quelle provocano moto ondoso, e recapitiamo i pacchi caricandoli sulle spalle”. È una frase che basterebbe a chiudere la discussione: la sola equiparazione della navigazione tra ghebi e barene con quella nei canali cittadini fa venire in brividi. E definisce la colpevole superficialità con cui si approccia il tema.
Ma il tema ambientale è di fatto secondario. In una cosa hanno sicuramente ragione le remiere: i tempi di percorrenza via laguna sono talmente incompatibili col modello pensato che semmai si farà, il collegamento avverrà via mare, con mezzi veloci e capienti. E da qui un’amara constatazione: le voci ambientaliste sono ad oggi le uniche (a quanto mi risulta, sarei felice di sbagliarmi) che si sono alzate contro questo scellerato progetto. Dal mondo della politica un silenzio assordante. In un Paese normale, una proposta che aumenta il turismo giornaliero mentre ci si riempie la bocca di “governance dei flussi” sarebbe politicamente radioattiva. A pensare male si fa peccato ma talvolta ci si azzecca.. Forse che l’anima intimamente commerciale della maggioranza brugnariana fa fatica a obiettare a un progetto di business? Forse che l’opposizione non trova interessante schierarsi perché, visto che l’idea non è di Brugnaro, non dà modo di attaccare il Sindaco?
In ogni caso è un silenzio che lascia davvero perplessi. E il tempismo lo rende ancora più grave: siamo in campagna elettorale per le Regionali e le Comunali incombono. Eppure la realtà è semplice: questa navetta non è destagionalizzazione, non è “delocalizzazione virtuosa”. È un’operazione estrattiva, che usa Venezia come parco tematico a puro vantaggio di un’economia estranea alla città. Una catena di montaggio per turisti mordi-e-fuggi che entreranno, consumeranno e se ne andranno, aggravando ogni problema che la città sta disperatamente cercando di contenere. Se chi ambisce a rappresentare Venezia non ha il coraggio di dirlo oggi, quando dovrebbe dirlo? Ci si augura davvero che il tema venga portato all’attenzione anche degli elettori prendendo posizioni chiarissime. Chi chiede fiducia ai cittadini ha il dovere di prendere posizione. Il silenzio, in politica, non è mai neutrale: è complicità. Valga questa nota come un appello agli amici, qualcuno pure collaboratore di questa testata, che si stanno coraggiosamente spendendo in campagna elettorale.
Immagine di copertina © Wikipedia



