
ARTE E CULTURA Ridateci Napoleone! Da Orsi a Somma, cento anni di odioamore con la Biennale: conversazione con Paola Somma.
3 Maggio 2026Invito a leggere questo paper https://www.nature.com/articles/s41598-026-39108-z#citeas “Long Term adaptation pathways for Venice and its lagoon under sea level rise” apparso su Nature. Per chi volesse la versione in italiano https://www.nature.com/articles/s41598-026-39108-z avviso che la traduzione è automatica e talvolta imprecisa (per esempio, 30 miliardi di euro diventano 30.000).
L’articolo ipotizza quattro scenari futuri per affrontare l’innalzamento del livello del mare (Sea Level Rise, SLR). Sono tutti nel relativamente lungo termine, da fine secolo in poi, e sotto varie ipotesi di intensità di SLR. E tutti spaventosamente distopici (unica consolazione, amara, che noi non ci saremo più). Li elenco brevissimamente:
- Laguna Aperta (Open Lagoon): di fatto la situazione attuale, con bocche di porto aperte/chiuse dal MOSE in parallelo ad una serie di interventi accessori come l’alzata delle rive, l’innalzamento della città mediante pompaggio di acqua negli strati geologici sottostanti ecc.
- Arginatura circolare (Ring-dikings): bocche di porto aperte ma protezione dei centri abitati in laguna mediante un sistema perimetrale in modo da essere isolate dall’acqua della laguna che si innalza liberamente
- Laguna Chiusa (Closed Lagoon): sigillatura delle bocche di porto e la laguna trasformata in specchio d’acqua chiuso
- Ritirata (Retreat): in pratica, dolorosa presa d’atto che ha vinto il mare, lasciare che la città venga sommersa spostando in terraferma i monumenti più significativi (tipo operazione fatta per Abu Simbel).
Qui sotto uno schemino illustrativo e riepilogativo.

© Nature
Il paper entra nel dettaglio e per ogni ipotesi elenca i benefici e l’estensione temporale degli stessi, con una stima dei costi (naturalmente colossali) per la realizzazione. Non entro in maggiori dettagli perché non è questo l’oggetto dell’articolo e mi limito a consigliare caldamente la lettura di questo eccellente lavoro, frutto della collaborazione di un nutrito gruppo internazionale di esperti (tra cui mi piace ricordare l’amico prof. Carlo Giupponi, mio “compagno di viaggio” nel think tank I Futuri di Venezia).
Mi preme altresì trarre dall’articolo un elemento che gli stessi autori rendono esplicito nell’analisi dei diversi scenari: in tutti i casi, la configurazione attuale del porto lagunare è messa radicalmente in discussione. Nel primo scenario la rilocalizzazione sarebbe imposta dalle sempre più frequenti chiusure del MOSE; nel secondo il SLR (lasciato libero nelle aree fuori perimetrazione) renderebbe inadeguate le attuali banchine; nel terzo, va da sé che la chiusura della laguna ne imporrebbe la rilocalizzazione fuori della stessa.; nel quarto.. il Porto sarebbe l’ultimo dei problemi.
Quindi, la stessa sopravvivenza di questa attività economica è legata alla realizzazione di un approdo fuori della Laguna, offshore o di altura. Che dunque nel medio termine è un’evoluzione ineludibile. Opinione condivisa da tutti e che è all’origine del concorso di idee indetto con il DL 45/2021, appunto nell’ormai lontano 2021, proprio per individuare la soluzione tecnica più idonea. L’offshore però oltre a costare un sacco di soldi (e sarà necessario ricorrere al project financing https://www.luminosigiorni.it/cultura/marghera-il-porto-e-lalto-adriatico/) sarà inevitabilmente a disposizione in un futuro che si si può stimare in almeno 10 anni a partire dal kick off dei lavori (valutazione tecnica, al netto di contenziosi, varianti, autorizzazioni ecc.).
Quindi, in sintesi: un’opera necessaria ma lontana del tempo. Ne deriva un punto cruciale: la necessità di gestire simultaneamente due orizzonti temporali distinti, il lungo periodo (nuovo assetto portuale) e il transitorio (mantenimento dell’operatività attuale). Per il fatto banale che, se nel transitorio il Porto perde la funzionalità e spazi di mercato, a quel punto l’offshore si rivelerebbe inutile, la classica cattedrale nel deserto. In altre parole, offshore e gestione dell’esistente simul stabunt, simul cadent.
E proprio questa circostanza, da più parti, non sempre viene colta. Anzi. Ci sono due approcci opposti e parimenti negativi che rispettivamente si disinteressano del futuro e del presente. Che sottendono i seguenti retropensieri:
- Il Porto offshore? Ci vorranno anni, forse non si farà mai. Meglio concentrarsi sull’oggi, sull’hic et nunc e se arriverà tanto meglio ma intanto ragioniamo come se non dovesse esistere né domani né mai;
- Il Porto offshore è la soluzione a cui puntare quindi limitiamo al minimo ogni intervento in laguna, anzi meglio non fare proprio nulla.
Il primo atteggiamento lo abbiamo già stigmatizzato (https://www.luminosigiorni.it/politica-3/offshore-marittima-waterfront-il-futuro-puo-attendere/) e rimproverato proprio al Presidente dell’Autorità Portuale. Che dovrebbe essere in prima fila a insistere sui tavoli romani perché si definisca una procedura chiara di realizzazione con tempi e finanziamenti certi (come è stato fatto per la diga foranea di Genova) visto che il citato DL 45/2021 ha lanciato solo il concorso di idee ma non affronta la questione della realizzazione e tanto meno del finanziamento.
Il secondo atteggiamento è fatto proprio – da sempre – da alcune posizioni riconducibili all’area dell’ambientalismo più conservazionista che fa discendere dalla riconosciuta ineludibilità dell’offshore la convinzione che qualsiasi intervento di alterazione della morfologia lagunare, anche a fronte di interventi funzionali alla mera manutenzione, sia da contestare. Da qui, non a caso, la strenua opposizione all’approvazione del Piano Morfologico della Laguna. Scelta che consideriamo incomprensibile e lesiva per lo stesso ambiente lagunare (https://www.luminosigiorni.it/cultura/stanno-uccidendo-il-porto/).
Ebbene, questa postura è fatta propria dal candidato Sindaco Martella. Questi, nel suo programma, dichiara (riporto letteralmente da pag. 44) che “non sono accettabili interventi che alterino l’equilibrio morfologico della laguna come quelli proposti di recente dal commissario delle crociere” (in realtà dall’Autorità Portuale, il cui Presidente è inter alia anche commissario alle crociere). Posizione in coerenza con quella di molti esponenti del mondo ambientalista radicale di cui sopra che trovano presenza massiccia nelle liste che sostengono il candidato Martella. Non a caso Martella stesso ha di recente ribadito in un incontro pubblico a S. Leonardo che questi “sono temi cruciali del nostro programma, frutto di un accordo politico chiaro e alto”. La sostanza, dunque, è che uno dei candidati con più possibilità di diventare Sindaco fa una scelta di campo precisa. Ovviamente legittima. Ma si sia consapevoli che tra gli interventi che alterano l’equilibrio morfologico della Laguna e proposti dal “commissario alle crociere” vi è la nuova isola Tresse 2 per il conferimento dei prodotti di scavo e il progetto di ripristino della batimetria del Canale dei Petroli e, insieme, la sua “sigillatura” tramite barene artificiali pensata proprio per isolare gli effetti del traffico e per impedire l’attuale fuoriuscita di preziosi sedimenti in mare. Parliamo non del discusso ripristino del Canale Vittorio Emanuele (su cui personalmente ritengo assai fondate le obiezioni) ma dei meri interventi necessari per mantenere l’operatività del Porto; non si tratta, in particolare per il secondo, di un “allargamento” bensì semplicemente del mantenimento della batimetria di progetto.
Credo che sia opportuno che chi ha molte probabilità di guidare la città chiarisca la sua posizione in modo netto. Non è sufficiente che, di fronte alla comunità portuale che protestava per le sue dichiarazioni, si barcameni con un “considero necessaria la manutenzione dei canali che consenta la funzionalità del porto nella fase di transizione senza che ciò produca effetti irreversibili”. Che intende dire, nel caso del Canale dei Petroli? Che è favorevole allo scavo ma non alla sigillatura? Paradossalmente proprio quello che è l’intervento di protezione ambientale? Altra posizione indecifrabile sull’isola delle Tresse 2 (già approvata alla VIA). È una nuova isola e quindi ovviamente modifica la morfologia della laguna. Di conseguenza, si dovrebbe collocare tra le opere che da programma sono inaccettabili. Ma alla comunità portuale si limita a un “vigileremo perché siano rispettate pienamente rispettate le prescrizioni e integrazioni indicate dalla Commissione VIA”. Che è una banale ovvietà (ça va sans dire che nella realizzazione si dovranno seguire tutte le prescrizioni, che Martella vigili o meno).
Ripeto: si chiede solo chiarezza.
Mi permetto una chiosa finale: quanto precede conferma un equivoco di fondo nella narrazione diffusa secondo cui la tutela della Laguna di Venezia coinciderebbe con il puro immobilismo. Un’idea debole già sul piano concettuale: è noto che la laguna è il risultato di secolari interventi umani — senza opere decisive, come la deviazione dei fiumi, oggi nemmeno esisterebbe — quindi non esiste alcuno “stato naturale” da preservare. L’articolo di Giupponi et al. aggiunge un ulteriore elemento: in futuro saranno necessarie azioni incisive e fortemente impattanti. Siamo intervenuti pesantemente in passato e dovremo farlo ancora di più in futuro. Ostinarsi in un immobilismo presente non ha senso, neppure alla luce della storia..
Immagine di copertina © Euronews



