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Consapevole di dire qualcosa di non corrispondente al mainstream dominante, vorrei proporre di metterci per un momento nei panni dei famigerati Paesi nordici (Germania e Olanda in testa) e provare a vedere la cosa dal loro punto di vista.

Immaginate di essere in un condominio. Voi, la Famiglia A (la Germania), avete un buon reddito familiare, pagate regolarmente le spese condominiali di spettanza secondo i millesimi, avete una gestione oculata delle vostre finanze e non fate spese folli. Nello stesso condominio abita la Famiglia B (l’Italia), gente che lavora per carità, che pure ha un buon reddito ma che spende e spande e per farlo si indebita. Ha acceso più di qualche mutuo in banca nel passato e, nonostante ultimamente avesse potuto ridurre l’esposizione  verso le banche di un po’, ha continuato a fare spese discutibili: una TV al plasma megagalattica che voi neanche vi sognereste, viaggi e mancette a destra e a manca ai figli (quota 100, il reddito di cittadinanza, gli 80 euro). Però, dite voi, “affari loro, finché pagano regolarmente le spese condominiali chi sono io per mettere bocca negli affari loro?

Ad un certo punto si verifica una tromba d’aria che semi distrugge il tetto e provoca nei singoli appartamenti gravi danni (il Covid19), contemporaneamente mettendo in ginocchio l’attività di tutti e riducendo il reddito, proprio nel momento in cui ce n’è più bisogno per mettere a posto gli appartamenti. La Famiglia B è tra quelle che ha riportato più danni e si trova in braghe di tela. Il condominio (qui permettete uno sforzo di fantasia per stare nella metafora) ha ottenuto dalla banca (la BCE) che questa faccia un credito elevatissimo alla Famiglia B (la garanzia di acquisto di 220 miliardi in titoli italiani da parte della BCE) a tassi molto ragionevoli. Nonostante sia un aiuto clamoroso (sentire a proposito Carlo Cottarelli https://www.youtube.com/watch?v=d2tsIC3YQYw) la Famiglia B, durante la riunione straordinaria di condominio, piange il morto e dice a voi che siete disumani, che non li volete aiutare, dov’è la solidarietà ecc. Allora proponete loro: “ti prestiamo anche noi dei soldi, con la cassa condominiale, proprio per impedirti di andare in rovina però a condizione (il MES condizionato) che ci certifichi tutte le spese, non è che i soldi che ti diamo noi li butti dalla finestra” (es. salvataggio di Alitalia). Ma la Famiglia B non ci sta, si indigna per questa pretesa di condizionamento indebito che lede la sovranità della famiglia e contropropone: “apriamo un mutuo a nome di tutto il condominio. Il debito non sarà nostro ma di tutti” (Coronavirus Eurobond). Alla freddezza che segue alla proposta, quello della Famiglia B più dialogante (Di Maio) spiega anche perché: “il MES vorrebbe dire fare altri debiti” (NdR: se per caso aveste dubbi guardate che Di Maio lo ha detto davvero!! Intervista al Corriere). Il che, alle vostre orecchie si traduce così: “io non voglio che tu mi presti soldi, perché dopo ho l’onere di restituirteli. Voglio che ci indebitiamo insieme e quindi poi il mio debito spero di farlo rimborsare a te”. Ora, foste voi della famiglia A sareste così entusiasti della proposta? Forse perché quelli della Famiglia B sono tanto simpatici, ci hanno sempre trattato bene.. Mica vero neppure questo.. c’è un tizio che a giorni alterni (Salvini) se la prende con il condominio (la UE) e dice che vuole uscire e che fanno bene quei condomini che pensano agli affari propri (Orban e compagnia), un’altra con lo sguardo allucinato che ci accusa di voler rubare l’argenteria di casa (Meloni)..

©alganews

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Insomma, onestamente, i nordici hanno proprio tutti i torti? Certo, ci sono molte ragioni di segno opposto. Vero è che la UE non ha certo dato grande prova di sé e il Coronavirus è un flagello comune che andrebbe affrontato con risorse comuni (vedasi l’ottimo Gerolimetto http://www.luminosigiorni.it/2020/04/europa-non-camminerai-mai-da-sola/ su questa testata), vero che ovunque vi sono rigurgiti di egoistico sovranismo, vero che c’è il pessimo precedente della Grecia https://www.ilpost.it/filippomariapontani/2020/03/31/giustiniano-varufakis-e-la-peste/?fbclid=IwAR0WlPG4BMZn1RWNxzfAap7K-I9Yz7o0T3iDOm8UNKXRSek2vf0Dl9FMo8w (ma questo è un caso molto diverso), vero che Paesi che fanno i difficili sono i primi a giocare sporco con le regole fiscali.. Vero, soprattutto, che mai come in questa circostanza si tocchino con mano i limiti della costruzione europea.  Ma la narrazione di questa UE matrigna e solo matrigna è stucchevole e sbagliata. In che condizioni saremmo ora se non avessimo l’ombrello della BCE per esempio. Se, come qualche genio della Lega fino a poco tempo fa predicava, fossimo tornati alla lira? La realtà è che ci aspetta un periodo durissimo, che andrà affrontato con la testa sulle spalle, chiedendo ai partners europei il giusto rispetto e la solidarietà necessaria con misura.  Quanto al sovranismo, io vedo a livello europeo due esiti antitetici, entrambi possibili.

Quello negativo è che la crisi profonda delle economie di tutto il mondo (sì, non solo l’Europa purtroppo) generi un tale malessere diffuso da fare prevalere fallaci soluzioni autoritarie e di chiusura totale. Se così fosse, non ci sarebbe limite a scenari anche apocalittici. Certo, la Storia non si ripete mai uguale a sé stessa ma il precedente che ha portato alla Seconda Guerra Mondiale sta lì come monito orrendo.

Quello positivo vede invece il declino di sovranismi e argomentazioni da homo homini lupus. La prova che abbiamo di fronte è di tale portata, implica una tale quantità di casini economici, produttivi e finanziari, a livello sovranazionale, che la becera risposta sovranista non è oggettivamente all’altezza. Ci aspetta una fase in cui mai come ora la politica dovrà fare i conti con l’economia, i problemi ambientali, la sostenibilità, i grandi operatori industriali. Impossibile rinchiudersi nel proprio guscio. Strutturalmente impossibile. Un conto è affrontare falsi problemi (ingigantiti a dismisura per creare consenso), o fare marchette elettorali per l’elettorato di riferimento. Un altro è (saper) affrontare problemi reali e complessi strutturalmente e oggettivamente sovranazionali. Ora che l’unico migrante indesiderato è il Covid19 è lecito sperare che per certi parolai di casa nostra sia cominciata l’ora del declino.

©Corriere

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Chiosa finale: tornando alla UE, se davvero questa vuole dimostrare di avere un senso e una identità, una cosa deve fare qui ed ora.  Consiglio e Parlamento Europei dicano subito e in modo inequivocabile che quello che sta succedendo in Ungheria è inaccettabile. Distratti dall’emergenza della pandemia stiamo trascurando che quello operato da Orban è un vero e proprio colpo di Stato e ad oggi l’Ungheria non ha le caratteristiche e i requisiti per fare parte dell’Unione. E non c’è coronavirus che tenga.

Nato a Venezia, vi ha sempre risieduto. Sposato con una veneziana, ha due figli gemelli. Ingegnere elettrotecnico, all’Enel dal 1987, è stato Responsabile della Zona di Venezia. Attualmente lavora come International Business Development Manager, sempre per l’Enel, lavoro che lo porta a passare molto tempo all’estero. È stato presidente del Comitato Venezia Città Metropolitana.